PoC VS Community

Dispositivo PoC versus community

Si discute per ore di apparati, SIM e piattaforme. Quasi nessuno si accorge che la differenza vera la fa qualcos’altro

Chiunque si avvicini al mondo del PoC, prima o poi, attraversa la stessa fase. Si passano le serate a confrontare apparati, a leggere schede tecniche, a chiedersi se sia meglio un INRICO o un Hytera, una SIM multi-operatore o un abbonamento tradizionale, questa piattaforma o quell’altra. Nei gruppi e nei forum la domanda più ricorrente è sempre quella: “Quale dispositivo mi consigliate?”.

È una domanda legittima, e ci mancherebbe. Ma c’è un aspetto che in tutte queste discussioni resta sistematicamente fuori dal ragionamento. Non sottovalutato: proprio ignorato. Ed è quello che, alla fine dei conti, deciderà se un apparato PoC diventerà uno strumento che si userà ogni giorno o un oggetto che prenderà polvere in un cassetto.

Quell’aspetto … si chiama community.

Un campo vuoto

Immaginate di avere le scarpe da calcio migliori sul mercato, il pallone ufficiale, i guanti da portiere top. E immaginate di entrare in uno stadio perfetto, con l’erba appena tagliata e le linee fresche di vernice. Vuoto. Nessun compagno, nessun avversario, nessun arbitro. Potete fare il portiere, poi correre dall’altra parte a fare l’attaccante, poi tornare indietro a fare il difensore. Ma a cosa serve? A niente. Il calcio è un gioco di squadra, e senza la squadra l’attrezzatura migliore del mondo non trasforma nessuno in un calciatore. Con il PoC funziona esattamente allo stesso modo. Il dispositivo più evoluto, configurato alla perfezione, con la copertura migliore d’Italia, ma se ti trovi in un canale dove non c’è la community giusta, a cosa serve? Un mattone elegante, nulla di più.

La differenza nascosta

C’è poi un dettaglio tecnico che rende la questione ancora più evidente, e che vale la pena sottolineare proprio a chi viene dalla radio tradizionale. Nell’etere, l’ascolto è condiviso per natura. Si accende il ricevitore, si gira la manopola, e qualcuno prima o poi lo si incontra: un QSO sentito per caso, una chiamata generale, una voce sconosciuta che arriva da chissà dove. Lo spazio comune esiste a prescindere da chi lo frequenta, e la scoperta fa parte del gioco.

Nel PoC non è così. Non c’è una banda da esplorare, non c’è il fruscio da cui emerge una voce inattesa. Si sente soltanto chi si trova nello stesso gruppo, sulla stessa piattaforma, nello stesso canale. In altre parole, nel PoC lo spazio comune non esiste finché qualcuno non lo costruisce e non decide di abitarlo. La community, qui, non è un contorno piacevole: è letteralmente il mezzo di propagazione. Ecco perché, nel nostro mondo, chiedersi “quale apparato compro?” senza chiedersi “con chi parlerò?” significa fare la domanda giusta nell’ordine sbagliato.

Non è un lavoro in solitaria

Da qui discende una conseguenza che a molti sfugge. Una community non si improvvisa e non si compra insieme all’apparato. Non nasce da una locandina, né da un gruppo aperto una sera e dimenticato la mattina dopo. Per esempio, PoC Radio Italia, è il risultato di circa due anni di lavoro paziente, portato avanti a più mani: chi ha avviato il progetto, chi lo co-amministra, i moderatori e non solo … tutti color che ogni giorno ci mettono tempo ed equilibrio, senza dimenticare i tanti che, un passaparola dopo l’altro, hanno portato dentro altre persone. Nessuno di noi, da solo, avrebbe potuto costruire qualcosa del genere. Ed è proprio questo il punto: anche chi la tecnologia la conosce a fondo, se resta da solo, ha in mano soltanto un apparato.

E una community va anche custodita. Chi ha vissuto gli anni d’oro della CB ricorda bene il rovescio della medaglia: frequenze affollate, disturbi, maleducazione, quel caos che alla lunga ha allontanato tante persone per bene. Il nostro obiettivo, da sempre, è stato ritrovare lo spirito migliore di quella stagione lasciandone fuori il peggio. Un ambiente pulito, corretto, dove ci si rispetta e ci si sente a casa. Non è una cosa che succede da sola: richiede regole chiare, attenzione costante e la disponibilità di qualcuno a occuparsene.

Si arriva per curiosità, si resta per le persone

Chi approda in PoC Radio Italia, molto spesso, arriva per curiosità. È uno sperimentatore, vuole capire come funziona questo mondo, quali apparati usare, come configurarli, che cosa si può ottenere da una SIM ben scelta o da una piattaforma professionale. Ed è giusto così: la tecnologia è la porta d’ingresso, e ci teniamo a usare la migliore disponibile.

Ma chi resta, resta per un altro motivo. Resta perché ha trovato persone con cui parlare. Con cui condividere la passione principale, certo, quella per le telecomunicazioni e per il PoC. Ma anche tutto il resto: la giornata di lavoro appena finita, il viaggio in programma, l’orto, la moto, il camper, i figli, la pensione, la partita della domenica. Si comincia parlando di APN e di copertura, e senza accorgersene si finisce a raccontarsi la vita.

È così che nascono le amicizie. Ed è così che si spiega un dato che ci sorprende ancora oggi: radioamatori che avevano messo da parte la passione e l’hanno ritrovata, persone che si sono conosciute dietro un microfono e poi si sono incontrate di persona, utenti che non hanno mai sentito il bisogno di cambiare piattaforma, anche quando il mercato ne offriva di più economiche. Non perché l’apparato non fosse sostituibile … ma perché le persone della community sono speciali!

Il vero valore aggiunto

Arriviamo così al cuore della questione. Il dispositivo PoC è importante, ed è giusto sceglierlo con cura. Ma è un mezzo. Il valore aggiunto, quello che non si trova in nessuna scheda tecnica e non si compra in nessun negozio, è la community che c’è dall’altra parte del PTT. Lo dicevamo in un nostro articolo precedente: la radio, per come la si intende tradizionalmente, ha al centro l’apparato, mentre il PoC ha al centro le persone. Oggi possiamo fare un passo in più. Le persone, da sole, non bastano: servono persone che si ritrovano, si riconoscono, si danno appuntamento, si rispettano. Serve una squadra.

E allora, la prossima volta che vi troverete a discutere per ore su quale sia l’apparato migliore, fermatevi un momento e fatevi anche l’altra domanda. Quella che quasi nessuno fa.

Con chi giocherò la partita?

Se l’Italia entrasse in stato di guerra, i radioamatori verrebbero interdetti? E il PoC?

Non c’è nessuna norma che faccia scattare un divieto automatico per i radioamatori con lo stato di guerra. Però lo Stato avrebbe tutti gli strumenti per sospendere o limitare l’attività, e storicamente è quello che è sempre successo.

Cosa dice la normativa attuale. Il Codice delle comunicazioni elettroniche (D.Lgs. 259/2003, artt. 134–145) disciplina l’attività radioamatoriale come autorizzazione generale. Non contiene una clausola specifica sulla guerra. L’unico articolo sulle situazioni eccezionali va nella direzione opposta: l’art. 141 dice che l’Autorità competente può, in caso di pubblica calamità o per contingenze particolari di interesse pubblico, autorizzare le stazioni di radioamatore ad effettuare speciali collegamenti oltre i limiti stabiliti dall’articolo 134. Quindi la legge prevede l’impiego dei radioamatori nelle emergenze, non il loro divieto.

Perché comunque potrebbero essere fermati. Ci sono tre vie:

  • Art. 78 della Costituzione. Quando le Camere deliberano lo stato di guerra, conferiscono al Governo “i poteri necessari”. Un decreto potrebbe sospendere le autorizzazioni o limitarle, per esempio a sola ricezione, a certe bande o al divieto di cifratura e di collegamenti con l’estero.
  • Legge di guerra (R.D. 1415/1938). È formalmente ancora in vigore e dà ampi poteri all’autorità in tempo di guerra, compreso il controllo sulle comunicazioni.
  • Costituzione e Convenzione ITU. Gli Stati si riservano il diritto di interrompere le telecomunicazioni private ritenute pericolose per la sicurezza nazionale, e le installazioni militari hanno piena libertà d’uso dello spettro.

Il precedente storico. Nelle due guerre mondiali i radioamatori hanno sempre perso il diritto di trasmettere, anche nei Paesi democratici. Negli Stati Uniti, per esempio, durante la Seconda guerra mondiale ai radioamatori fu vietato trasmettere, ma erano incoraggiati ad ascoltare e potevano operare nel WERS (War Emergency Radio Service). Il motivo dichiarato era che le trasmissioni furono sospese per ridurre la possibilità che spie comunicassero via radio senza essere individuate. In Italia, sotto il fascismo, l’attività era già fortemente limitata prima del conflitto e riprese regolarmente solo nel dopoguerra.

Lo scenario realistico oggi. È probabile una sospensione generalizzata delle trasmissioni amatoriali, almeno nella fase iniziale. In parallelo, i radioamatori già inquadrati nella protezione civile (ARI-RE, associazioni convenzionate) potrebbero essere precettati o autorizzati a operare in reti di emergenza controllate, in modo simile al WERS americano. L’ascolto difficilmente verrebbe vietato in modo generalizzato, mentre il sequestro degli apparati è possibile ma meno probabile.

Si tratta di un’analisi generale e non di un parere legale: in concreto tutto dipenderebbe dai decreti emanati al momento.

Quindi, il sistema PoC potrebbe offrire maggiori possibilità di continuità nelle comunicazioni, considerando quanto Internet sia ormai vitale per la società e quanto sarebbe difficile rinunciarvi completamente, anche in scenari di crisi?

Sì, ma solo in parte: il PoC ha più probabilità di restare legalmente consentito, ma è più fragile tecnicamente. In pratica scambia un rischio con un altro.

Ucraina: radio vietata, rete mantenuta. L’Ucraina è il caso più chiaro. Con il decreto del 24 febbraio 2022 è stato vietato l’uso dei trasmettitori radioamatoriali per uso personale e collettivo. Internet invece è stato tenuto in piedi a tutti i costi, perché serviva a governo, economia e morale. Diverse applicazioni PoC sono diventate molto diffuse tra civili e volontari. Quindi la nostra intuizione potrebbe reggere: per un governo che si difende, la rete cellulare è infrastruttura vitale, mentre la radio amatoriale è “rumore” difficile da controllare.

Però la stessa legge ucraina sulla legge marziale prevede anche restrizioni sulla trasmissione di informazioni attraverso le reti informatiche. Lo Stato ha scelto di non usarle, ma poteva farlo.

Russia: il caso opposto. La Russia mostra che internet mobile si può spegnere eccome. Dal maggio 2025 il blocco dell’internet da cellulare è diventato diffuso e prolungato, e a novembre in media 57 regioni russe segnalavano interruzioni quotidiane; le autorità sostengono che servono a impedire ai droni ucraini di usare le reti mobili per la navigazione. In alcune regioni le restrizioni durano da oltre sei mesi. Durante i blocchi funziona solo una “lista bianca” di servizi approvati dal governo, come marketplace, consegne e taxi. Un’app PoC o un server estero non ci rientrerebbero.

Il motivo è proprio quello che riguarda anche tutti noi a prescindere dal servizio utilizzato: i droni usano le reti cellulari. In una guerra con attacchi di droni sul territorio italiano, il blackout del mobile dati in certe zone diventerebbe uno strumento plausibile anche per un Paese democratico.

Le debolezze tecniche del PoC:

  • Corrente. In Ucraina, con gli attacchi alla rete elettrica, molte celle sono rimaste giù dopo poche ore di batteria. La radio con una batteria e un pannello solare va avanti, ma se è vieta il problema non si risolve comunque.
  • Infrastruttura. Basta un ponte radio o una dorsale colpita e una zona intera resta isolata. Il simplex VHF/UHF non dipende da niente, ma anche in questo caso sé fosse vietato ci si ritroverebbe in un vicolo cieco.
  • Filtri mirati. Non serve spegnere internet: basta bloccare un’app o un IP, come la Russia ha fatto con le chiamate su WhatsApp e Telegram.
  • Tracciabilità. Ogni terminale PoC è un telefono agganciato a una cella, quindi localizzabile.

Tabella con scenari ragionevolmente plausibili:

RadioamatoriPoC
Rischio di divietoAlto (precedenti costanti)Basso-Medio
Resilienza fisicaAltaMedio
Dipendenza da terziNessunaOperatori, corrente, server

Per gli utenti di PoC Radio Italia la conclusione utile è che il PoC regge bene come rete nello “scenario normale” e nelle crisi leggere, ma non dovrebbe essere l’unico livello. Per aumentarne la resilienza si potrebbe tenere il server in Italia, su un’infrastruttura difficile da bloccare selettivamente, e prevedere un piano di ripiego su radio per esempio PMR446 le quali è ragionevole pensare difficilmente verrebbero vietate per i civili, oltre ai canali radioamatoriali se riautorizzati per l’emergenza.

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I numeri che contano!

Il mercato globale del PoC (Push-to-Talk over Cellular) valeva 5,9 miliardi di dollari nel 2025 e, secondo IMARC Group, raggiungerà 11,6 miliardi entro il 2034, con una crescita annua del 7,52%, trainata anche dalle esigenze di comunicazione multipiattaforma e di gestione delle emergenze. In pratica il mercato raddoppierebbe in circa nove anni!

Segnala attributo Statistiche chiave
Anno base2025
Previsioni Anni2026-2034
Anni storici2020-2025
Dimensioni del mercato nel 20255,9 miliardi di dollari
Previsioni di mercato per il 203411,6 miliardi di dollari
Tasso di crescita del mercato 2026-20347,52%

La tecnologia Push-to-talk over Cellular (PoC) consente la comunicazione vocale istantanea tramite reti cellulari. Permette agli utenti di connettersi rapidamente tra loro semplicemente premendo un pulsante sul proprio dispositivo mobile. Consente inoltre di stabilire canali di comunicazione uno a uno o uno a molti, risultando estremamente efficiente per la comunicazione di gruppo. Elimina la necessità di radio separate o apparecchiature specializzate, poiché funziona partendo da un semplice smartphone standard fino all’utilizzo di dispositivi evoluti come le PoC Radio. Sfrutta l’infrastruttura cellulare esistente, rappresentando quindi una soluzione economicamente vantaggiosa per le organizzazioni.

La crescente adozione di modelli di lavoro a distanza nelle piccole e medie imprese (PMI) sta catalizzando l’adozione di PoC per garantire che rimangano connesse e collaborino efficacemente, indipendentemente dalla loro posizione geografica. Inoltre, la crescente preoccupazione per le emergenze e i disastri sta spingendo l’utilizzo del PoC nei settori della gestione delle emergenze e della sicurezza pubblica, in quanto fornisce comunicazioni affidabili e immediate durante le crisi. A ciò si aggiunge la crescente necessità di compatibilità multipiattaforma, che spesso funziona senza problemi su diversi dispositivi e sistemi operativi. Oltre a questo, la crescente domanda di interoperabilità dei sistemi PoC con i sistemi radio tradizionali, che consente una transizione agevole per le organizzazioni, sta rafforzando la crescita del mercato. Infine, la crescente capacità di personalizzare i sistemi PoC in base alle esigenze specifiche di ciascun settore sta ulteriormente sostenendo la crescita del mercato.

Tendenze/Fattori trainanti del mercato Push-to-Talk su telefonia mobile

Migliorare l’efficienza della comunicazione

La tecnologia PoC sta guadagnando terreno grazie alla sua capacità di migliorare l’efficienza delle comunicazioni. I sistemi tradizionali basati su radiofrequenza spesso presentano limitazioni di copertura, mentre il PoC sfrutta le reti cellulari, che offrono una portata più ampia e affidabile. Ciò significa che le organizzazioni possono comunicare senza interruzioni su vaste aree geografiche, garantendo che team sul campo, soccorritori e aziende possano rimanere connessi ovunque si trovino. Inoltre, il PoC offre funzionalità come chiamate di gruppo e messaggistica vocale istantanea, che lo rendono uno strumento efficace per la collaborazione e il processo decisionale in tempo reale. Poiché le aziende danno priorità all’efficienza e ai tempi di risposta rapidi, il PoC si afferma come una soluzione chiave per semplificare i processi di comunicazione.

Crescente attenzione alla sicurezza e alla privacy

La tecnologia PoC offre funzionalità avanzate di sicurezza e privacy, fondamentali per diversi settori. Le soluzioni PoC spesso utilizzano protocolli di crittografia avanzati, garantendo così la riservatezza delle informazioni sensibili condivise in rete. Settori come le forze dell’ordine, la sanità e la finanza si affidano al PoC per comunicazioni sicure, dove le violazioni dei dati possono avere gravi conseguenze. Inoltre, il PoC consente agli amministratori di avere un maggiore controllo sull’accesso degli utenti, permettendo di limitare le comunicazioni al solo personale autorizzato. Le maggiori misure di sicurezza associate al PoC lo rendono la scelta ideale per le organizzazioni che danno priorità alla protezione dei dati e alla conformità in materia di privacy.

Scalabilità e flessibilità crescenti

Scalabilità e flessibilità sono i fattori trainanti della crescente domanda di integrazione al PoC. Con la crescita e l’evoluzione delle aziende, cambiano anche le loro esigenze di comunicazione. I sistemi PoC sono altamente scalabili, il che consente alle organizzazioni di aggiungere o rimuovere facilmente utenti senza dover apportare modifiche significative all’infrastruttura. Questa flessibilità è particolarmente vantaggiosa per i settori con variazioni stagionali della forza lavoro o per quelli in rapida espansione. Inoltre, il PoC può essere personalizzato per soddisfare specifiche esigenze operative. Che si tratti di configurare diversi gruppi di utenti, impostare il geofencing per la comunicazione basata sulla posizione o integrarsi con hardware specializzato, il PoC offre l’adattabilità necessaria per rispondere a diversi scenari aziendali. Questa versatilità garantisce che il PoC rimanga una soluzione a prova di futuro per le organizzazioni che desiderano mantenere agilità nelle proprie strategie di comunicazione.

Ovunque con 3G, 4G, 5G Wi-Fi

Il rapporto IMARC ha fornito una ripartizione e un’analisi dettagliata del mercato in base al tipo di connettività. Ciò include 3G, 4G, 5G Wi-Fi e altri. Secondo il rapporto, il 3G ha rappresentato il segmento più ampio fino ad ora. Partendo dal 3G, per alcune nazioni, il PoC offre ancora una copertura di rete cellulare affidabile, che la rende adatta ad aree esterne e remote dove altri standard non sono attualmente disponibili. Garantisce che gli utenti possano comunicare senza interruzioni in diversi ambienti, inclusi cantieri edili, aree rurali o durante operazioni sul campo. Altre nazioni invece si caratterizzano per un uso esclusivo del 4G, 5G.

Le soluzioni PoC basate su Wi-Fi si affidano alle connessioni di rete wireless locali, come quelle presenti in uffici, abitazioni o hotspot Wi-Fi pubblici. Ciò consente una trasmissione dati ad alta velocità ed è economicamente vantaggioso per le organizzazioni che dispongono già di un’infrastruttura Wi-Fi. Le soluzioni PoC basate su Wi-Fi offrono un’eccellente qualità audio e una bassa latenza, caratteristiche che le rendono ideali per ambienti interni o situazioni in cui è fondamentale disporre di un’elevata larghezza di banda.

Suddivisione per componente:

  • Attrezzatura
  • Software
  • Servizi
     

Le attrezzature detengono la quota maggiore del mercato

Il report fornisce anche una ripartizione e un’analisi dettagliata del mercato in base ai componenti, ovvero apparecchiature, software e servizi. Secondo il report, le apparecchiature rappresentano la quota di mercato maggiore. La componente apparecchiatura di un sistema PoC comprende i dispositivi fisici utilizzati per la comunicazione. In genere si tratta di smartphone, dispositivi PoC dedicati o dispositivi ibridi portatili rugged dotati di funzionalità PoC. Questi dispositivi sono essenziali per consentire agli utenti di comunicare tramite PoC. Sono progettati per essere intuitivi, con un pulsante push-to-talk ben visibile che permette agli utenti di avviare conversazioni istantaneamente. Le apparecchiature devono inoltre essere resistenti, soprattutto in settori come l’edilizia o la pubblica sicurezza, dove i dispositivi possono essere soggetti a condizioni difficili. Infine, le apparecchiature devono essere compatibili con il software PoC scelto per garantire l’interoperabilità e un’esperienza utente fluida.

Suddivisione per applicazione

  • Sicurezza pubblica e ordine pubblico
  • Costruzione
  • Energia e servizi pubblici
  • Trasporti e logistica
  • Produzione
  • Governo e Difesa
  • Viaggi e ospitalità
  • Altri

La sicurezza pubblica e l’ordine pubblico detengono la quota maggiore del mercato

Il rapporto ha fornito una ripartizione e un’analisi dettagliata del mercato in base all’applicazione. Questa include sicurezza pubblica, edilizia, energia e servizi di pubblica utilità, trasporti e logistica, produzione, governo e difesa, viaggi e ospitalità e altri settori. Secondo il rapporto, la sicurezza pubblica ha rappresentato la quota di mercato maggiore. Il PoC è un elemento rivoluzionario per le agenzie di sicurezza pubblica come polizia, vigili del fuoco e servizi medici di emergenza. In situazioni critiche, una comunicazione rapida e affidabile è fondamentale. Il PoC consente la comunicazione vocale istantanea, permettendo ai soccorritori di coordinarsi efficacemente durante le emergenze. Gli agenti di polizia possono condividere informazioni in tempo reale su sospetti o incidenti, i vigili del fuoco possono pianificare la loro risposta e i paramedici possono fornire aggiornamenti sulle condizioni dei pazienti. Inoltre, i sistemi PoC spesso includono funzionalità come il tracciamento della posizione, che migliora la consapevolezza della situazione e aiuta i soccorritori a raggiungere più rapidamente il luogo dell’incidente. Questa tecnologia è preziosa durante le calamità, in quanto garantisce una comunicazione efficiente anche quando le reti tradizionali potrebbero essere sovraccaricate o apparentemente interrotte dal punto di vista dell’utente standard grazie ad un livello prioritario sulla rete TLC.

Suddivisione maggiori utilizzatori per regione:

  • Nord America
    • Stati Uniti
    • Canada
  • Asia-Pacifico
    • Cina
    • Giappone
    • India
    • Corea del Sud
    • Australia
    • Indonesia
    • Altri
  • Europa
    • Germania
    • Francia
    • Regno Unito
    • Italia
    • Spagna
    • Russia
    • Altri
  • America Latina
    • Brasile
    • Messico
    • Altri
  • Medio Oriente e Africa
     

Il Nord America mostra un netto predominio, detenendo la maggiore quota di mercato per la tecnologia push-to-talk su rete cellulare.

Il rapporto di ricerche di mercato ha inoltre fornito un’analisi completa di tutti i principali mercati regionali, tra cui Nord America (Stati Uniti e Canada); Asia Pacifico (Cina, Giappone, India, Corea del Sud, Australia, Indonesia e altri); Europa (Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna, Russia e altri); America Latina (Brasile, Messico e altri); e Medio Oriente e Africa. Secondo il rapporto, il Nord America detiene la quota di mercato maggiore.

L’aumento dei finanziamenti da parte di enti pubblici e privati ​​per il miglioramento dei canali di comunicazione per la sicurezza pubblica rappresenta uno dei fattori principali che guidano la domanda di tecnologia PoC nella regione nordamericana. Inoltre, la crescente attenzione alla sicurezza dei dipendenti sta favorendo la crescita del mercato nella regione. A ciò si aggiunge la crescente importanza attribuita alla pianificazione del ripristino in caso di disastro, che sta influenzando positivamente il mercato regionale.

Si prevede che la regione Asia-Pacifico registrerà una crescita stabile, grazie ai significativi miglioramenti nel settore delle telecomunicazioni, alle intense attività di ricerca e sviluppo (R&S), all’integrazione di tecnologie avanzate, ecc.

Panorama competitivo

Le aziende leader stanno integrando un sistema di posizionamento globale (GPS) e servizi di localizzazione che consentono il tracciamento in tempo reale della posizione dei dispositivi PoC, migliorando la consapevolezza della situazione e riducendo i tempi di risposta, soprattutto nelle applicazioni per la sicurezza pubblica e i trasporti. Stanno inoltre lanciando sistemi PoC avanzati che supportano la condivisione multimediale, consentendo agli utenti di inviare immagini, video e documenti oltre ai messaggi vocali. Questa funzionalità è preziosa per la condivisione di informazioni visive critiche durante le emergenze o per il lavoro collaborativo in settori come l’edilizia. Inoltre, i principali attori del settore stanno integrando servizi cloud, che facilitano la gestione centralizzata, l’archiviazione dei dati e l’accesso ai registri delle comunicazioni, migliorando la scalabilità, il backup dei dati e la gestione remota dei dispositivi.

Il rapporto di ricerche di mercato ha fornito un’analisi completa del panorama competitivo. Sono stati inoltre forniti profili dettagliati di tutte le principali aziende. Alcuni dei principali operatori del mercato includono:

  • AT&T Inc
  • Azetti Networks
  • Bell Canada
  • KYOCERA Corporation
  • Mobile Tornado (Intechnology plc)
  • Motorola Solutions Inc
  • Qualcomm Technologies Inc
  • Simoco Wireless Solutions (Team Telecom Group Limited)
  • Sonim Technologies Inc
  • Verizon Communications Inc
     

(Si prega di notare che questo è solo un elenco parziale dei principali attori; l’elenco completo è disponibile nel rapporto.)

Sviluppi recenti:

  • Nel 2020, Motorola Solutions Inc. ha stretto una partnership con Telia per fornire una soluzione push-to-talk mission-critical (MCPTT) di terza generazione basata sul progetto di partenariato 3GPP (3GPP) nell’ambito di questo accordo.
  • Nel 2022, Sonim Technologies Inc. ha annunciato il lancio dell’XP5plus sulla rete AT&T per offrire il meglio delle funzionalità cellulari e radio per aziende e dipendenti che lavorano in condizioni estreme.
  • Nel 2023, Qualcomm Technologies Inc., sussidiaria di Qualcomm Incorporated, ha acquisito Autotalks per espandere la gamma di prodotti Snapdragon Digital Chassis.

Ambito del rapporto sul mercato Push-to-Talk Over Cellular

Funzionalità del reportDettagli
Anno base dell’analisi2025
Periodo storico2020-2025
Periodo di previsione2026-2034
UnitàMiliardi di dollari
Ambito del rapportoAnalisi delle tendenze storiche e delle prospettive di mercato, dei fattori trainanti e delle sfide del settore, e valutazione del mercato per segmento, sia storica che futura. Tipo di connettività – Componente – Applicazione – Regione
Tipi di connettività supportati3G, 4G, 5G Wi-Fi, Altro
Componenti trattatiApparecchiature, software, servizi
Applicazioni coperteSicurezza pubblica, edilizia, energia e servizi di pubblica utilità, trasporti e logistica, industria manifatturiera, governo e difesa, viaggi e ospitalità, altri
Regioni coperteAsia Pacifico, Europa, Nord America, America Latina, Medio Oriente e Africa
Paesi copertiStati Uniti, Canada, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna, Russia, Cina, Giappone, India, Corea del Sud, Australia, Indonesia, Brasile, Messico
Aziende trattateAT&T Inc., Azetti Networks, Bell Canada, KYOCERA Corporation, Mobile Tornado (Intechnology plc), Motorola Solutions Inc., Qualcomm Technologies Inc., Simoco Wireless Solutions (Team Telecom Group Limited), Sonim Technologies Inc., Verizon Communications Inc., ecc.

Come si evince dai dati sopraindicati, la direzione e lo sviluppo della tecnologia PoC è chiaro e delineato. I radioamatori si contraddistingueranno anche in questo campo. Non solo come, storicamente, abili nel garantire le comunicazioni in modo tradizionale e offline da internet ma anche nel cogliere questa nuova opportunità e dimostrare che siamo all’altezza di gestire e fare dialogare qualsiasi sistema ci venga dato in mano. Anche questo rientra negli obiettivi di PoC Radio Italia … e se il 90% degli amici della community è composto da radioamatori dimostra che di certo non ci tiriamo mai indietro davanti a qualsiasi sfida tecnologica ci venga posta inanzi!!!

“Il PoC non è fare radio”. Ed è vero!

Prima di tutto conviene capire cosa c’è davvero dietro queste parole. E a guardarle da vicino, chi le pronuncia ha ragione!

Prima o poi capita a tutti. Si racconta a un amico, a un collega, a un vecchio compagno di frequenze di aver scoperto il PoC, e la risposta arriva secca, con quel mezzo sorriso di chi la sa lunga: “Sì, va bene, ma quello non è fare radio”.

La tentazione, di solito, è quella di ribattere. Di difendersi, di elencare apparati, protocolli, ponti, gateway. Questa volta proveremo a fare l’esatto contrario: vedere cosa c’è dentro queste parole. Perché per dire con cognizione di causa che cosa non è fare radio, bisogna prima avere ben chiaro che cosa lo è.

Chi scrive rappresenta PoC Radio Italia, una community composta per la maggioranza da radioamatori. Gente che la radio, quella vera, l’ha fatta e continua a farla. E proprio per questo non ha alcuna paura di guardare la questione in faccia.

Chi fa radio, davvero

Tre sono le categorie che rientrano a pieno titolo nella definizione di “fare radio”: i radioamatori, i CB e gli utenti PMR446. Mondi diversi, con storie e regole diverse, ma un tratto comune che vale la pena tenere a mente fin da subito.

I radioamatori

Da Guglielmo Marconi in poi, i radioamatori hanno avuto un ruolo di primo piano nell’evoluzione delle radiocomunicazioni. Curiosi, sperimentatori instancabili, si sono guadagnati un posto nella storia contemporanea soprattutto per il contributo offerto negli scenari d’emergenza, quando tutto il resto taceva.

La loro attività è disciplinata da norme precise, armonizzate a livello nazionale ed europeo. E diventare radioamatore è un percorso, non un acquisto. Bisogna affrontare la trafila burocratica per accedere all’esame, superare la prova ministeriale su normativa, tecnica e procedure operative, ottenere l’autorizzazione generale e infine il nominativo che consente di operare con una propria stazione. Poi arrivano gli apparati, spesso tutt’altro che economici, e il Log su cui annotare l’attività.

E poi, soprattutto, arrivano le antenne. È lì che la passione viene messa davvero alla prova. Il condominio che si oppone e, messo alle strette, pretende la certificazione di una ditta installatrice e una copertura assicurativa. La famiglia che non vede di buon occhio muri forati, cavi che corrono per casa e un angolo, quando non un’intera stanza, occupato da apparecchiature che raramente sono una sola. Ogni radioamatore conosce questa storia, e chi l’ha vissuta sa quanta determinazione serva per arrivare in fondo.

I CB

Anche la Banda Cittadina ha alle spalle una lunga tradizione, e anche i CB hanno dovuto affrontare in passato le loro battaglie normative. Il bagaglio tecnico di un CB, in genere, è più leggero di quello di un radioamatore, ma qualche base la condivide: tarare un’antenna con il rosmetro, per dire, non è cosa che si improvvisa.

Oggi la CB è di libero uso, senza più autorizzazioni da chiedere né contributi annuali da versare. Ma l’antenna resta un’antenna, con gli stessi problemi di sempre, aggravati da un clima che negli ultimi anni ha reso gli eventi meteo estremi tutt’altro che eccezionali e l’installazione a regola d’arte una necessità, non un vezzo.

C’è poi la natura stessa della banda. Si chiama cittadina non a caso: è un fatto di prossimità, e il raggio d’azione in città, al netto della propagazione, resta limitato. L’operare in mobile, che per anni è stato il cuore della CB, oggi è diventato una corsa a ostacoli: da un lato un codice della strada che guarda con severità a tutto ciò che occupa le mani alla guida, dall’altro automobili imbottite di sensori, airbag, sistemi di assistenza e cruscotti digitali che rendono complicato piazzare un’antenna, trovare posto all’apparato e far passare cavi e alimentazione.

Il risultato è sotto le orecchie di tutti: la banda è in gran parte silenziosa. Non mancano le iniziative, anche lodevoli, per ripopolarla a livello nazionale, ma il contesto sociale è cambiato a tal punto da rendere l’obiettivo, oggi, poco meno che utopico.

Il PMR446

È la categoria più giovane, e come ogni gioventù vive spesso sul filo delle regole. Con mezzo watt e un’antenna non modificabile, in città si va poco lontano. In montagna è tutta un’altra storia, e lì PMR446 dà il meglio di sé.

Per il resto è un grande far west. Attività commerciali e professionali che si sovrappongono ai bambini che giocano con le loro radioline, il traffico dei porti, degli stabilimenti balneari, le zone di caccia. E poi i “personaggi” di turno, con apparati veicolari non omologati per PMR446, antenne esterne e potenze di decine di watt, gateway pirata e ripetitori di ogni genere piazzati in posizioni strategiche per farsi sentire su zone vastissime.

Chi resta nella legalità, però, una sfida autentica la trova: quella dell’escursionista che, zaino in spalla, cerca con pochi milliwatt di collegare un corrispondente il più lontano possibile. Quando ci riesce, la soddisfazione è grande. Anche qui, dunque, esiste un modo di operare con un suo significato, per quanto la normativa lo confini a una prossimità estrema.

Cosa significa, allora, “fare radio”

Messe in fila le tre categorie, il quadro si chiarisce da sé. Quando qualcuno dice “non è fare radio”, in realtà sta indicando un perimetro preciso: quello di un’attività in cui per premere il PTT bisogna prima superare una serie di ostacoli normativi, tecnici, economici e perfino familiari. Un’attività che richiede motivazione, cultura tecnica e senso della storia. E che, in tutti e tre i casi, ruota attorno a un oggetto: l’apparato, la radio.

È una definizione legittima, e va rispettata. Ma una volta capita, ci dice anche dove sta il PoC rispetto a essa.

E il PoC?

Il Push-to-Talk over Cellular nasce, ormai da oltre vent’anni, per rispondere a esigenze professionali. E come internet, nato strumento per pochi e poi diventato fenomeno di massa, anche il PoC sembra seguire la stessa parabola, con l’ambizione di diventare una sorta di CB 2.0. Non è un caso, del resto, che l’Unione Europea abbia scelto proprio la versione professionale di questa tecnologia, il Mission Critical Push-To-Talk, per le comunicazioni dei soccorsi del prossimo decennio, come raccontavamo nel nostro precedente articolo.

Il gesto che caratterizza tutte e quattro le categorie è lo stesso di sempre: premi, parli, rilasci, ascolti … PTT … l’unica cosa in comune. Quello che cambia è tutto il resto. Le barriere che caratterizzano le tre categorie viste sopra, nel PoC, semplicemente non ci sono. Niente esami, niente antenne sul tetto, niente trattative con l’amministratore di condominio, niente pirateria di vario genere. Bastano uno smartphone, oppure un apparato PoC Radio dedicato per chi vuole di più, e una connessione dati. La copertura arriva ovunque arrivi la rete.

Anche in auto la musica cambia. Il PoC si integra con l’infotainment di molti veicoli e si usa in vivavoce, senza staccare le mani dal volante. In alternativa, con un apparato come l’INRICO S200 o l’Hytera P50 et simili, basta un PTT Bluetooth fissato al volante o vicino alla leva del cambio. Nessun foro sul tettuccio, nessun cavo da far correre sotto i rivestimenti. E soprattutto mani sul volante.

Chi usa il PoC

Dentro questo ecosistema convivono tre tipologie di utenti, molto diverse fra loro.

Ci sono i professionali: forze dell’ordine, flotte aziendali, vigili del fuoco, protezione civile, pubbliche assistenze, ecc… Per loro il PoC è uno strumento di lavoro, punto.

Ci sono gli amatoriali, quelli delle varie app tipo Zello o CB Talk: un pubblico che, per abitudini e modi, somiglia a un mix fra la vecchia CB e il PMR446.

E poi ci sono gli sperimentatori e divulgatori. Utenti tutt’altro che passivi, con una conoscenza profonda delle telecomunicazioni, che uniscono l’esperienza radioamatoriale alla padronanza degli standard più recenti. Usano piattaforme professionali, apparati PoC dedicati o ibridi, SIM multi-operatore capaci di agganciare la rete anche quando altri dispositivi restano a secco. Sanno configurare un APN in certi contesti per “riacchiappare” la rete, conoscono la mappa dei ripetitori cellulari e le tecnologie che ciascuno supporta. Prima di partire per un’escursione, sanno già dove ci sarà copertura e dove no.

È in quest’ultima categoria che si riconosce gran parte della nostra community. Ed è la prova che, anche fuori dal perimetro del “fare radio”, competenza e spirito sperimentale hanno ancora un ruolo da giocare.

Hanno ragione loro

Arriviamo così al punto. Il PoC non nasce per fare radio. Nasce per garantire la comunicazione, professionale o privata, in qualunque circostanza. Non è un hobby fine a se stesso: è uno strumento che toglie di mezzo tutto ciò che si frappone fra una persona e la voglia di parlare con qualcun altro premendo un tasto PTT indipendentemente da dove si trovi.

E in un tempo in cui ognuno tende a chiudersi un po’ di più nel proprio guscio, questo non è un dettaglio. Combatte l’isolamento, fa nascere amicizie, mette in contatto persone che altrimenti non si sarebbero mai incontrate. Mette al centro le persone, non la tecnologia e non l’apparato.

Ecco perché, la prossima volta che qualcuno vi dirà che “il PoC non è fare radio”, potrete rispondergli con un sorriso e dargli ragione. Perché “fare radio”, significa mettere al centro l’apparato … “la radio” … appunto. Il PoC invece mette al centro le persone. Non è un fine: è un mezzo, per permettere a chiunque di comunicare.

E chi la radio la ama davvero, a ben pensarci, non ha mai voluto altro.

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Bruxelles manda in pensione la banda stretta

C’è una notizia che è passata quasi in sordina fra gli appassionati di radio, e che invece meriterebbe di essere letta con la massima attenzione. Il 30 settembre 2026, a Bruxelles, la Commissione Europea ha presentato la proposta di regolamento che istituisce l’EU Critical Communication System, per gli amici EUCCS. Tradotto: un sistema unico con cui polizia, vigili del fuoco, servizi sanitari e protezione civile di tutta l’Unione potranno parlarsi in tempo reale, oltre i confini nazionali, con un solo apparato in mano.

Fin qui, si dirà, nulla di strano. Ogni tanto l’Europa si inventa un acronimo nuovo. Ma il cuore della proposta è un altro, ed è quello che dovrebbe far drizzare le orecchie a chiunque abbia mai premuto un PTT: gli Stati membri abbandoneranno progressivamente le reti radio a banda stretta, quelle su cui oggi viaggiano le comunicazioni dei soccorsi, per passare alla banda larga del 5G. Con i satelliti dell’Unione a fare da ruota di scorta.

Chi conosce PoC Radio Italia, non può fare a meno di notare una certa familiarità in tutto questo.

Il problema della frontiera

Partiamo dal motivo dichiarato. La vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen lo ha detto senza giri di parole: le reti nazionali d’emergenza funzionano bene, ma si fermano al confine. Quando una squadra italiana e una francese lavorano fianco a fianco dopo un’alluvione in una valle alpina, ognuna parla sulla propria rete, con i propri apparati, e far dialogare i due mondi diventa un’impresa.

Chi ha qualche anno di radio alle spalle sorride amaramente. È lo stesso problema di sempre: la radio tradizionale è, per sua natura, un fatto locale. Il segnale arriva fin dove arriva, l’infrastruttura copre fin dove è stata costruita, e oltre c’è il silenzio. Per superare quel limite servono ponti, collegamenti, accordi. Oppure serve una rete che, per come è fatta, non conosca confini.

Non solo voce

Le reti attuali dei soccorsi, il TETRA in testa, nacquero negli anni Novanta per trasportare la voce. E la voce la trasportano benissimo, con un’affidabilità che nessuno mette in discussione. Ma sul campo, oggi, serve molto di più: la foto del ponte crollato, il video ripreso dal drone, la posizione esatta di ogni squadra sulla mappa. Cose che in un canale a banda stretta semplicemente non ci stanno.

Il nuovo sistema promette proprio questo: dati, immagini, messaggi e geolocalizzazione su un unico dispositivo sicuro, con una corsia preferenziale garantita anche quando la rete mobile è intasata. Dove la rete manca del tutto, entreranno in gioco i satelliti della costellazione europea IRIS² e unità mobili da portare direttamente in zona di crisi. Il bacino d’utenza, secondo Bruxelles, supera i cinque milioni di operatori di primo intervento.

Quello che in pochi dicono

E qui arriviamo al punto che ci riguarda da vicino. Quello che l’Europa sta mettendo in piedi, al netto dei satelliti e delle crittografie militari, ha un nome tecnico preciso: si chiama Mission Critical Push-To-Talk, uno standard internazionale del mondo cellulare. In parole povere, è la versione professionale, blindata e con priorità garantita, di quello che noi chiamiamo PoC: la voce che viaggia sulla rete dati, con la pressione di un tasto.

Non lo diciamo per piantare una bandierina. Lo diciamo perché, da quando è nata, a PoC Radio Italia è stata rivolta un’accusa ricorrente: quella di non fare “vera radio”, di essersi venduta al telefonino, di aver tradito l’etere. Ebbene, la stessa tecnologia di fondo è quella su cui l’Unione Europea ha deciso di far viaggiare, entro il prossimo decennio, le comunicazioni di chi ci viene a tirare fuori da sotto le macerie. Forse sarebbe il caso di riconsiderare qualche giudizio frettoloso.

Ma attenzione all’entusiasmo

Detto questo, sarebbe disonesto fermarsi qui. Perché la proposta europea contiene anche una lezione che noi, per primi, dobbiamo tenere bene a mente.

Bruxelles non si fida ciecamente della rete. Accanto al 5G prevede i satelliti, le unità mobili dispiegabili, un centro di monitoraggio della sicurezza informatica, una dorsale in fibra dedicata. In altre parole: chi progetta comunicazioni per le emergenze sa benissimo che una rete cellulare, il giorno del disastro vero, può saturarsi o sparire. E costruisce un piano B, un piano C e un piano D.

C’è poi la questione dei tempi. Se Parlamento e Consiglio daranno il via libera, una prima dozzina di Paesi partirà nel 2030 e tutti saranno collegati entro il 2036. Date che presuppongono reti 5G standalone mature ovunque, perché senza quelle la famosa corsia preferenziale resta un’intenzione scritta sulla carta. E in Italia, ad oggi, nessuno sa ancora dire con certezza quale operatore se ne farà carico.

La radio non va in pensione

Ed è proprio qui che il cerchio si chiude, e che il radioamatore torna protagonista. Il PoC è uno strumento straordinario per tenere unite le persone, per far parlare un appassionato di Brescia con uno di Palermo come se fossero sullo stesso ripetitore, per riaccendere passioni sopite. Ma non è, e non pretende di essere, l’ultima risorsa quando tutto il resto è caduto. Quella, da sempre, è la radio vera: un apparato, una batteria, un’antenna e un operatore che sa cosa sta facendo.

Le due cose non si escludono. Si completano. È esattamente il ragionamento che sta facendo l’Europa: banda larga per la vita di tutti i giorni, alternative indipendenti per quando la rete non c’è. Nella nostra community, fatta per la grandissima parte di radioamatori, questo equilibrio lo pratichiamo ogni giorno senza bisogno di un regolamento comunitario. Ci si ritrova sulla piattaforma, ci si conosce, ci si confronta. E il giorno in cui servisse, quegli stessi operatori sanno dove mettere le mani sul proprio ricetrasmettitore.

Chi continua a vedere il PoC e la radio come due eserciti in guerra farebbe bene a leggersi con calma questa proposta. Dentro c’è scritto, nero su bianco, che il futuro delle comunicazioni non è la scelta fra l’una e l’altra. È saperle usare entrambe, ciascuna al suo posto.

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Taiwan rallenta volutamente la rete mobile a 256 kbps!

Quando la resilienza delle comunicazioni diventa un’esercitazione reale

Le esercitazioni militari non servono soltanto a verificare uomini, mezzi e procedure. In uno scenario moderno, devono mettere alla prova anche ciò che permette a una comunità di comunicare quando tutto il resto comincia a funzionare male. Taiwan lo ha fatto in modo particolarmente concreto. Durante le esercitazioni militari annuali Han Kuang, a Taipei e in altre sei città e località, la rete mobile è stata deliberatamente rallentata per circa trenta minuti fino a 256 kbps. Non si è trattato di un guasto e nemmeno di un attacco informatico. Il rallentamento è stato programmato e coordinato con gli operatori telefonici proprio per simulare una situazione di forte degradazione delle comunicazioni. La scelta è interessante soprattutto dal punto di vista della resilienza: non è stato simulato un blackout totale, ma una rete ancora utilizzabile, seppure estremamente limitata.

Non spegnere la rete, ma imparare a usarla quando funziona male

A 256 kbps molte delle attività alle quali siamo abituati diventano praticamente inutilizzabili. Videochiamate, streaming, applicazioni pesanti e numerosi servizi online smettono di essere realmente fruibili. Messaggi testuali e servizi essenziali, invece, possono continuare a funzionare. Ed è proprio questo il punto dell’esercitazione. In una situazione di emergenza non è necessariamente necessario che la rete sparisca completamente. Può essere sufficiente che la capacità disponibile si riduca drasticamente. Questo scenario è molto più interessante di un semplice “Internet non funziona”. Se la rete è completamente assente, sappiamo di dover utilizzare sistemi alternativi. Se invece la rete continua a funzionare, ma in condizioni degradate, bisogna capire quali servizi rimangono disponibili, quali diventano inutilizzabili e soprattutto come comunicare dando priorità alle informazioni realmente importanti. Taiwan ha quindi trasformato una limitazione tecnica in una prova pratica per la popolazione.

La comunicazione di emergenza non può dipendere da un’unica tecnologia

Per chi si occupa di comunicazioni radio e di resilienza, questa parte dell’esercitazione è particolarmente interessante. Siamo ormai abituati a considerare lo smartphone come uno strumento universale: telefonate, messaggi, navigazione, mappe, video, social network, pagamenti e servizi di emergenza passano dallo stesso dispositivo. Ma proprio questa concentrazione rappresenta una vulnerabilità. Quando la rete cellulare è congestionata, danneggiata o intenzionalmente degradata, non basta chiedersi se “il telefono prende”. Bisogna chiedersi cosa riesce ancora a fare. Un sistema di comunicazione realmente resiliente deve quindi prevedere più livelli: rete cellulare, Internet, collegamenti radio e, dove necessario, sistemi locali indipendenti dalle infrastrutture pubbliche. Ed è qui che il tema diventa direttamente interessante anche per il mondo POC.

POC e resilienza: il valore della rete non è soltanto nella connessione

Il POC viene spesso associato alla possibilità di comunicare attraverso una rete dati cellulare o Wi-Fi. Ma sarebbe riduttivo fermarsi a questo aspetto. Il vero vantaggio di una piattaforma POC è la capacità di organizzare la comunicazione, creare gruppi, distribuire gli utenti, gestire le priorità e mantenere un flusso informativo ordinato anche quando le condizioni operative cambiano. Naturalmente, se la rete dati non è disponibile, anche il POC basato su quella connettività non può fare miracoli. Ed è proprio questo che rende interessante l’esperimento taiwanese. La resilienza non significa avere una tecnologia “magica” che funziona sempre. Significa sapere in anticipo cosa succede quando una tecnologia comincia a funzionare male e avere un sistema organizzato per passare, quando necessario, a un altro livello di comunicazione. In questo senso il POC può essere considerato uno degli strumenti di una strategia più ampia, non necessariamente l’unico.

Il vero test è quello che succede quando la rete viene degradata

Taiwan ha fatto qualcosa che normalmente tendiamo a evitare: ha creato volontariamente un disservizio per vedere come reagisce il sistema. È un concetto fondamentale anche per le comunicazioni di emergenza. Possiamo avere apparati modernissimi, server ridondati, reti radio, applicazioni e procedure perfettamente documentate. Ma finché non mettiamo realmente alla prova il sistema, non sappiamo quale sarà il comportamento degli utenti. Ed è probabilmente questo l’aspetto più importante dell’esercitazione. Non basta verificare che una piattaforma POC trasmetta correttamente quando abbiamo una connessione dati perfetta. Bisognerebbe provare anche cosa accade con una rete congestionata, con una connessione instabile, con una banda fortemente ridotta o con la perdita temporanea della connettività. Sono condizioni molto più vicine a ciò che potrebbe accadere durante un’emergenza reale.

La lezione per chi utilizza il POC

L’esperimento taiwanese porta quindi a una conclusione semplice. Una comunicazione di emergenza non deve essere progettata pensando esclusivamente alla situazione ideale. Deve essere progettata pensando al momento in cui qualcosa comincia a non funzionare. In caso di terremoto, alluvione, incendio esteso, blackout, guasto infrastrutturale o situazione di crisi, la rete cellulare potrebbe non sparire immediatamente. Potrebbe semplicemente diventare lenta, congestionata o parzialmente disponibile. In quel momento diventa fondamentale ridurre il traffico inutile, privilegiare la voce e i messaggi essenziali, organizzare gli utenti in gruppi e utilizzare sistemi alternativi quando la rete principale non è più sufficiente. È una logica che conosciamo bene anche nel mondo radioamatoriale e della radio di emergenza. La tecnologia migliore non è necessariamente quella che offre le prestazioni più elevate in condizioni normali. È quella che mantiene una funzione utile quando le condizioni diventano difficili.

Il nostro commento

L’esercitazione di Taiwan contiene una lezione che va ben oltre lo scenario militare. Per la prima volta milioni di persone hanno sperimentato concretamente cosa significa avere una rete mobile ancora attiva, ma fortemente degradata. Ed è una situazione che potrebbe verificarsi anche senza una guerra. Un terremoto può danneggiare infrastrutture e alimentazione elettrica. Un evento meteorologico estremo può interrompere collegamenti e trasporti. Un guasto può provocare una congestione a cascata. Un’infrastruttura può semplicemente diventare indisponibile. La domanda, quindi, non dovrebbe essere soltanto “la nostra rete funziona?”. La domanda corretta è: “cosa siamo ancora in grado di fare quando la rete funziona male?”. Per POC Radio Italia questo è un tema centrale. La sperimentazione di Taiwan dimostra che la resilienza delle comunicazioni non si misura soltanto con la velocità massima raggiungibile da una rete, ma con la capacità di mantenere operative le comunicazioni essenziali quando quella velocità crolla. E soprattutto dimostra una cosa molto semplice: una procedura di emergenza che non è mai stata provata rimane soltanto una procedura scritta. Trenta minuti a 256 kbps, in questo senso, possono insegnare molto più di una simulazione perfettamente organizzata sulla carta.

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