POC RADIO ITALIA PASSA AL LIVELLO INDUSTRY: NUOVA INFRASTRUTTURA, NUOVI SERVIZI E NUOVE POSSIBILITÀ

Da alcune settimane, all’interno del canale MONITOR di PoC Radio Italia, circolavano indiscrezioni riguardo importanti novità in arrivo. Ora possiamo finalmente confermare tutto ufficialmente.

La nostra centrale operativa è passata al livello Industry!

Dietro questa definizione non si nasconde un semplice aggiornamento tecnico, ma un vero salto di categoria che coinvolge l’intera infrastruttura della piattaforma. Negli ultimi giorni il sistema è stato migrato su una nuova architettura cloud professionale, decisamente più potente, stabile e performante rispetto a quella utilizzata fino ad oggi.

Questo cambiamento permette a PoC Radio Italia & Prepping Cittadino di accedere a servizi avanzati riservati esclusivamente alle licenze Industry, soluzioni che richiedono standard molto elevati lato server, banda disponibile, continuità operativa e affidabilità generale dell’infrastruttura. Non si tratta semplicemente di “attivare nuove funzioni”, ma di sostenere un ecosistema tecnico professionale capace di garantire prestazioni superiori anche in condizioni operative intense.

Come staff abbiamo deciso di investire concretamente in questa direzione perché riteniamo che community come PoC Radio Italia & Prepping Cittadino debbano continuare a crescere mantenendo standard qualitativi sempre più elevati.

Va detto chiaramente che raggiungere questo livello, per una realtà indipendente come la nostra, non è stato affatto semplice. Dietro questo risultato c’è stato un lavoro enorme, spesso invisibile agli occhi della community, fatto di verifiche tecniche, configurazioni infrastrutturali, trattative e aspetti burocratici che hanno richiesto tempo, pazienza e competenze specifiche.

Un ringraziamento particolare va a Paolo (IU1MQU), che in queste settimane ha seguito personalmente gran parte del lavoro dietro le quinte, affrontando ogni fase con grande determinazione e attenzione ai dettagli. Il primo servizio Industry ufficialmente abilitato riguarda il flusso video in tempo reale.

Chi utilizzerà una licenza Industry potrà infatti accedere anche alle videochiamate real time direttamente integrate nella piattaforma. I primi test effettuati hanno evidenziato un livello qualitativo davvero elevato, sia in termini di fluidità che di definizione e stabilità della comunicazione.

Parliamo di strumenti che fino a poco tempo fa risultavano difficilmente immaginabili all’interno di una community indipendente come la nostra.

Naturalmente tutto questo comporta investimenti importanti. L’upgrade dell’infrastruttura ha richiesto costi significativi, così come le stesse licenze Industry le quali appartengono a una fascia professionale decisamente superiore rispetto alle licenze tradizionali con relativo costo maggiore.

Anche sotto questo aspetto, però, è stato svolto un importante lavoro di mediazione che ha consentito di ottenere condizioni economiche molto più sostenibili rispetto ai normali listini previsti per questa categoria di servizi. Questo ha permesso di rendere accessibili tecnologie professionali avanzate senza arrivare a costi fuori scala per la community.

Un ulteriore elemento molto interessante riguarda le quattro licenze demo Industry che INRICO ha deciso di mettere a disposizione della nostra realtà per un periodo massimo di un mese, consentendoci di testare concretamente tutti i nuovi servizi attivati.

Per questa fase iniziale di collaudo operativo abbiamo scelto di coinvolgere alcune persone della community che possano collaborare attivamente insieme allo staff nelle prove sul campo. Gestire una piattaforma di questo livello richiede infatti supporto operativo reale e verifiche continue in condizioni di utilizzo quotidiano.

Le persone individuate per questa prima fase di test sono Carlo, Gianmario, Enzo, Giovanni e Corrado, che ringraziamo fin da subito per la disponibilità e per il contributo che offriranno nello sviluppo e nella verifica del sistema.

L’obiettivo non è semplicemente provare una nuova funzione, ma testare concretamente affidabilità, qualità audio e video, stabilità della rete, usabilità e comportamento generale della piattaforma durante l’utilizzo reale.

Siamo convinti che questa evoluzione rappresenti uno dei più importanti salti qualitativi mai affrontati dalle community PoC Radio Italia & Prepping Cittadino.

Questo passaggio dimostra anche un altro aspetto fondamentale: PoC Radio Italia & Prepping Cittadino continuano a svilupparsi all’interno di un ecosistema realmente professionale, costruito su logiche e infrastrutture profondamente diverse rispetto alle classiche piattaforme consumer.

Applicazioni come Zello e servizi simili possono certamente risultare utili nell’utilizzo quotidiano, ma mostrano inevitabilmente limiti strutturali quando si parla di continuità operativa, affidabilità, gestione avanzata delle comunicazioni e servizi professionali evoluti.

Quello che stiamo costruendo punta invece verso una direzione completamente diversa: creare una piattaforma solida, resiliente e pronta ad affrontare esigenze operative sempre più complesse, mantenendo al centro la community e la qualità dell’esperienza comunicativa.

Un ringraziamento sincero va anche ai moderatori e a tutte le persone che collaboreranno nella fase di test delle nuove funzionalità. Il loro supporto sarà fondamentale per continuare a migliorare la piattaforma e verificarne ogni aspetto operativo direttamente sul campo.

Grazie davvero a tutti voi, da parte di Enrico e anche da parte del buon Paolo, per la fiducia e il sostegno che continuate a dimostrare ogni giorno nei confronti delle community PoC Radio Italia & Prepping Cittadino.

E, come molti avranno già intuito, questo è soltanto un altro passo di un percorso che continua ad evolversi costantemente.

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QUELLO CHE SI COSTRUISCE IN FAMIGLIA DEVE RIMANERE IN FAMIGLIA

Per anni abbiamo pensato a internet come a qualcosa di neutrale. Una rete aperta, infinita, sempre disponibile. Bastava una connessione e tutto sembrava garantito: comunicazioni, documenti, cloud, piattaforme, servizi, archivi. Oggi però qualcosa sta cambiando molto velocemente, e chi gestisce community, infrastrutture o progetti digitali seri inizia ad accorgersene.

L’intelligenza artificiale sta accelerando un processo che in realtà era già iniziato da tempo: la trasformazione della rete da spazio aperto a infrastruttura strategica controllata da pochi grandi attori. E questo cambia completamente le regole del gioco.

C’è un passaggio estremamente importante che molte persone stanno ancora sottovalutando: utilizzare una piattaforma non significa semplicemente usare uno strumento. Significa entrare dentro un ecosistema tecnologico costruito, controllato e regolato da qualcun altro. Chi controlla l’infrastruttura controlla i dati, le regole e persino la continuità del servizio.

Finché tutto funziona, il problema sembra invisibile. Esattamente come accadeva con la dipendenza energetica europea prima delle crisi geopolitiche degli ultimi anni. Il gas arrivava, i costi erano sostenibili, il sistema sembrava stabile. Poi improvvisamente ci si è resi conto che affidare un’infrastruttura strategica a soggetti esterni comporta un rischio enorme nel momento in cui il contesto cambia.

Nel digitale sta accadendo qualcosa di molto simile.

Sempre più aziende, community e perfino stati stanno costruendo la propria operatività quotidiana sopra servizi esterni: cloud, AI, sistemi di comunicazione, piattaforme social, strumenti di produttività, archivi online. Tutto funziona bene fino al giorno in cui cambiano le condizioni, i costi, le regole, le limitazioni oppure gli accessi.

Ed è qui che il tema diventa interessante anche per realtà come PoC Radio Italia e per tutte le community che vogliono costruire continuità reale nel tempo.

Perché il punto non è diventare “complottisti digitali”. Il punto è capire che la resilienza non riguarda più soltanto corrente elettrica, radio, reti o logistica. Oggi riguarda anche il controllo delle informazioni, delle comunicazioni e della memoria digitale.

Molte community stanno ancora vivendo internet come se fosse il web del 2010: aperto, stabile, facilmente accessibile, eterno. Ma la direzione sembra diversa. Sempre più contenuti vengono chiusi dietro login, app proprietarie, API a pagamento, sistemi anti-scraping e piattaforme centralizzate. Nel frattempo l’intelligenza artificiale sta diventando il nuovo filtro attraverso cui passeranno informazioni, conoscenza e processi decisionali.

E qui emerge un rischio enorme: diventare semplici utilizzatori passivi di strumenti che non controlliamo.

L’Italia rischia davvero di diventare “il paese dei prompt”: persone bravissime a interrogare sistemi creati da altri, ma incapaci di controllarne infrastruttura, modelli, archivi e continuità operativa. È una differenza gigantesca. Perché chi possiede il modello, i server e i dati accumula potere industriale e strategico. Gli altri consumano semplicemente il servizio.

Per questo iniziano ad avere senso concetti che fino a pochi anni fa sembravano roba da grandi multinazionali: server indipendenti, AI locali, knowledge base proprietarie, archivi offline, reti resilienti, sistemi decentralizzati e community capaci di mantenere continuità anche in condizioni degradate.

Ed è proprio qui che, come PoC Radio Italia, abbiamo deciso di muoverci in anticipo.

Come staff abbiamo intercettato alcune delle prime avvisaglie di questo cambiamento. Segnali ancora invisibili ai più, ma che secondo noi meritano attenzione seria. E invece di aspettare che il problema diventi evidente, abbiamo deciso di organizzarci adesso.

Negli ultimi mesi abbiamo investito tempo, risorse economiche e infrastrutture per costruire una base tecnologica indipendente, pensata per proteggere la continuità della community nel tempo. Non per paranoia. Non per moda. Ma perché la storia recente ci ha già dimostrato che ciò che sembra impossibile può diventare improvvisamente reale.

La crisi energetica europea ne è stata una dimostrazione concreta. Molti sistemi che sembravano eterni e stabili hanno mostrato fragilità enormi nel momento in cui il contesto geopolitico è cambiato. E oggi vediamo segnali simili anche nel mondo digitale.

Per questo motivo stiamo costruendo una nostra infrastruttura autonoma, con sistemi locali, archivi indipendenti e strumenti che riducano al minimo la dipendenza da fornitori esterni. Vogliamo evitare che un domani qualcuno possa decidere dall’esterno cosa possiamo usare, quanto possiamo usare o se possiamo continuare ad esistere digitalmente.

In altre parole: nessuno dovrà poter “spegnere l’interruttore” della community.

Quello che costruiamo insieme deve restare patrimonio della community stessa. Le conoscenze condivise, le esperienze, i contenuti, le reti di fiducia e il lavoro accumulato negli anni non devono dipendere dai capricci commerciali, politici o tecnici di piattaforme esterne.

Quello che si costruisce in famiglia deve rimanere in famiglia.

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CRITICAL COMMUNICATIONS WORLD 2026

Critical Communications World 2026 non è la solita vetrina espositiva costruita per impressionare con parole ad effetto e soluzioni fumose. È piuttosto il punto di raccolta di un settore che lavora dove la comunicazione non può cadere dove il ritardo non è tollerabile e dove l’affidabilità non è una funzione accessoria ma la prima condizione di esercizio. L’obiettivo dell’evento appare dunque chiaro riunire istituzioni operatori costruttori integratori e utenti professionali per mostrare come infrastrutture apparati reti e competenze possano concorrere a mantenere vivi quei sistemi che non devono fermarsi mai.

Il quadro operativo

Il contesto a cui questa manifestazione si rivolge è quello delle comunicazioni critiche vere quelle della sicurezza pubblica dei servizi di emergenza delle utility dei trasporti delle centrali operative e in generale di tutte le strutture nelle quali la voce il dato e il coordinamento devono restare disponibili anche quando il contorno diventa complicato. In questi ambienti non basta parlare serve farlo subito serve farlo bene e soprattutto serve poter contare su apparati e reti progettati con una mentalità operativa. Ecco perché una rassegna come CCW 2026 assume un valore particolare perché porta in primo piano non la tecnologia di moda ma quella che regge il lavoro sul campo.

Il senso della locandina

La locandina dell’evento dice molto più di quanto sembri a una prima occhiata. Il dispositivo raffigurato non è un oggetto generico messo lì per bellezza ma richiama con chiarezza il mondo INRICO e quindi l’universo dei terminali professionali PoC e ibridi nati per coniugare immediatezza operativa robustezza fisica e logica di comunicazione di gruppo. È un segnale importante perché quando un’organizzazione di questo livello sceglie di rappresentarsi attraverso un apparato di tale famiglia sta implicitamente riconoscendo che il baricentro del settore si sta spostando verso una convergenza matura tra radio tradizionale broadband applicazioni mission critical e intelligenza di sistema.

Il punto non è l’estetica del terminale. Il punto è il messaggio tecnico e culturale che esso porta con sé. La presenza di un dispositivo INRICO nella comunicazione visiva dell’evento suggerisce che il futuro delle comunicazioni in emergenza quelle serie tanto per intenderci non sarà costruito attorno a oggetti improvvisati o a piattaforme nate per altri scopi e adattate in corsa. Sarà invece affidato a terminali concepiti per lavorare dentro ecosistemi resilienti nei quali interoperabilità continuità di servizio gestione dei gruppi affidabilità del trasporto voce e integrazione con le reti esistenti diventano requisiti normali e non argomenti pubblicitari.

La direzione del futuro

Qui si comprende bene il valore della cultura PoC quando è affrontata con serietà. Per troppo tempo qualcuno ha pensato che Push to Talk over Cellular significasse semplicemente portare una chiamata vocale su rete dati e vestirla con un lessico professionale. In realtà la questione è molto più profonda. Il vero PoC non è una scorciatoia commerciale ma una disciplina tecnica e operativa che richiede apparati affidabili piattaforme ben progettate priorità chiare procedure corrette e soprattutto persone capaci di capire dove finisce il gadget e dove comincia il servizio.

Da questo punto di vista l’immagine scelta per CCW 2026 è quasi una dichiarazione d’intenti. Non basta più avere una radio che assomigli a una radio. Occorre disporre di strumenti che sappiano inserirsi in architetture complesse e realistiche nelle quali la voce convive con dati localizzazione allarmi supervisione e collegamenti distribuiti su più reti. È esattamente la direzione verso cui si stanno muovendo le comunicazioni d’emergenza più evolute e l’uso simbolico di un terminale INRICO nella locandina lo lascia intendere con grande chiarezza.

Il legame con PoC Radio Italia

In questo scenario il collegamento con PoC Radio Italia viene quasi spontaneo perché realtà di questo tipo hanno saputo leggere per tempo la traiettoria del settore e affiancarsi a essa senza pose e senza forzature. Quando una comunità tecnica cresce attorno a una tecnologia solida e resiliente non ha bisogno di inventarsi una credibilità di facciata. La costruisce nel lavoro quotidiano nella coerenza dei contenuti nella serietà con cui distingue ciò che funziona davvero da ciò che serve solo a fare rumore.

PoC Radio Italia ha interpretato in modo naturale questo modo di comunicare e di operare. Non inseguendo la spettacolarizzazione ma coltivando una visione concreta del PoC come strumento professionale come linguaggio comune tra operatori preparati e come terreno di incontro per persone che hanno spessore tecnico umano e responsabilità. È proprio qui che la cultura PoC seria quella vera fa la differenza perché attrae chi comprende il valore della disciplina della continuità del servizio del rispetto dei ruoli e della correttezza professionale. Allo stesso tempo tiene lontane quelle figure che non sono adatte a entrare in un ecosistema che non è soltanto tecnologico ma anche eticamente fondato e la quotidianità di PoC Radio Italia ne offre una dimostrazione concreta e leggibile ogni giorno.

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POC RADIO E TLC PERCHÉ IL RADIOAMATORE DI OGGI DEVE CAPIRE LA RETE

C’è un punto che il radioamatore moderno non può più rimandare. Oggi non basta conoscere l’antenna il ponte il ROS la propagazione o la buona tecnica di modulazione. Tutto questo resta fondamentale ma non esaurisce più il campo delle competenze necessarie. Il caso recente emerso a Toronto con l’uso di un falso apparato cellulare capace di attirare i terminali vicini e inviare messaggi fraudolenti dimostra in modo molto concreto che il mondo delle telecomunicazioni non è più separabile in compartimenti stagni tra radio da una parte e telefonia dall’altra.

In quella vicenda i criminali hanno sfruttato un sistema che imitava una stazione base cellulare inducendo i telefoni ad agganciarsi al segnale fasullo per poi recapitare SMS di phishing finalizzati al furto di credenziali in particolare finanziarie. La notizia è importante non solo per l’aspetto di cronaca ma perché mostra con chiarezza una verità tecnica che i radioamatori più attenti avevano già intuito da tempo e cioè che oggi chi comunica via radio o con terminali connessi deve capire anche come lavora l’infrastruttura TLC che sta sotto al servizio.

Per molti anni si è guardato al telefonino come a un oggetto distante dal mondo radioamatoriale quasi un elettrodomestico chiuso progettato per l’uso e non per lo studio. È stato un errore prospettico. Il telefonino è a tutti gli effetti un terminale radio estremamente evoluto inserito in una rete complessa fatta di celle protocolli autenticazione instradamento priorità di servizio sicurezza e gestione dinamica delle risorse. Quando un apparato del genere entra nel mondo POC radio smette di essere un semplice telefono travestito da ricetrasmettitore e diventa il punto di accesso a una nuova forma di comunicazione professionale e distribuita.

Qui sta il passaggio culturale più interessante. Il radioamatore di ieri cresceva imparando la tecnica dell’alta frequenza la costruzione dei circuiti la misura strumentale e il comportamento delle onde elettromagnetiche. Il radioamatore di oggi deve continuare a possedere quelle basi ma deve estendere il proprio sapere verso le reti IP la logica client server i servizi di autenticazione la qualità del collegamento la priorità del traffico la latenza la copertura cellulare la resilienza dell’infrastruttura e la sicurezza del terminale. Non è una deviazione dallo spirito radiantistico. È la sua naturale evoluzione.

Le POC radio si inseriscono esattamente in questo scenario. Chi le osserva superficialmente tende a dire che si tratta soltanto di smartphone con la forma di una radio. In realtà la questione è più seria e più interessante. Una POC radio è un terminale che usa una logica d’impiego tipica della radiocomunicazione immediata ma si appoggia a reti TLC moderne per ottenere copertura estesa flessibilità di instradamento gestione di gruppi e comunicazioni operative su scala molto più ampia rispetto a quella del classico collegamento locale. Il radioamatore che entra in questo mondo non abbandona la radio ma amplia il proprio orizzonte tecnico.

È un po’ quello che accadde in passato quando molti appassionati passarono dalla semplice attività in fonia allo studio dei ponti radio delle comunicazioni digitali dei packet network dei modi numerici e poi delle reti interconnesse. Ogni volta qualcuno disse che non era più vera radio. Ogni volta il tempo dimostrò il contrario. La radio cambiava linguaggio ma restava radio. Oggi succede la stessa cosa con il contesto POC. Cambiano i livelli di astrazione cambiano gli strati del sistema ma resta centrale la capacità di comprendere come si forma si trasporta si protegge e si rende affidabile una comunicazione.

L’esempio del falso ripetitore cellulare è istruttivo anche per un altro motivo. Se un apparato malevolo può spingere un terminale verso una connessione indesiderata significa che il livello radio di accesso alla rete non è un dettaglio trascurabile ma una parte viva del sistema da conoscere e valutare. L’articolo citato richiama inoltre il fatto che queste tecniche fanno leva sulle debolezze storiche del 2G e in alcuni casi puntano a forzare un downgrade dalle reti più moderne verso standard meno sicuri. Ecco allora che il radioamatore che usa POC radio deve sapere non solo come parlare ma anche su quale infrastruttura sta parlando con quali garanzie e con quali possibili vulnerabilità.

Dentro POC Radio Italia questo salto di qualità ha un valore particolare. Non si tratta semplicemente di adoperare un apparato nuovo ma di entrare in un ambiente dove la comunicazione va capita per intero. Apparato rete copertura profilo d’uso gruppi operativi sicurezza logica di servizio comportamento del terminale sono tutti elementi che chiedono studio osservazione e pratica. È proprio questo il punto forte del mondo POC radio. Non abbassa il livello tecnico del radioamatore ma lo costringe a salire di livello.

Chi ha davvero passione per le telecomunicazioni avverte subito questa differenza. Con una POC radio non si ragiona soltanto in termini di potenza frequenza e sensibilità del ricevitore. Si ragiona anche in termini di registrazione del terminale disponibilità del servizio priorità del traffico continuità di collegamento handover qualità percepita e dipendenza dalla rete dati. In altre parole si entra nel cuore delle TLC contemporanee. E un radioamatore che conosce questo mondo diventa tecnicamente più completo più consapevole e anche più utile nei contesti in cui la comunicazione deve funzionare davvero.

Non bisogna dunque avere nostalgia di una separazione netta tra radio classica e comunicazione di nuova generazione. Quella separazione non esiste più. Le tecnologie hanno ormai intrecciato RF rete dati software servizi cloud autenticazione e gestione centralizzata. Resistere a questa evidenza significa restare indietro. Accoglierla invece significa fare quello che il radioamatore ha sempre fatto nella sua storia e cioè studiare sperimentare capire prima degli altri.

Per questa ragione il mondo POC radio merita attenzione seria da parte di chi proviene dal radiantismo. Non come curiosità commerciale non come gadget non come scorciatoia ma come terreno di crescita tecnica. Oggi capire le TLC è importante quanto ieri capire una supereterodina un lineare o un sistema di antenne. Cambiano gli strumenti ma non cambia la sostanza. La sostanza è sempre la stessa e consiste nel dominare la comunicazione invece di subirla.

Il radioamatore del prossimo futuro sarà sempre meno definibile come semplice utilizzatore di apparati RF separati dal resto del sistema. Sarà piuttosto un operatore tecnico capace di muoversi con competenza tra terminali radio reti cellulari servizi IP protocolli digitali e criteri di sicurezza. In questo senso la POC radio rappresenta una scuola moderna. Una palestra tecnica. Un luogo in cui l’evoluzione non viene raccontata ma praticata ogni giorno.

Ed è proprio qui che POC Radio Italia assume un significato preciso. Diventa il contesto in cui il radioamatore può fare quel passo in avanti che l’epoca richiede. Non per rinnegare la propria tradizione ma per darle continuità nel presente. Perché chi ama davvero la radio non ama un oggetto fermo nel tempo. Ama la comunicazione in tutte le sue forme quando è tecnica quando è affidabile quando è studiata e quando apre la strada alle competenze di domani.

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CPE A 5 GHz E PONTI RADIO SU PARABOLA: MIKROTIK LDF 5, PREPPING CITTADINO E RETI LOCALI OFFLINE

Articolo per il portale PoC Radio Italia in collaborazione con Prepping Cittadino


Cosa sono i CPE e da dove vengono

Il termine CPE sta per Customer Premises Equipment, ovvero apparato installato presso l’utente finale per ricevere un segnale radio e distribuirlo in rete locale. Nati nei laboratori delle grandi compagnie di telecomunicazione negli anni Novanta, questi dispositivi erano inizialmente enormi scatole metalliche montate sui tetti degli edifici commerciali per ricevere ponti radio a microonde su licenza. Con l’arrivo del Wi-Fi 802.11 e la democratizzazione dello spettro radio libero intorno al 2000, i CPE si sono rimpiccioliti fino a diventare oggetti delle dimensioni di un palmo della mano. Il salto tecnologico decisivo è arrivato quando alcune aziende — MikroTik in testa — hanno iniziato a integrare in questi contenitori compatti non solo la radio, ma un vero e proprio router Linux con sistema operativo completo, aprendo la strada a scenari di utilizzo che i costruttori stessi non avevano immaginato fino in fondo.

Il MikroTik RBLDF-5nD: anatomia di un oggetto versatile

Il MikroTik RBLDF-5nD, commercializzato con il nome LDF 5 (Lite Dish Feed), è un CPE outdoor progettato per essere montato all’interno del fuoco primario di una normale parabola da ricezione satellitare. La sigla LDF indica esattamente questo: Lite Dish Feed, ovvero alimentatore leggero per parabola. Non è un access point tradizionale da appendere al muro, né un router da interno. È un componente che trasforma una vecchia parabola domestica — quelle da 60, 80 o anche 100 centimetri che si trovano ancora sui balconi di mezza Italia — in un’antenna direttiva ad altissimo guadagno per comunicazioni radio a 5 GHz.

Internamente monta un processore MIPS a 600 MHz, 64 MB di RAM, 16 MB di storage flash, un modulo radio 802.11n con chip AR9344 e una porta Ethernet 10/100 Mbps alimentata via PoE (Power over Ethernet), cioè corrente elettrica passante nel cavo di rete. L’antenna integrata è omnidirezionale settoriale a 60° con guadagno di 9 dBi e permette di operare da sola in configurazioni leggere. Montato su una parabola da 100 cm, il guadagno totale dell’antenna sale fino a 33 dBi, trasformando il modestissimo trasmettitore da 27 dBm in un sistema capace di colpire bersagli a decine di chilometri di distanza. Il sistema operativo è RouterOS di MikroTik, un Linux embedded con firewall, routing, QoS, VPN, bridge, VLAN e tutto ciò che serve per costruire reti complesse senza server aggiuntivi.

Come funziona in pratica

L’installazione base richiede tre componenti fisici: il modulo LDF 5, un cavo Ethernet schermato cat5e o superiore, e un iniettore PoE da 24 volt passivo. Il cavo scende dall’unità esterna fino al router di distribuzione interna e porta sia i dati che l’alimentazione elettrica . La configurazione avviene via browser sulla pagina WebFig o tramite il software WinBox di MikroTik, scaricabile gratuitamente. La prima operazione obbligatoria — prima ancora di toccare qualsiasi parametro radio — è aggiornare RouterOS alla versione 7.7 o superiore, l’attuale è la 7.22.1 stabile. Subito dopo, nel menu QuickSet, si imposta il paese su Italy: questa singola operazione applica in automatico tutti i limiti di potenza e i canali permessi dalla normativa italiana, disabilita le frequenze vietate e attiva il DFS .

Gli usi professionali di oggi

Nel mondo delle telecomunicazioni professionali, il CPE MikroTik LDF 5 è uno strumento di lavoro quotidiano per i WISP (Wireless Internet Service Provider), cioè quei piccoli operatori che portano Internet a banda larga nelle zone rurali usando ponti radio invece della fibra ottica. Un WISP monta una torre con un’antenna settoriale da un lato, e installa un LDF 5 puntato verso la torre sul tetto di ogni cliente. Il link trasporta fino a 60+ Mbps TCP in condizioni ottimali. La stessa tecnologia viene usata per videosorveglianza industriale a distanza, telecontrollo di impianti fotovoltaici in campagna, connessione di capannoni agricoli distanti dal caseggiato principale, e distribuzione di connettività nei cantieri edili temporanei. Sono applicazioni consolidate, installate a decine di migliaia in tutta Europa e in Italia da almeno quindici anni.

PoC Radio Italia e Prepping Cittadino: il contesto che cambia tutto

PoC Radio Italia è la prima community italiana indipendente interamente dedicata alle radio PoC — dispositivi che usano la rete cellulare per trasmettere voce in modalità push-to-talk, come walkie-talkie moderni che operano su IP. Nata il 5 giugno 2024, la community non vende nulla e non ha interesse commerciale: pubblica contenuti tecnici testati sul campo, guide operative e protocolli per situazioni di emergenza, con canali vocali sempre attivi .

Prepping Cittadino parte da un presupposto diverso ma complementare: la preparazione non è roba da bunker americani, ma è la risposta razionale e civica di famiglie urbane che vogliono gestire blackout, interruzioni idriche, evacuazioni e perdita di connettività. Il termine cittadino abbassa deliberatamente la barriera d’ingresso e porta il tema della resilienza urbana dentro la vita quotidiana delle persone normali. Questi due mondi si incontrano esattamente sul problema della comunicazione: quando cade la rete cellulare, quando internet non c’è, come si mantiene il contatto con il gruppo familiare, con il quartiere, con la rete di prossimità?

Il problema fondamentale della PoC in emergenza

Le radio PoC hanno un tallone d’Achille enorme e spesso sottovalutato: dipendono totalmente dalla rete cellulare e da internet. Se cade la rete dell’operatore, se la cella locale è sovraccarica o danneggiata, la PoC ammutolisce esattamente nel momento in cui serve di più. Questa non è una critica alla tecnologia PoC in sé — è semplicemente la sua natura fisica. La PoC è un servizio applicativo che viaggia su infrastruttura altrui, esattamente come WhatsApp o Telegram, e condivide con queste app gli stessi punti di vulnerabilità. Un prepper urbano che conta solo sulla PoC per le comunicazioni di emergenza sta costruendo la sua resilienza su una fondamenta che non controlla.

Qui entra in gioco il CPE a 5 GHz, e la prospettiva cambia radicalmente.

La rete locale offline: cosa cambia con un CPE a 5 GHz

L’idea è semplice ma potente. Un MikroTik LDF 5 non è solo uno strumento per “prendere internet da lontano”. È un router completo che può creare una rete IP privata locale completamente indipendente da qualsiasi infrastruttura pubblica, senza SIM card, senza operatori, senza internet. Su questa rete locale possono girare tutti i protocolli IP: voce VoIP, messaggistica, video, file sharing, cartografia offline. In un contesto di emergenza urbana, un gruppo di famiglie o un quartiere potrebbe costruire una propria infrastruttura di comunicazione autonoma usando due o tre di questi dispositivi come backbone radio.

Il concetto operativo è il seguente: si installa un LDF 5 su una parabola in posizione sopraelevata (terrazzo, campanile, torre dell’acqua, antenna condominiale) e lo si configura come access point di una rete IP locale. Gli altri nodi della rete — altri LDF 5 o semplici router con Wi-Fi a 5 GHz — si connettono a questo punto centrale formando una LAN wireless. Su questa LAN si fa girare un server voce open source o qualsiasi software PTT self-hosted. Le radio PoC dei partecipanti, se dual-mode o configurate su server locale, possono connettersi a questa rete privata invece che all’internet pubblico. Il sistema funziona anche completamente offline, senza nessuna connessione all’esterno.

Ponti Punto-Punto: le distanze reali

La domanda che ogni tecnico o prepper si fa è inevitabile: fino a dove arriva? Con l’antenna integrata da 9 dBi e senza parabola, in condizioni di visibilità ottica diretta tra i due punti, un link punto-punto tra due LDF 5 è stabile e performante fino a 3,5 chilometri. Basta questo per coprire la distanza tra due quartieri di una città media italiana, tra un capoluogo e la prima periferia, o tra due frazioni vicine in una zona collinare.

Montato su una parabola da 60 cm (guadagno tipico 22–25 dBi), il range pratico sale a 10–15 chilometri in condizioni di visibilità ottica pulita. Con una parabola da 90–100 cm (guadagno fino a 33 dBi), i 30 chilometri sono documentati e raggiungibili con throughput ancora utile di 20–30 Mbps. Questi numeri si riferiscono sempre a condizioni di Line of Sight (LoS) rigorosa, cioè visibilità ottica diretta senza ostacoli significativi nel percorso del segnale. In ambiente urbano denso, gli edifici assorbono e diffrangono il segnale a 5 GHz e le distanze si riducono drasticamente. La stima pratica per un ambiente urbano reale, con qualche ostruzione, è di 1,5–3 km con antenna integrata e 5–10 km con parabola.

Un collegamento Punto-Multipunto (PtMP) è ugualmente possibile: un LDF 5 in modalità access point con antenna integrata copre un settore di 60°, e tutti i dispositivi client all’interno di quel settore e a quella distanza possono associarsi e usare la rete. Con più LDF 5 orientati in direzioni diverse (0°, 90°, 180°, 270°) si può costruire una copertura omnidirezionale a 360° su una struttura centrale.

Illuminare zone senza copertura internet

Questo è forse lo scenario più concreto e meno esplorato. Esistono in Italia intere zone montane, valli alpine, borghi dell’Appennino e aree interne del Mezzogiorno dove la copertura cellulare è assente o instabile e la fibra non è mai arrivata. Un singolo LDF 5 montato su parabola in cima a un crinale, connesso a un router con connessione internet satellitare (Starlink, ad esempio), può ridistribuire la connettività a tutti i punti visibili nel raggio di 10–20 km. Per i comuni montani, per le frazioni isolate, per le aziende agricole in zone bianche, questa configurazione è economicamente accessibile — il costo di un LDF 5 è inferiore ai 40 euro — e tecnicamente robusta. Il dispositivo è classificato outdoor IP66, regge pioggia, neve, temperature da -40 a +70 gradi Celsius, ed è alimentabile da pannello fotovoltaico tramite iniettore PoE a 24V .

In un contesto di prepping avanzato, la stessa infrastruttura può funzionare in modalità ibrida: normalmente distribuisce internet via satellite agli utenti del gruppo; in caso di emergenza con perdita del satellite, commuta automaticamente in modalità rete locale privata mantenendo le comunicazioni voce e messaggistica interne al gruppo stesso.

Pro e contro: la valutazione onesta

I vantaggi sono concreti. Il costo è molto basso rispetto alle prestazioni offerte, la tecnologia è matura e documentata, RouterOS è uno degli ambienti di rete più potenti e flessibili esistenti, la comunità internazionale di supporto è enorme, il dispositivo è outdoor di serie e non richiede custodie aggiuntive. La possibilità di montarlo su una parabola di recupero abbatte ulteriormente i costi iniziali.

I limiti, però, non vanno minimizzati. La Line of Sight è il vincolo principale e invalicabile: a 5 GHz non si va intorno agli angoli, non si penetra negli edifici, non si passa attraverso le colline. In un ambiente urbano con palazzi di 5–8 piani, la copertura è intrinsecamente limitata e richiede un punto sopraelevato reale. La configurazione non è plug-and-play: RouterOS è potente ma non intuitivo per chi non ha un background di networking. Servono conoscenze di base su SSID, canali radio, indirizzi IP, DHCP, bridge e routing per costruire una rete funzionale. Un utente inesperto che agisce di fretta in emergenza può fare danni. Il secondo limite riguarda la banda 5 GHz e il DFS: il meccanismo Dynamic Frequency Selection può provocare pause di 60 secondi quando il sistema rileva un radar vicino e deve cambiare canale, una caratteristica scomoda in emergenza che può essere mitigata scegliendo con attenzione i canali operativi.

Normativa in Italia

La normativa italiana per i dispositivi 5 GHz outdoor segue le direttive ETSI recepite dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche (D.Lgs. 259/2003) e aggiornate con il D.Lgs. 70/2012. Le regole operative sono chiare. La banda 5150–5350 MHz è riservata esclusivamente all’uso indoor, con EIRP massimo di 200 mW. La banda 5470–5725 MHz è invece consentita anche all’esterno con EIRP massimo di 1 Watt (30 dBm), con DFS (Dynamic Frequency Selection) e TPC (Transmit Power Control) obbligatori. La banda 5725–5875 MHz ha limitazioni variabili, generalmente consentita con potenza ridotta.

Il punto critico per chi usa l’LDF 5 su parabola è l’EIRP totale: EIRP = Potenza TX + Guadagno Antenna. Se il dispositivo trasmette a 20 dBm e la parabola ha 30 dBi di guadagno, l’EIRP risultante è 50 dBm — abbondantemente fuori dalla norma. È obbligatorio ridurre la potenza di trasmissione in RouterOS per mantenere l’EIRP sotto 30 dBm nella banda 5470–5725 MHz. Il MikroTik, con l’impostazione country = Italy, gestisce automaticamente i limiti della potenza di trasmissione, ma il guadagno della parabola deve essere inserito manualmente nel campo “Antenna Gain” per una corretta gestione automatica. Per le reti private (uso proprio, nessun traffico per conto terzi), non è richiesta alcuna licenza o autorizzazione specifica, rientrando nel regime di libero uso. Se invece si vuole offrire connettività a terzi come servizio, si entra nel perimetro del Codice delle Comunicazioni e servono autorizzazioni specifiche.

Normativa in Europa e nel mondo

All’interno dell’Unione Europea, la Direttiva RED 2014/53/UE stabilisce i requisiti essenziali per gli apparati radio, e il dispositivo RBLDF-5nD è esplicitamente certificato CE per tutti i paesi dell’UE . I limiti di banda e potenza sono sostanzialmente armonizzati in tutta Europa attraverso le decisioni ECC/CEPT, quindi le regole italiane si applicano in modo analogo in Francia, Germania, Spagna e nei paesi nordici. Fuori dalla UE le cose cambiano. Negli USA la FCC permette potenze più elevate in alcune bande, ma impone restrizioni più severe in altre; la versione US del dispositivo è bloccata in fabbrica su frequenze diverse e non è intercambiabile con quella International. In Giappone e nei paesi del Medio Oriente esistono restrizioni aggiuntive alle frequenze superiori della banda 5 GHz che rendono necessario verificare paese per paese prima dell’installazione. La versione International del MikroTik LDF 5 — quella venduta in Europa — include nel firmware i profili normativi di oltre 70 paesi e li applica automaticamente all’impostazione del parametro “country” in RouterOS.

Potenzialità reali e limiti di scenario

Definire un orizzonte realistico è fondamentale per non cadere nell’entusiasmo tecnologico che porta a sopravvalutare uno strumento e poi abbandonarlo quando non soddisfa aspettative irrealistiche. Il MikroTik LDF 5 non è una soluzione standalone per le comunicazioni di emergenza urbana diffusa. Non copre un intero quartiere da solo, non passa attraverso i muri e non funziona senza un minimo di pianificazione e competenza tecnica. È invece uno strumento eccellente per collegare nodi fissi sopraelevati tra loro o verso un punto centrale di distribuzione.

Lo scenario più realistico e replicabile per una rete di Prepping Cittadino è quello a due o tre nodi fissi: un punto centrale in posizione dominante (tetto di un edificio alto, terrazza panoramica, collina) che fa da hub, e due o tre nodi periferici posizionati su altri edifici alti a 1–5 km di distanza. Su questa backbone radio viaggiano voce VoIP, messaggistica locale e coordinate operative. Ogni nodo periferico ridistribuisce poi con un normale router Wi-Fi interno ai piani inferiori. Con tre LDF 5, tre parabole di recupero, tre iniettori PoE e un piccolo server embedded come Raspberry Pi per girare i servizi voce, la spesa totale è inferiore ai 200 euro — una cifra accessibile anche per un gruppo familiare organizzato. Il sistema funziona indipendentemente da corrente elettrica se alimentato da batteria e pannello solare, indipendentemente dalla rete cellulare, indipendentemente da internet.

Dispositivo RBLDF-5nD certificato CE per uso in Italia, conforme alla Direttiva RED 2014/53/UE, con RouterOS aggiornato alla versione stabile v7.22.1 al momento della pubblicazione di questo articolo (aprile 2026).

PS: un grazie particolare a Roberto Allera, utente dei gruppi Telegram Prepping Cittadino & PoC Radio Italia, per avere segnalato il dispositivo … ispirandoci alla pubblicazione di questo articolo.

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POC RADIO ITALIA: Comunicazione Ufficiale

Genova, 07 aprile 2026

Oggetto: Ringraziamento per il conferimento dell’Attestato di Benemerenza

Egregio Presidente Simone Argentino,
Pubblica Assistenza Eurosoccorso ODV — Trapani

Riceviamo con profondo senso di responsabilità e con autentica commozione l’Attestato di Benemerenza che la Sua Organizzazione ha voluto conferire a POC Radio Italia in data odierna.

Un riconoscimento di questo tipo, proveniente da chi ogni giorno opera concretamente a tutela della vita umana, vale ben più di qualsiasi altra distinzione. La Pubblica Assistenza Eurosoccorso ODV rappresenta per noi un esempio tangibile di cosa significhi il volontariato vissuto con serietà, con cuore e con competenza. Per questa ragione, ricevere la Sua stima è per noi al tempo stesso un onore e un impegno.

Il compito di POC Radio Italia è garantire che la comunicazione non si interrompa mai, che ogni voce raggiunga la sua destinazione, che nessun operatore sul campo si trovi privo di un collegamento affidabile nei momenti in cui la tecnologia diventa strumento di salvezza. Essere stati utili a chi salva vite è la misura più alta del nostro operato.

L’attestato che ci viene consegnato non sarà per noi un punto di arrivo. Lo consideriamo, al contrario, un rinnovato mandato a proseguire con rigore e dedizione il lavoro che abbiamo avviato, rafforzando ulteriormente la collaborazione con la Sua Organizzazione e con tutte le realtà del coordinamento che condividono la stessa missione.

Porgiamo i nostri più sinceri ringraziamenti a Lei, a ogni volontario di Eurosoccorso e a chi ha sostenuto questa iniziativa. Siamo a disposizione per qualsiasi esigenza operativa futura, certi che la strada percorsa insieme abbia ancora molto da offrire a chi ne ha bisogno.

Con stima e riconoscenza,

La Community di POC Radio Italia

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