COSA È RIMASTO OGGI DI QUELLA LOGICA

Quando si parla di telefonia classica e di commutazione di circuito, è facile cadere nella trappola della nostalgia tecnica o, al contrario, nel semplicismo di chi pensa che tutto sia stato buttato e ricominciato da zero. La realtà è più interessante e più complessa: molto di quella logica originale è ancora presente nelle reti odierne, spesso nascosto sotto strati di protocolli moderni che ne mascherano la presenza ma non ne eliminano il peso.

Il canale dedicato non è scomparso, si è trasformato

La commutazione di circuito pura, quella che occupava fisicamente un percorso per tutta la durata di una chiamata, è stata progressivamente dismessa nelle dorsali di rete, sostituite ormai da trasmissione su fibra ottica e protocolli a pacchetto. Tuttavia il concetto di risorsa garantita e dedicata non è affatto sparito: nelle reti mobili moderne, quando viene stabilita una chiamata in VoLTE, il sistema assegna un bearer dedicato con qualità del servizio garantita, separato dal traffico dati generico. Cambia la tecnologia sottostante, ma il principio rimane: la voce esige continuità, e continuità significa riservare risorse in modo esclusivo o quasi.

La gerarchia della rete telefonica sopravvive nell’architettura

Le centrali di commutazione degli anni Ottanta erano organizzate in modo gerarchico: centrali locali, centrali di transito, centrali di transito superiori. Quella gerarchia non è evaporata con la digitalizzazione. I softswitch moderni, i Media Gateway Controller e i server di sessione SIP (Session Initiation Protocol) replicano la stessa logica funzionale in forma software: c’è ancora chi gestisce la segnalazione, chi stabilisce il percorso, chi smista le comunicazioni verso la destinazione giusta. Il ferro è diventato codice, ma la struttura logica è la stessa che Strowger avrebbe riconosciuto senza fatica.

Il doppino in rame è ancora sotto i piedi di milioni di persone

Uno dei residui più concreti e fisici della telefonia classica è la rete di accesso in rame che raggiunge ancora oggi abitazioni e uffici in larga parte del territorio italiano ed europeo. Le tecnologie xDSL hanno permesso di sfruttare questo cablaggio oltre la banda vocale originale, ma il supporto fisico resta quello progettato per trasportare la voce umana a 4 kHz. Anche dove la fibra è arrivata fino all’armadio di strada, l’ultimo tratto verso l’utente è spesso ancora in rame: un vincolo ereditato direttamente dall’infrastruttura della telefonia classica e che condiziona le prestazioni in modo tutt’altro che marginale.

I numeri telefonici sono un fossile vivo

Il sistema di numerazione E.164, quello che assegna a ogni utente un numero telefonico composto da prefisso internazionale, prefisso nazionale e numero locale, fu concepito quando ogni numero corrispondeva a una linea fisica e a un punto geografico preciso. Oggi i numeri telefonici si assegnano a SIM card, a linee VoIP, a centralini virtuali, a app installate su smartphone, ma la struttura del numero è rimasta quella di settant’anni fa. Ogni volta che si digita un numero di telefono si sta usando un sistema di indirizzamento pensato per un mondo in cui la rete era fatta di fili di rame e di operatrici con spinotti e jack.

La logica del circuito vive nella testa degli utenti

C’è un ultimo residuo di quella logica che non riguarda la tecnologia ma il comportamento umano. La maggior parte delle persone pensa ancora alla telefonata come a un collegamento diretto tra due persone, un filo invisibile che si apre e si chiude, e concepisce la comunicazione mobile come una versione senza fili di quel filo. Questa rappresentazione mentale influenza le aspettative degli utenti sulla qualità del servizio, sulla disponibilità della rete e persino sulla sicurezza delle comunicazioni. Capire che sotto ogni chiamata moderna esiste una catena di nodi, protocolli, risorse condivise e priorità di traffico è il primo passo per smettere di sorprendersi quando qualcosa non funziona come si immaginava.

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