LICENZA INRICO – VERSIONE INDUSTRY

CategoriaOpzioneDescrizione
BaseModify ParameterPermette di modificare parametri tecnici e funzionali del dispositivo.
Intercom voiceTemporary Group CallCreazione rapida di gruppi vocali temporanei senza configurazione preventiva.
Intercom voicePredefined Group CallComunicazioni vocali verso gruppi permanenti già configurati nel sistema.
Intercom voiceGroup ScanningMonitoraggio contemporaneo di più gruppi vocali.
Intercom voiceSend Remote Monitoring (Dispatch)La centrale può aprire da remoto il microfono del terminale per ascolto ambientale.
Intercom voiceVoice telephoneAbilita chiamate vocali stile telefonico tramite rete dati/VoIP.
Intercom voiceLocal Voice RecordRegistrazione locale delle comunicazioni vocali sul terminale.
Intercom voiceReceive Remote MonitoringPermette al terminale di ricevere richieste di monitoraggio audio remoto.
Intercom voiceBroadcast CallTrasmissione vocale unidirezionale verso più terminali contemporaneamente.
Intercom voiceForce Monitoring GroupForza un terminale all’interno di un gruppo di monitoraggio specifico.
Intercom voiceGroup MutedSilenzia determinati gruppi mantenendoli configurati.
VideoVideo CallAbilita videochiamate tra terminali o con la centrale operativa.
VideoSend Remote Video Surveillance (Dispatch)La centrale può attivare da remoto la videocamera del terminale e ricevere video live.
VideoCheck Camera VideoVerifica e controllo del flusso video della videocamera.
VideoVideo Forward (Dispatch)Inoltro del flusso video verso altri utenti o postazioni operative.
VideoReceive Remote Video SurveillancePermette al terminale di ricevere richieste di sorveglianza video remota.
VideoReal time Video UploadingCaricamento continuo del flusso video in tempo reale verso la piattaforma.
TelephoneDial External PhoneConsente chiamate verso numeri telefonici esterni alla rete PoC.
LocationCheck Users LocationVisualizzazione della posizione GPS degli utenti autorizzati.
LocationReal-time location and Geo-fence (Dispatch)Monitoraggio GPS continuo con gestione geofence e notifiche automatiche.
LocationStart Real-time Location TrackingAvvia il tracciamento GPS continuo del terminale.
LocationGeo-fence Group (Dispatch)Applicazione di regole geofence a gruppi specifici di utenti.
AlarmSOS (Terminal)Pulsante SOS che invia allarme, posizione GPS e apertura comunicazione verso la centrale.
AlarmMan Down AlarmAllarme automatico uomo a terra basato su immobilità o inclinazione anomala.
AlarmStatic alarmAllarme generato quando il terminale rimane fermo troppo a lungo.
Industry functionPatrolGestione pattugliamenti, ronde, checkpoint e percorsi operativi.
Industry functionAssigne Jobs (Dispatch)La centrale può assegnare missioni, lavori o task agli operatori.
Industry functionAssigne Jobs (terminal)Il terminale può ricevere e gestire i job assegnati.
MessageMessage to group or userInvio messaggi testuali a utenti singoli o gruppi.
MessageSend Image to Dispatch (Terminal)Invio immagini dal terminale verso la centrale operativa.
MessageSend Video to Dispatch (Terminal)Invio video registrati o live verso il dispatch center.
MessageSend Message to Dispatch (Terminal)Invio messaggi testuali direttamente alla centrale operativa.
MessageEvent Uploading (Dispatch)Ricezione e gestione centralizzata di eventi, immagini, video e log operativi.
MessageEvent Uploading (terminal)Caricamento eventi operativi dal terminale verso la piattaforma centrale.
TIPOLOGIACOSTO
Annuale70,00 €
Quinquennale250,00€

QUELLO CHE SI COSTRUISCE IN FAMIGLIA DEVE RIMANERE IN FAMIGLIA

Per anni abbiamo pensato a internet come a qualcosa di neutrale. Una rete aperta, infinita, sempre disponibile. Bastava una connessione e tutto sembrava garantito: comunicazioni, documenti, cloud, piattaforme, servizi, archivi. Oggi però qualcosa sta cambiando molto velocemente, e chi gestisce community, infrastrutture o progetti digitali seri inizia ad accorgersene.

L’intelligenza artificiale sta accelerando un processo che in realtà era già iniziato da tempo: la trasformazione della rete da spazio aperto a infrastruttura strategica controllata da pochi grandi attori. E questo cambia completamente le regole del gioco.

C’è un passaggio estremamente importante che molte persone stanno ancora sottovalutando: utilizzare una piattaforma non significa semplicemente usare uno strumento. Significa entrare dentro un ecosistema tecnologico costruito, controllato e regolato da qualcun altro. Chi controlla l’infrastruttura controlla i dati, le regole e persino la continuità del servizio.

Finché tutto funziona, il problema sembra invisibile. Esattamente come accadeva con la dipendenza energetica europea prima delle crisi geopolitiche degli ultimi anni. Il gas arrivava, i costi erano sostenibili, il sistema sembrava stabile. Poi improvvisamente ci si è resi conto che affidare un’infrastruttura strategica a soggetti esterni comporta un rischio enorme nel momento in cui il contesto cambia.

Nel digitale sta accadendo qualcosa di molto simile.

Sempre più aziende, community e perfino stati stanno costruendo la propria operatività quotidiana sopra servizi esterni: cloud, AI, sistemi di comunicazione, piattaforme social, strumenti di produttività, archivi online. Tutto funziona bene fino al giorno in cui cambiano le condizioni, i costi, le regole, le limitazioni oppure gli accessi.

Ed è qui che il tema diventa interessante anche per realtà come PoC Radio Italia e per tutte le community che vogliono costruire continuità reale nel tempo.

Perché il punto non è diventare “complottisti digitali”. Il punto è capire che la resilienza non riguarda più soltanto corrente elettrica, radio, reti o logistica. Oggi riguarda anche il controllo delle informazioni, delle comunicazioni e della memoria digitale.

Molte community stanno ancora vivendo internet come se fosse il web del 2010: aperto, stabile, facilmente accessibile, eterno. Ma la direzione sembra diversa. Sempre più contenuti vengono chiusi dietro login, app proprietarie, API a pagamento, sistemi anti-scraping e piattaforme centralizzate. Nel frattempo l’intelligenza artificiale sta diventando il nuovo filtro attraverso cui passeranno informazioni, conoscenza e processi decisionali.

E qui emerge un rischio enorme: diventare semplici utilizzatori passivi di strumenti che non controlliamo.

L’Italia rischia davvero di diventare “il paese dei prompt”: persone bravissime a interrogare sistemi creati da altri, ma incapaci di controllarne infrastruttura, modelli, archivi e continuità operativa. È una differenza gigantesca. Perché chi possiede il modello, i server e i dati accumula potere industriale e strategico. Gli altri consumano semplicemente il servizio.

Per questo iniziano ad avere senso concetti che fino a pochi anni fa sembravano roba da grandi multinazionali: server indipendenti, AI locali, knowledge base proprietarie, archivi offline, reti resilienti, sistemi decentralizzati e community capaci di mantenere continuità anche in condizioni degradate.

Ed è proprio qui che, come PoC Radio Italia, abbiamo deciso di muoverci in anticipo.

Come staff abbiamo intercettato alcune delle prime avvisaglie di questo cambiamento. Segnali ancora invisibili ai più, ma che secondo noi meritano attenzione seria. E invece di aspettare che il problema diventi evidente, abbiamo deciso di organizzarci adesso.

Negli ultimi mesi abbiamo investito tempo, risorse economiche e infrastrutture per costruire una base tecnologica indipendente, pensata per proteggere la continuità della community nel tempo. Non per paranoia. Non per moda. Ma perché la storia recente ci ha già dimostrato che ciò che sembra impossibile può diventare improvvisamente reale.

La crisi energetica europea ne è stata una dimostrazione concreta. Molti sistemi che sembravano eterni e stabili hanno mostrato fragilità enormi nel momento in cui il contesto geopolitico è cambiato. E oggi vediamo segnali simili anche nel mondo digitale.

Per questo motivo stiamo costruendo una nostra infrastruttura autonoma, con sistemi locali, archivi indipendenti e strumenti che riducano al minimo la dipendenza da fornitori esterni. Vogliamo evitare che un domani qualcuno possa decidere dall’esterno cosa possiamo usare, quanto possiamo usare o se possiamo continuare ad esistere digitalmente.

In altre parole: nessuno dovrà poter “spegnere l’interruttore” della community.

Quello che costruiamo insieme deve restare patrimonio della community stessa. Le conoscenze condivise, le esperienze, i contenuti, le reti di fiducia e il lavoro accumulato negli anni non devono dipendere dai capricci commerciali, politici o tecnici di piattaforme esterne.

Quello che si costruisce in famiglia deve rimanere in famiglia.

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CRITICAL COMMUNICATIONS WORLD 2026

Critical Communications World 2026 non è la solita vetrina espositiva costruita per impressionare con parole ad effetto e soluzioni fumose. È piuttosto il punto di raccolta di un settore che lavora dove la comunicazione non può cadere dove il ritardo non è tollerabile e dove l’affidabilità non è una funzione accessoria ma la prima condizione di esercizio. L’obiettivo dell’evento appare dunque chiaro riunire istituzioni operatori costruttori integratori e utenti professionali per mostrare come infrastrutture apparati reti e competenze possano concorrere a mantenere vivi quei sistemi che non devono fermarsi mai.

Il quadro operativo

Il contesto a cui questa manifestazione si rivolge è quello delle comunicazioni critiche vere quelle della sicurezza pubblica dei servizi di emergenza delle utility dei trasporti delle centrali operative e in generale di tutte le strutture nelle quali la voce il dato e il coordinamento devono restare disponibili anche quando il contorno diventa complicato. In questi ambienti non basta parlare serve farlo subito serve farlo bene e soprattutto serve poter contare su apparati e reti progettati con una mentalità operativa. Ecco perché una rassegna come CCW 2026 assume un valore particolare perché porta in primo piano non la tecnologia di moda ma quella che regge il lavoro sul campo.

Il senso della locandina

La locandina dell’evento dice molto più di quanto sembri a una prima occhiata. Il dispositivo raffigurato non è un oggetto generico messo lì per bellezza ma richiama con chiarezza il mondo INRICO e quindi l’universo dei terminali professionali PoC e ibridi nati per coniugare immediatezza operativa robustezza fisica e logica di comunicazione di gruppo. È un segnale importante perché quando un’organizzazione di questo livello sceglie di rappresentarsi attraverso un apparato di tale famiglia sta implicitamente riconoscendo che il baricentro del settore si sta spostando verso una convergenza matura tra radio tradizionale broadband applicazioni mission critical e intelligenza di sistema.

Il punto non è l’estetica del terminale. Il punto è il messaggio tecnico e culturale che esso porta con sé. La presenza di un dispositivo INRICO nella comunicazione visiva dell’evento suggerisce che il futuro delle comunicazioni in emergenza quelle serie tanto per intenderci non sarà costruito attorno a oggetti improvvisati o a piattaforme nate per altri scopi e adattate in corsa. Sarà invece affidato a terminali concepiti per lavorare dentro ecosistemi resilienti nei quali interoperabilità continuità di servizio gestione dei gruppi affidabilità del trasporto voce e integrazione con le reti esistenti diventano requisiti normali e non argomenti pubblicitari.

La direzione del futuro

Qui si comprende bene il valore della cultura PoC quando è affrontata con serietà. Per troppo tempo qualcuno ha pensato che Push to Talk over Cellular significasse semplicemente portare una chiamata vocale su rete dati e vestirla con un lessico professionale. In realtà la questione è molto più profonda. Il vero PoC non è una scorciatoia commerciale ma una disciplina tecnica e operativa che richiede apparati affidabili piattaforme ben progettate priorità chiare procedure corrette e soprattutto persone capaci di capire dove finisce il gadget e dove comincia il servizio.

Da questo punto di vista l’immagine scelta per CCW 2026 è quasi una dichiarazione d’intenti. Non basta più avere una radio che assomigli a una radio. Occorre disporre di strumenti che sappiano inserirsi in architetture complesse e realistiche nelle quali la voce convive con dati localizzazione allarmi supervisione e collegamenti distribuiti su più reti. È esattamente la direzione verso cui si stanno muovendo le comunicazioni d’emergenza più evolute e l’uso simbolico di un terminale INRICO nella locandina lo lascia intendere con grande chiarezza.

Il legame con PoC Radio Italia

In questo scenario il collegamento con PoC Radio Italia viene quasi spontaneo perché realtà di questo tipo hanno saputo leggere per tempo la traiettoria del settore e affiancarsi a essa senza pose e senza forzature. Quando una comunità tecnica cresce attorno a una tecnologia solida e resiliente non ha bisogno di inventarsi una credibilità di facciata. La costruisce nel lavoro quotidiano nella coerenza dei contenuti nella serietà con cui distingue ciò che funziona davvero da ciò che serve solo a fare rumore.

PoC Radio Italia ha interpretato in modo naturale questo modo di comunicare e di operare. Non inseguendo la spettacolarizzazione ma coltivando una visione concreta del PoC come strumento professionale come linguaggio comune tra operatori preparati e come terreno di incontro per persone che hanno spessore tecnico umano e responsabilità. È proprio qui che la cultura PoC seria quella vera fa la differenza perché attrae chi comprende il valore della disciplina della continuità del servizio del rispetto dei ruoli e della correttezza professionale. Allo stesso tempo tiene lontane quelle figure che non sono adatte a entrare in un ecosistema che non è soltanto tecnologico ma anche eticamente fondato e la quotidianità di PoC Radio Italia ne offre una dimostrazione concreta e leggibile ogni giorno.

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POC RADIO E TLC PERCHÉ IL RADIOAMATORE DI OGGI DEVE CAPIRE LA RETE

C’è un punto che il radioamatore moderno non può più rimandare. Oggi non basta conoscere l’antenna il ponte il ROS la propagazione o la buona tecnica di modulazione. Tutto questo resta fondamentale ma non esaurisce più il campo delle competenze necessarie. Il caso recente emerso a Toronto con l’uso di un falso apparato cellulare capace di attirare i terminali vicini e inviare messaggi fraudolenti dimostra in modo molto concreto che il mondo delle telecomunicazioni non è più separabile in compartimenti stagni tra radio da una parte e telefonia dall’altra.

In quella vicenda i criminali hanno sfruttato un sistema che imitava una stazione base cellulare inducendo i telefoni ad agganciarsi al segnale fasullo per poi recapitare SMS di phishing finalizzati al furto di credenziali in particolare finanziarie. La notizia è importante non solo per l’aspetto di cronaca ma perché mostra con chiarezza una verità tecnica che i radioamatori più attenti avevano già intuito da tempo e cioè che oggi chi comunica via radio o con terminali connessi deve capire anche come lavora l’infrastruttura TLC che sta sotto al servizio.

Per molti anni si è guardato al telefonino come a un oggetto distante dal mondo radioamatoriale quasi un elettrodomestico chiuso progettato per l’uso e non per lo studio. È stato un errore prospettico. Il telefonino è a tutti gli effetti un terminale radio estremamente evoluto inserito in una rete complessa fatta di celle protocolli autenticazione instradamento priorità di servizio sicurezza e gestione dinamica delle risorse. Quando un apparato del genere entra nel mondo POC radio smette di essere un semplice telefono travestito da ricetrasmettitore e diventa il punto di accesso a una nuova forma di comunicazione professionale e distribuita.

Qui sta il passaggio culturale più interessante. Il radioamatore di ieri cresceva imparando la tecnica dell’alta frequenza la costruzione dei circuiti la misura strumentale e il comportamento delle onde elettromagnetiche. Il radioamatore di oggi deve continuare a possedere quelle basi ma deve estendere il proprio sapere verso le reti IP la logica client server i servizi di autenticazione la qualità del collegamento la priorità del traffico la latenza la copertura cellulare la resilienza dell’infrastruttura e la sicurezza del terminale. Non è una deviazione dallo spirito radiantistico. È la sua naturale evoluzione.

Le POC radio si inseriscono esattamente in questo scenario. Chi le osserva superficialmente tende a dire che si tratta soltanto di smartphone con la forma di una radio. In realtà la questione è più seria e più interessante. Una POC radio è un terminale che usa una logica d’impiego tipica della radiocomunicazione immediata ma si appoggia a reti TLC moderne per ottenere copertura estesa flessibilità di instradamento gestione di gruppi e comunicazioni operative su scala molto più ampia rispetto a quella del classico collegamento locale. Il radioamatore che entra in questo mondo non abbandona la radio ma amplia il proprio orizzonte tecnico.

È un po’ quello che accadde in passato quando molti appassionati passarono dalla semplice attività in fonia allo studio dei ponti radio delle comunicazioni digitali dei packet network dei modi numerici e poi delle reti interconnesse. Ogni volta qualcuno disse che non era più vera radio. Ogni volta il tempo dimostrò il contrario. La radio cambiava linguaggio ma restava radio. Oggi succede la stessa cosa con il contesto POC. Cambiano i livelli di astrazione cambiano gli strati del sistema ma resta centrale la capacità di comprendere come si forma si trasporta si protegge e si rende affidabile una comunicazione.

L’esempio del falso ripetitore cellulare è istruttivo anche per un altro motivo. Se un apparato malevolo può spingere un terminale verso una connessione indesiderata significa che il livello radio di accesso alla rete non è un dettaglio trascurabile ma una parte viva del sistema da conoscere e valutare. L’articolo citato richiama inoltre il fatto che queste tecniche fanno leva sulle debolezze storiche del 2G e in alcuni casi puntano a forzare un downgrade dalle reti più moderne verso standard meno sicuri. Ecco allora che il radioamatore che usa POC radio deve sapere non solo come parlare ma anche su quale infrastruttura sta parlando con quali garanzie e con quali possibili vulnerabilità.

Dentro POC Radio Italia questo salto di qualità ha un valore particolare. Non si tratta semplicemente di adoperare un apparato nuovo ma di entrare in un ambiente dove la comunicazione va capita per intero. Apparato rete copertura profilo d’uso gruppi operativi sicurezza logica di servizio comportamento del terminale sono tutti elementi che chiedono studio osservazione e pratica. È proprio questo il punto forte del mondo POC radio. Non abbassa il livello tecnico del radioamatore ma lo costringe a salire di livello.

Chi ha davvero passione per le telecomunicazioni avverte subito questa differenza. Con una POC radio non si ragiona soltanto in termini di potenza frequenza e sensibilità del ricevitore. Si ragiona anche in termini di registrazione del terminale disponibilità del servizio priorità del traffico continuità di collegamento handover qualità percepita e dipendenza dalla rete dati. In altre parole si entra nel cuore delle TLC contemporanee. E un radioamatore che conosce questo mondo diventa tecnicamente più completo più consapevole e anche più utile nei contesti in cui la comunicazione deve funzionare davvero.

Non bisogna dunque avere nostalgia di una separazione netta tra radio classica e comunicazione di nuova generazione. Quella separazione non esiste più. Le tecnologie hanno ormai intrecciato RF rete dati software servizi cloud autenticazione e gestione centralizzata. Resistere a questa evidenza significa restare indietro. Accoglierla invece significa fare quello che il radioamatore ha sempre fatto nella sua storia e cioè studiare sperimentare capire prima degli altri.

Per questa ragione il mondo POC radio merita attenzione seria da parte di chi proviene dal radiantismo. Non come curiosità commerciale non come gadget non come scorciatoia ma come terreno di crescita tecnica. Oggi capire le TLC è importante quanto ieri capire una supereterodina un lineare o un sistema di antenne. Cambiano gli strumenti ma non cambia la sostanza. La sostanza è sempre la stessa e consiste nel dominare la comunicazione invece di subirla.

Il radioamatore del prossimo futuro sarà sempre meno definibile come semplice utilizzatore di apparati RF separati dal resto del sistema. Sarà piuttosto un operatore tecnico capace di muoversi con competenza tra terminali radio reti cellulari servizi IP protocolli digitali e criteri di sicurezza. In questo senso la POC radio rappresenta una scuola moderna. Una palestra tecnica. Un luogo in cui l’evoluzione non viene raccontata ma praticata ogni giorno.

Ed è proprio qui che POC Radio Italia assume un significato preciso. Diventa il contesto in cui il radioamatore può fare quel passo in avanti che l’epoca richiede. Non per rinnegare la propria tradizione ma per darle continuità nel presente. Perché chi ama davvero la radio non ama un oggetto fermo nel tempo. Ama la comunicazione in tutte le sue forme quando è tecnica quando è affidabile quando è studiata e quando apre la strada alle competenze di domani.

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POC RADIO: DATI COPERTURA RETI MOBILI IN ITALIA

La fotografia di un Paese a due velocità

I dati dell’Osservatorio Segugio.it, elaborati in collaborazione con nPerf su misurazioni reali eseguite dagli utenti tramite speed test, restituiscono nel 2025 un quadro che chi si occupa di comunicazioni radio e mobili non può ignorare. La velocità media di download sulle reti mobili italiane ha toccato i 99,96 Mbps, con una crescita del 14,12% rispetto al 2024. La latenza media si è abbassata a 46,35 ms (-5,77%), mentre la diffusione del 5G ha raggiunto il 25,85% delle connessioni rilevate a livello nazionale. Tutto bene, quindi? Non esattamente.

Chi lavora nel settore delle telecomunicazioni sa benissimo che una media nazionale è un numero che nasconde tutto ciò che conta davvero. E i dati regione per regione lo confermano in modo netto.

Valle d’Aosta e Calabria: i paradossi della geografia delle onde

Il risultato più sorprendente dell’intera analisi riguarda la Valle d’Aosta, che guida la classifica con 127,9 Mbps in download (+43,06% sul 2024) e una copertura 5G del 34,79%. Un risultato che sfida l’intuizione: una regione montuosa, con bassa densità abitativa, che batte in velocità metropoli come Milano e Roma. Il motivo va cercato nella minore saturazione delle celle radio e negli investimenti infrastrutturali mirati, che in aree a basso traffico riescono a esprimere al massimo il potenziale dell’hardware installato. Ogni radioamatore e tecnico delle telecomunicazioni lo sa: banalmente una cella libera è meglio di una congestionata.

La Calabria si posiziona seconda con 119,3 Mbps (+9,65%) e il 29,72% di copertura 5G. Anche qui la spiegazione tecnica è simile: meno utenti simultanei per cella equivale a meno interferenza co-canale e a una allocazione delle risorse radio più efficiente. Il Trentino-Alto Adige completa il podio con 117,2 Mbps e una latenza di appena 43,57 ms.

Lombardia e Lazio: il paradosso delle grandi città

Chi si aspettava di trovare la Lombardia in cima alla classifica rimarrà sorpreso. La regione più industrializzata d’Italia si ferma a 95,1 Mbps, undicesima posizione, con appena il 18,83% di copertura 5G. Il Lazio non va meglio: 93,2 Mbps e 19,19% di 5G. Queste cifre non significano che le infrastrutture siano carenti, anzi. Significano esattamente il contrario: nelle aree urbane dense come Milano e Roma, le celle BTS/NR vengono letteralmente “ingolfate” dal traffico dati simultaneo di milioni di utenti. La tecnica del beamforming del 5G NR aiuta, ma la saturazione resta il nemico principale della qualità percepita dall’utente finale.

Dal punto di vista di un tecnico che ragiona in termini di spettro radio, è una lezione classica: la capacità di un canale ha un limite fisico definito dal teorema di Shannon-Hartley, e quando gli utenti si moltiplicano quella capacità si divide.

Il caso Umbria e il problema delle infrastrutture

L’Umbria rappresenta il caso più critico dell’intera analisi: 57 Mbps in download, con un calo del 12,44% rispetto al 2024, upload a 10,4 Mbps (-15,45%) e nessun dato disponibile per la copertura 5G. Non si tratta di un problema di propagazione del segnale radio in senso stretto, ma di infrastruttura fisica: dove mancano le stazioni base di nuova generazione e i backhaul in fibra che le alimentano, il segnale che arriva al dispositivo dell’utente è semplicemente quello di reti 4G LTE già datate e sovraccariche.

Le Marche (85,5 Mbps) e la Toscana (86 Mbps) chiudono la parte bassa della classifica, pur mantenendo valori almeno prossimi alla soglia degli 85 Mbps. Paradossalmente le Marche registrano la crescita più alta di copertura 5G tra tutte le regioni italiane (+5,92 punti percentuali), segnale che gli investimenti sono partiti ma che i frutti in termini di velocità effettiva richiedono ancora tempo per manifestarsi.

Il 5G: dove cresce e dove arretra

La diffusione del 5G non segue un andamento uniforme nemmeno essa. Sicilia (+6,00 pp), Marche (+5,92 pp) e Valle d’Aosta (+9,23 pp) sono le regioni con la crescita più marcata. All’opposto, Lazio, Liguria e Abruzzo mostrano addirittura una contrazione della quota 5G rispetto al 2024. In Abruzzo il calo è di -4,06 punti percentuali, un dato che merita attenzione perché suggerisce una possibile riclassificazione delle misurazioni o un problema reale di continuità della copertura nelle aree meno presidiate.

Dal punto di vista radioelettrico il 5G NR opera su bande molto diverse tra loro: le frequenze sub-1 GHz (n28, n8) garantiscono copertura capillare ma velocità contenute, le bande mid-band (n78 a 3,5 GHz) offrono il miglior compromesso tra copertura e throughput, mentre le mmWave (26-28 GHz) raggiungono velocità elevatissime ma con portata ridottissima, adatta solo a contesti urbani densi. La percentuale di 5G rilevata nei test nPerf riflette quindi non solo quante antenne 5G esistono, ma anche in quale banda operano e con quale densità sono distribuite sul territorio.

Cosa significano questi dati per chi usa la rete ogni giorno

Una latenza di 46 ms sulla media nazionale può sembrare accettabile per la navigazione web, ma per applicazioni come il VoIP, le videochiamate in alta qualità e, guardando al futuro prossimo, per qualsiasi sistema che richieda risposta in tempo reale, si tratta di un valore ancora troppo elevato. Le regioni che scendono sotto i 42 ms (Piemonte a 40,62 ms, Lombardia a 40,41 ms, Lazio a 41,67 ms, Liguria a 41,94 ms) mostrano che il traguardo è tecnicamente raggiungibile su scala più ampia.

L’upload stabile a 15,49 Mbps su scala nazionale, senza variazioni rispetto al 2024, dice invece che la crescita degli investimenti si è concentrata sul downlink. In un’epoca in cui lo streaming live, il lavoro da remoto e le videoconferenze richiedono simmetria tra download e upload, questo è un aspetto che gli operatori dovranno affrontare nei prossimi cicli di investimento.

Tabella regionale dei dati 2025

RegioneDownload (Mbps)Upload (Mbps)Latenza (ms)Copertura 5G
Valle d’Aosta127,919,439,0734,79%
Calabria119,317,550,1329,72%
Trentino-A.A.117,217,443,5728,09%
Veneto110,515,545,3425,47%
Basilicata110,416,947,3728,42%
Emilia-Romagna107,315,444,3627,15%
Media Italia99,9615,4946,3525,85%
Lombardia95,114,340,4118,83%
Lazio93,214,741,6719,19%
Toscana86,013,947,9421,67%
Marche85,512,950,6728,19%
Umbria57,010,452,97N.D.

Una crescita reale, ma ancora incompiuta

Il +14% in download è un risultato concreto e misurabile. Ma finché esiste un divario di oltre 70 Mbps tra la regione migliore e quella peggiore dello stesso Paese, non si può parlare di una rete mobile nazionale nel senso pieno del termine. Si tratta ancora di un arcipelago di reti locali con qualità molto differenti, unite dallo stesso logo sullo smartphone ma con prestazioni reali che dipendono fortemente dal luogo in cui ci si trova.

Per chi progetta sistemi di comunicazione, sviluppa applicazioni mobile o semplicemente vuole capire perché la qualità della connessione cambia attraversando l’Appennino, questi dati sono uno strumento di lavoro prezioso. La rete radio non è uno spazio omogeneo: è fisica, è territorio, è infrastruttura. E i numeri lo confermano ogni anno.

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POC RADIO: ARMA SEGRETA DELLA RESILIENZA URBANA

Il dogma da sfatare subito è la convinzione che circola sia nei gruppi di Prepper che nelle comunità di radioamatori … nonché nei manuali di emergenza più datati: in caso di crisi grave, la rete cellulare cade per prima e le radio HF/VHF/UHF restano l’unico strumento affidabile. Questa idea è sbagliata, o quanto meno profondamente incompleta. Le reti cellulari moderne sono progettate con livelli di ridondanza, alimentazione di emergenza e priorità di traffico che le rendono spesso più resilienti delle infrastrutture locali nelle prime ore critiche di un evento. E le radio PoC, che su quella rete cellulare si appoggiano, portano caratteristiche tecniche che le radio HF/VHF/UHF tradizionali semplicemente non possono eguagliare.

Come è fatta una rete cellulare: ridondanza che non si vede

Ogni stazione radio base (BTS/eNB) è progettata per sopravvivere a un’interruzione di rete elettrica con batterie tampone gruppi elettrogeni in loco. In Italia la normativa impone agli operatori, infrastrutture con autonomia minima garantita per le BTS, tipicamente 4-8 ore con batterie e molto di più con generatori diesel installati nelle stazioni critiche. Il backhaul, cioè il collegamento tra la stazione radio e il nucleo della rete, viaggia su fibra ottica con percorsi ridondati o su ponti radio microonde con route alternative automatiche.

Un sistema di rete cellulare moderno con SIM multi-operatori può effettuare failover automatico in pochi secondi senza che l’utente si accorga di nulla. Questo significa che un terminale PoC con SIM multi-operatore, ha una disponibilità di rete che nessun singolo ripetitore VHF/UHF locale può garantire. La rete cellulare, invece, ha decine di punti di accesso ridondati in ogni area urbana.

I numeri che fanno la differenza: sensibilità RF a confronto

Qui entra in gioco la tecnica pura. La sensibilità di un ricevitore radio si misura in dBm e indica il livello minimo di segnale che il dispositivo è in grado di decodificare correttamente. Più alto è il valore negativo, più il ricevitore è sensibile. Un tipico ricetrasmettitore VHF/UHF portatile di fascia media dichiara sensibilità tra -95 e -105 dBm in FM con 12 dB SINAD, che è già una prestazione ragionevole per il lavoro in campo.

I moduli LTE presenti nei terminali PoC professionali raggiungono sensibilità di ricezione attorno a -115 dBm o migliori, grazie all’architettura digitale del protocollo LTE che utilizza tecniche di modulazione OFDM con correzione di errore FEC molto più efficienti della FM analogica. In termini pratici, questa differenza di 10-20 dB significa che un terminale PoC aggancia la rete cellulare in condizioni di segnale dove uno smartphone consumer ha già perso la connessione, e mantiene il collegamento in ambienti degradati come tunnel, seminterrati e strutture in calcestruzzo armato spesso.

Il consumo di batteria: un vantaggio concreto in campo

La radio VHF/UHF tradizionale trasmette con potenza RF tipicamente tra 1 e 5 watt in modo continuativo durante ogni trasmissione. Ogni pressione del PTT svuota la batteria con un assorbimento che può superare 1,5-2 ampere.

Ecco un’analisi dettagliata dell’autonomia operativa tra radio tradizionali VHF/UHF e PoC Radio, a parità di capacità batteria (4000-5000 mAh), focalizzata su uno scenario emergenziale con utilizzo intensivo.

Tabella Riassuntiva del Confronto

CaratteristicaRadio VHF/UHF TradizionalePoC Radio (4G/LTE)
Tecnologia di trasmissioneOnde radio RF (potenza tipica 5W)Rete cellulare (pacchetti dati)
Consumo in trasmissioneMolto alto (assorbimento istantaneo elevato)Basso (trasmissione a pacchetti compressi)
Autonomia (Uso intensivo)1.5 – 4 ore8 – 14 ore
Autonomia (Standby/ ascolto)6 – 8 ore (consumo passivo)20+ ore (ottimizzazione software)
Efficienza energeticaBassa (dispersione termica)Alta (gestione intelligente)

Perché la Radio Tradizionale si Scarica Velocemente?

Nel contesto emergenziale, l’uso della radio è intenso: si trasmette e si riceve continuamente. È proprio in questa fase che la radio tradizionale mostra il suo tallone d’Achille.

  • Finali di Potenza (RF): Una radio VHF/UHF, per garantire la copertura, deve alimentare un modulatore RF che consuma molta energia (fino a 5 Watt reali o più). Questo causa picchi di assorbimento e surriscaldamento, scaricando la batteria in poche ore .
  • Mancanza di Ottimizzazione: Le radio analogiche non hanno sistemi di “power management” evoluti. Anche in stand-by, il circuito di ricezione rimane sempre attivo al massimo, consumando costantemente .
  • Risultato pratico: Con una batteria da 4000 mAh su una VHF, in un contesto emergenziale (es. soccorso in montagna o gestione di un evento critico), l’autonomia reale si aggira sulle 2-4 ore. In un contest estremo come un “contest” radioamatoriale (trasmissione continua), si scende a 1.5 – 2.5 ore .

Perché la PoC Radio Dura Tutto il Giorno?

La PoC Radio è di fatto un computer progettato per comunicare, con una gestione energetica molto simile a quella di uno smartphone moderno.

  • Assenza di RF Diretta: La PoC non deve accendere un potente amplificatore RF. Si limita a connettersi alla rete 4G/LTE come un cellulare, trasmettendo solo “pacchetti” di voce compressa .
  • Potenza Regolabile (Adaptive): A differenza della VHF che trasmette sempre a piena potenza (es. 5W), la PoC regola dinamicamente la potenza di trasmissione in base alla qualità della rete. Se il segnale è buono, consuma pochissimo .
  • Gestione Intelligente: Il sistema operativo (spesso Android) è ottimizzato per mettere in standby i moduli non utilizzati (display, GPS) quando non servono, allungando drasticamente la durata .
  • Risultato pratico: Con la stessa batteria da 4000 mAh, una PoC Radio in uso emergenziale intensivo garantisce tranquillamente un turno di lavoro completo (8-12 ore) senza batterie di ricambio. In alcuni modelli specifici, l’autonomia arriva a 24-48 ore in scenari misti .

Verdetto Finale per l’Emergenza

La PoC Radio vince nettamente sul fronte dell’autonomia operativa intensiva.

Se devi gestire un’emergenza che dura un’intera giornata (o più) e hai a disposizione solo la batteria interna da 4000/5000 mAh, la scelta obbligata è la PoC Radio.

Perché?

  • VHF/UHF: Dovrai portarti dietro almeno 2 o 3 batterie di ricambio per coprire un turno di 12 ore di operatività reale. La radio da sola non ce la fa .
  • PoC Radio: Un’unica batteria ti porta a fine turno. Inoltre, le prestazioni di copertura non degradano con lo scaricarsi della batteria, mentre nella VHF la potenza cala e il raggio si riduce .

L’Unico “Problema” della PoC

L’unica variabile che può rendere preferibile la VHF/UHF in emergenza è l’assenza di rete cellulare (calamità naturale che abbatte i ripetitori, zone remote senza copertura). In quel caso, la PoC diventa un fermacarte, mentre la VHF/UHF (in simplex diretto) rimane l’unica ancora di salvezza .

Scenari reali in cui la PoC ha sovraperformato il VHF/UHF

Durante eventi alluvionali come quelli che hanno colpito l’Emilia-Romagna nel 2023, le comunicazioni VHF/UHF locali hanno sofferto dei blackout dei ripetitori privati che dipendevano dalla rete elettrica locale, mentre la rete cellulare è rimasta parzialmente operativa grazie ai sistemi di alimentazione di emergenza delle BTS. Negli Stati Uniti, la rete FirstNet costruita su LTE dedicato ai servizi di emergenza ha dimostrato durante l’uragano Ian nel 2022 di mantenere comunicazioni operative con oltre 180 risorse di rete dispiegabili incluse stazioni radio mobili alimentate a batteria e satellite, coprendo aree dove le infrastrutture locali erano fisicamente distrutte.

Il punto chiave che molti trascurano è la distribuzione geografica dell’infrastruttura cellulare. Un singolo ripetitore VHF/UHF è un punto di guasto unico: cade lui, tacciono tutti. La rete cellulare è per definizione distribuita su decine o centinaia di nodi: perché cada la copertura completa di un’area, devono guastarsi contemporaneamente tutte le BTS che la servono, evento statisticamente molto meno probabile del singolo guasto al ripetitore.

La PoC con SIM multi-operatore: la configurazione che molti ignorano

Un terminale PoC come quelli prodotti da Hytera, Inrico, Motorola, ecc… spesso viene abbinato a una SIM multi-operatore con failover automatico. Il setup corretto per un gruppo operativo serio, prevede categoricamente una SIM multi-operatore. Statisticamente, lo scenario dove tutte le reti risultano simultaneamente irraggiungibili nella stessa area geografica è estremamente improbabile tranne in caso di evento catastrofico di scala nazionale.

A questo si aggiunge la possibilità di configurare un server PoC privato su VPS remoto o su hardware locale con connettività 4G di backup. Se il server centralizzato è in una location geograficamente distante dall’area di emergenza, le comunicazioni del gruppo restano operative finché almeno un operatore fornisce connettività dati verso internet, anche con RSSI molto degradato. È una resilienza architetturale che il sistema VHF/UHF con ripetitore locale non può replicare per definizione.

Quando la rete cellulare cade davvero: la risposta onesta

Sarebbe disonesto ignorare i casi in cui la rete cellulare effettivamente non regge. I due scenari critici sono, tranne per chi ha accesso a sistemi Mission-Critical Push-to-Talk: il sovraccarico da panico comunicativo (chiamate voce degli utenti civili saturano le risorse radio) e la distruzione fisica massiva delle BTS come in zone di conflitto o terremoti di magnitudo elevata con epicentro urbano. Nel primo caso, i terminali PoC professionali configurati su APN privato dedicato hanno priorità di accesso separata dal traffico voce consumer, esattamente come funziona FirstNet per i soccorritori americani. Nel secondo caso, non esiste tecnologia terrestre che regga: né VHF/UHF , né PoC, né TETRA. In quel contesto si ricorre al satellite.

La risposta onesta è quindi questa: per il 95% degli scenari di emergenza che un gruppo di Protezione Civile o una squadra Prepper organizzata si trova effettivamente ad affrontare, la PoC con SIM multi-operatore offre resilienza superiore al sistema VHF/UHF con ripetitore locale. Nei restanti scenari catastrofici estremi, entrambe le tecnologie cedono, e la soluzione è la ridondanza multimodale: PoC come primario, VHF/UHF come secondario locale, satellite come ultimo backup.

Come si struttura un kit PoC resiliente

Un setup operativo pensato per la resilienza in emergenza si compone di pochi elementi concreti. Il terminale PoC deve essere rugged (IP67 o superiore) con batteria da almeno 4.000 mAh e una SIM multi-operatore. Un powerbank da 20.000 mAh garantisce ricariche multiple del terminale per diversi giorni di operatività.

Il costo totale di questo kit, terminale incluso, è paragonabile a quello di un buon ricetrasmettitore VHF/UHF portatile di fascia professionale, ma con copertura geografica illimitata, crittografia nativa del traffico dati, registrazione automatica delle comunicazioni e gestione remota dei gruppi via software. Chi liquida la PoC come “roba per comunicare su WhatsApp” non ha ancora capito di cosa sta parlando.

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