GPS E POC RADIO: NON È SOLO UNA QUESTIONE DI “POSIZIONE”

Quando si parla di radio PoC, normalmente l’attenzione si concentra su aspetti molto evidenti: qualità dell’audio, copertura della rete cellulare, autonomia della batteria, robustezza del terminale, dimensioni, display e facilità d’uso.

C’è però una funzione che spesso viene considerata quasi come un accessorio e che, in determinate situazioni, può diventare una delle caratteristiche più importanti dell’intero dispositivo: la localizzazione satellitare.

Un recente intervento pubblicato da un utente della community di PoC Radio Italia (Paolo IU1MQU) parte proprio da un’esperienza concreta. Durante un’escursione di circa 18 chilometri ha scelto di portare con sé sia radio analogiche VHF/UHF sia un terminale PoC.

La scelta non è casuale. Da una parte c’è la radio tradizionale, che può continuare a funzionare anche quando non è disponibile una rete cellulare. Dall’altra c’è la PoC, che permette di utilizzare la rete mobile per comunicare su distanze potenzialmente molto maggiori e, soprattutto, aggiunge una serie di funzioni digitali che una radio analogica tradizionale normalmente non possiede. Tra queste c’è la possibilità di trasmettere la propria posizione a una centrale operativa. Ed è proprio qui che nasce una domanda molto più interessante di quanto possa sembrare:

quanto è realmente importante il sistema GPS installato all’interno di una radio PoC?

La risposta è: dipende. Dipende da quale ricevitore viene utilizzato, da quali costellazioni satellitari supporta, dalle frequenze che può ricevere, dall’antenna, dal software di localizzazione, dalla frequenza con cui la posizione viene aggiornata e dall’ambiente nel quale il terminale viene utilizzato. Per capire perché, bisogna prima chiarire una cosa fondamentale.

GPS e GNSS non sono la stessa cosa

Nel linguaggio comune diciamo praticamente sempre “GPS”. Tecnicamente, però, GPS è il nome del sistema satellitare statunitense, il Global Positioning System. Il termine più corretto per indicare l’insieme dei sistemi satellitari di navigazione è GNSS, cioè Global Navigation Satellite System. Oggi un ricevitore GNSS può utilizzare più costellazioni contemporaneamente. Tra le principali troviamo:

  • GPS, Stati Uniti
  • GLONASS, Russia
  • Galileo, Unione Europea
  • BeiDou, Cina
  • NavIC/IRNSS, India

L’Agenzia dell’Unione Europea per il Programma Spaziale definisce proprio GNSS come l’insieme dei sistemi satellitari che forniscono servizi globali di posizionamento, navigazione e sincronizzazione temporale. Quindi, quando leggiamo sulla scheda tecnica di un terminale:

GPS + GLONASS

… non significa che il dispositivo abbia “due GPS”. Significa che il ricevitore può utilizzare i satelliti appartenenti a due costellazioni differenti. Ed è una differenza importante.

Perché utilizzare più costellazioni?

Immaginiamo di trovarci in montagna. Il cielo non è libero come in una pianura o in un parcheggio. Abbiamo montagne, alberi, pareti rocciose e altri ostacoli che possono ridurre il numero di satelliti visibili. Un ricevitore che può utilizzare una sola costellazione dispone di un determinato insieme di satelliti visibili in quel momento. Un ricevitore multi-GNSS può invece cercare satelliti appartenenti a più costellazioni contemporaneamente. Questo aumenta le possibilità di avere una geometria satellitare favorevole e quindi un fix più stabile. Attenzione però a una semplificazione molto diffusa:

più costellazioni non significa automaticamente maggiore precisione.

La precisione reale dipende da molti fattori: geometria dei satelliti, ostacoli, riflessioni del segnale, condizioni atmosferiche, qualità del ricevitore e qualità dell’antenna. GPS.gov, ad esempio, indica che anche un normale dispositivo GPS può raggiungere una precisione di pochi metri in condizioni di cielo aperto, mentre la precisione peggiora in presenza di alberi, edifici e altri ostacoli. Il vantaggio del multi-GNSS è quindi soprattutto quello di aumentare la disponibilità di segnali e migliorare la robustezza della soluzione di posizionamento. E per una radio PoC questo può essere molto importante.

Il primo livello: GPS monofrequenza

Il sistema più semplice è rappresentato da un ricevitore che utilizza una singola frequenza e una o più costellazioni. È una soluzione perfettamente adeguata per moltissime applicazioni. Per esempio, un terminale che supporta GPS e GLONASS può fornire una posizione assolutamente utilizzabile per sapere dove si trova un operatore, un escursionista, un mezzo o una squadra.

Non dobbiamo confondere però “posizione utilizzabile” con “posizione di precisione”. Se la centrale vede un operatore su una mappa con un errore di qualche metro, nella maggior parte delle attività operative è più che sufficiente. Se invece stiamo cercando una persona in una zona boschiva molto complessa, quei metri possono diventare importanti. E qui entra in gioco il secondo elemento fondamentale.

GPS, GLONASS, Galileo, BeiDou: quale è il migliore?

È una domanda che spesso porta a una risposta sbagliata. Non esiste una classifica semplicistica del tipo: “Galileo è più preciso del GPS.” Oppure: “BeiDou è migliore del GLONASS.” Un moderno ricevitore GNSS non dovrebbe essere scelto esclusivamente sulla base del nome della costellazione. La domanda corretta è:

quante costellazioni può utilizzare contemporaneamente e quali segnali può ricevere?

Un terminale multi-GNSS moderno può combinare informazioni provenienti da più sistemi. In Europa, per esempio, avere accesso contemporaneamente a GPS e Galileo può rappresentare un vantaggio significativo. Galileo è il sistema europeo di navigazione satellitare e nasce proprio con una forte attenzione alle applicazioni civili e ai servizi ad alta precisione. La possibilità di combinare più costellazioni aumenta inoltre il numero di satelliti potenzialmente disponibili per il calcolo della posizione. Per una radio PoC utilizzata in ambiente urbano, boschivo o montano, questo può tradursi in un comportamento più stabile.

Il secondo livello: A-GPS

Poi troviamo una tecnologia che genera spesso confusione: A-GPS. La sigla significa Assisted GPS. Non è una nuova costellazione satellitare. L’A-GPS utilizza informazioni provenienti dalla rete per aiutare il terminale a determinare più rapidamente la propria posizione. Il concetto è semplice. Un ricevitore GPS tradizionale deve acquisire dai satelliti le informazioni necessarie per iniziare il calcolo della posizione. Se il dispositivo conosce già alcune informazioni attraverso la rete, può ridurre il tempo necessario per ottenere il fix. In una radio PoC questo ha perfettamente senso perché il terminale è già collegato alla rete cellulare. Il risultato può essere un’acquisizione della posizione più rapida, soprattutto dopo l’accensione o dopo un periodo nel quale il ricevitore non è stato utilizzato. Ma anche qui è importante non confondere le cose.

A-GPS non significa GPS più preciso.

Significa principalmente GPS assistito, quindi un sistema che può aiutare il ricevitore ad arrivare più rapidamente alla posizione.

Il salto importante: il GNSS multi-frequenza

Qui arriviamo a uno degli aspetti più interessanti quando si confrontano terminali PoC differenti. Un ricevitore può utilizzare una singola frequenza oppure due frequenze satellitari. Nel caso dell’Inrico S350, per esempio, la scheda tecnica ufficiale indica il supporto a GPS, GLONASS, Galileo, IRNSS/NavIC e A-GPS, oltre al posizionamento dual-frequency L1 + L5. Questo è un elemento tecnico molto più significativo del semplice elenco delle costellazioni. Perché? Perché il segnale satellitare attraversando l’atmosfera subisce errori. Utilizzando due frequenze, il ricevitore può confrontare il comportamento del segnale sulle due bande e compensare meglio alcuni degli errori ionosferici. GPS.gov spiega proprio che l’utilizzo di due frequenze permette di migliorare la precisione correggendo le distorsioni introdotte dall’atmosfera. In altre parole:

multi-GNSS aumenta la quantità e la diversità dei segnali disponibili; dual-frequency migliora la capacità del ricevitore di elaborare quei segnali.

Le due tecnologie non sono alternative. Possono lavorare insieme.

Perché L1 + L5 è interessante per una PoC?

Prendiamo ancora l’esempio dell’escursionista. In una zona aperta il GPS può funzionare molto bene anche con un ricevitore relativamente semplice. Ma immaginiamo di entrare in un bosco. Gli alberi riducono la visibilità del cielo e possono provocare riflessioni del segnale. Oppure immaginiamo una valle stretta. Le montagne possono limitare la porzione di cielo visibile. Oppure ancora una zona urbana con edifici alti. In tutti questi casi il ricevitore si trova in condizioni decisamente peggiori rispetto al classico test effettuato in campo aperto. La precisione dipende quindi non soltanto dal satellite, ma dall’intera catena:

satellite → segnale → antenna → ricevitore → algoritmo → posizione → software → mappa.

È una distinzione fondamentale. Non basta guardare quanti satelliti vengono dichiarati. Un errore comune nelle valutazioni dei dispositivi è fermarsi alla scheda tecnica.”Questo ha cinque sistemi satellitari, quindi sarà sicuramente più preciso.” Non necessariamente. La qualità finale dipende anche dal chipset GNSS, dalla progettazione dell’antenna, dal posizionamento dell’antenna all’interno del dispositivo, dalla sensibilità del ricevitore, dal firmware e dagli algoritmi utilizzati.

Due terminali che dichiarano entrambi: GPS + Galileo + GLONASS + BeiDou possono avere prestazioni differenti. È un po’ come confrontare due radio che utilizzano la stessa banda. Il fatto che entrambe siano VHF non significa che abbiano necessariamente la stessa sensibilità, selettività o qualità del ricevitore. Lo stesso principio vale per il GNSS.

Un esempio concreto: Inrico S200 contro Inrico S350

Il confronto è interessante proprio perché permette di capire come una caratteristica apparentemente secondaria possa diventare importante. L’Inrico S200 dichiara GPS + GLONASS. L’Inrico S350, invece, supporta GPS, GLONASS, Galileo, IRNSS/NavIC e A-GPS e dispone di posizionamento dual-frequency L1 + L5. Non significa che l’S200 sia inutilizzabile per la localizzazione. Al contrario. Per molte attività il suo sistema è perfettamente adeguato. Significa però che i due dispositivi appartengono a livelli tecnologici differenti per quanto riguarda il sottosistema di localizzazione. E questo è esattamente il tipo di differenza che dovrebbe essere valutato quando si sceglie una radio PoC. Non soltanto: “Quanto costa?” … ma … “Che cosa sto comprando per quei soldi?”

Il GPS nella PoC cambia completamente significato

Su uno smartphone utilizziamo il GPS principalmente per sapere dove siamo. In una piattaforma PoC il concetto può diventare molto più interessante. La posizione può essere trasferita alla centrale operativa. La centrale può quindi visualizzare gli operatori su una mappa, controllarne lo spostamento e, a seconda della piattaforma e della configurazione, utilizzare queste informazioni insieme alle comunicazioni vocali e alle altre funzioni operative. iConvNet, per esempio, integra comunicazioni audio e video, posizionamento basato su mappe, dati multimediali, allarmi, gestione delle attività e funzioni di dispatching. La documentazione ufficiale conferma inoltre la possibilità di tracciare la posizione dei terminali attraverso il GPS. Ed è qui che il GPS smette di essere semplicemente una funzione di navigazione. Diventa un sensore operativo.

La differenza tra “sapere dove sono” e “sapere dove si trova la squadra”

Immaginiamo una squadra composta da cinque persone. Tutte dispongono di una radio PoC. La centrale operativa può vedere cinque terminali sulla mappa. A questo punto la posizione non è più una semplice informazione personale. Diventa una risorsa di coordinamento.

La centrale può sapere: chi è vicino a chi; chi si sta allontanando dal gruppo; chi ha cambiato direzione; chi si trova in una determinata zona; chi non sta più trasmettendo la propria posizione; quale squadra è più vicina a un determinato punto. Questo cambia completamente il modo di concepire la radio. La PoC non è più soltanto un apparato per parlare. Diventa un terminale di comunicazione, localizzazione e coordinamento.

E in caso di emergenza?

Qui arriviamo al punto più importante. Immaginiamo che durante un’escursione una persona abbia un problema. La prima cosa che normalmente si cerca di fare è comunicare. “Ho bisogno di aiuto.” Ma una comunicazione vocale non necessariamente dice dove si trova la persona. L’operatore potrebbe chiedere: “Dove sei?” E l’escursionista potrebbe non essere in grado di fornire una posizione precisa. Potrebbe conoscere il nome del sentiero. Potrebbe sapere di essere vicino a un rifugio. Potrebbe descrivere un torrente o una parete rocciosa. Ma nessuna di queste informazioni equivale a una coordinata. Se invece il terminale sta trasmettendo correttamente la propria posizione, la centrale dispone di un’informazione completamente diversa. Non deve necessariamente chiedere: “Dove sei?” Può partire da: “Ti vediamo sulla mappa.” Questa differenza, in una situazione reale, può avere un peso enorme.

Ma attenzione: il GPS non è un sistema di soccorso

Qui bisogna evitare un equivoco molto pericoloso. Avere una radio PoC con GPS non significa avere automaticamente un sistema di emergenza infallibile. La posizione satellitare e la comunicazione sono due problemi differenti. Possiamo avere una posizione GPS perfetta ma nessuna rete cellulare disponibile. Possiamo avere rete cellulare ma una posizione GNSS degradata. Possiamo avere entrambe ma una batteria scarica. Possiamo avere tutto funzionante sul terminale ma nessun collegamento operativo con una centrale. La resilienza nasce proprio dalla combinazione di più sistemi. Ed è per questo che la scelta dell’escursionista di portare con sé sia VHF/UHF sia PoC è tecnicamente interessante.

La vera resilienza non è scegliere una tecnologia

È avere tecnologie differenti. Una radio VHF/UHF tradizionale e una PoC non sono necessariamente concorrenti. Possono essere complementari. La radio tradizionale può fornire comunicazioni indipendenti dalla rete cellulare, quando esistono le condizioni radio necessarie. La PoC può invece utilizzare l’infrastruttura cellulare per comunicare a lunga distanza e aggiungere servizi come localizzazione, gestione dei gruppi, messaggistica, immagini, video e funzioni di dispatching, a seconda della piattaforma. Questa è una logica molto più interessante del semplice: “Quale radio è migliore?” La domanda corretta diventa: “Quale combinazione di sistemi mi garantisce la maggiore resilienza?”

E se la rete cellulare scompare?

Qui emerge uno dei limiti strutturali della PoC. Il GPS può continuare a funzionare anche senza connessione dati cellulare. Il ricevitore GNSS riceve infatti i segnali dai satelliti. Ma la posizione non può essere necessariamente trasferita alla centrale se manca il collegamento attraverso il quale il terminale deve inviarla. È fondamentale distinguere quindi: posizionamento GNSS da trasmissione della posizione. Il primo può continuare a funzionare. Il secondo dipende dalla connettività disponibile. Questa distinzione dovrebbe essere spiegata a ogni nuovo utente PoC.

Il triangolo della localizzazione PoC

Per comprendere il problema possiamo immaginare tre elementi.

1. GNSS

Determina dove siamo.

2. Rete di comunicazione

Permette di trasmettere la posizione.

3. Piattaforma di gestione

Permette alla centrale di visualizzarla e utilizzarla. Se manca uno dei tre elementi, il sistema complessivo perde una parte della propria funzionalità. È una questione banale soltanto apparentemente. Perché spesso si parla del GPS come se fosse l’intero sistema di localizzazione. Non lo è.

La frequenza di aggiornamento conta

Un altro parametro spesso ignorato è la frequenza con cui il dispositivo aggiorna la posizione. Supponiamo che un escursionista percorra un sentiero. Se il dispositivo invia una posizione ogni secondo, possiamo ottenere un tracciato molto dettagliato. Se la posizione viene trasmessa ogni minuto, il tracciato sarà più sintetico. Se viene trasmessa ogni cinque minuti, potremmo perdere informazioni importanti sui cambi di direzione. D’altra parte, aggiornare continuamente la posizione significa consumare più energia e utilizzare maggiormente la connessione dati. Quindi anche qui esiste un compromesso. Precisione temporale contro autonomia: una piattaforma progettata bene dovrebbe permettere di scegliere il comportamento più adatto allo scenario operativo.

La batteria diventa parte del sistema GPS

Questo aspetto è particolarmente importante nelle escursioni. Un GNSS più sofisticato può offrire prestazioni superiori, ma il terminale deve comunque alimentarlo. La localizzazione continua, la rete mobile, il display, il Bluetooth, il Wi-Fi e le comunicazioni vocali consumano energia. Per questo l’autonomia dichiarata dal produttore non dovrebbe essere considerata come un numero assoluto. “16 ore di autonomia” non significa necessariamente 16 ore di localizzazione continua con rete mobile attiva e trasmissione periodica della posizione. L’utilizzo reale dipende dal profilo operativo.

Il problema della precisione verticale

C’è poi un’altra caratteristica che spesso viene dimenticata: l’altitudine. Per un’escursione in montagna, sapere che una persona si trova a una determinata latitudine e longitudine è importante. Ma sapere anche a quale quota si trova può essere altrettanto interessante. Il GNSS può stimare l’altitudine, ma la componente verticale è generalmente meno stabile della posizione orizzontale. Quindi non bisogna interpretare il dato di quota visualizzato dal terminale come una misura topografica di precisione. Per una centrale operativa può comunque essere un’informazione utile.

La posizione sulla mappa non è necessariamente la posizione reale

Altro punto fondamentale. La posizione viene calcolata dal ricevitore. La mappa viene fornita dal software. Sono due cose differenti. GPS.gov sottolinea infatti che un errore apparente nella posizione può dipendere anche dalla cartografia o dal software utilizzato e non necessariamente dal ricevitore satellitare. Questo significa che, quando valutiamo una piattaforma PoC, dobbiamo considerare anche la qualità della rappresentazione cartografica. Una coordinata corretta visualizzata nel posto sbagliato sulla mappa può comunque generare un problema operativo.

Multipath: il nemico invisibile

Uno dei problemi più interessanti del GNSS è il multipath. Il segnale satellitare può raggiungere il ricevitore direttamente oppure dopo essere stato riflesso da edifici, pareti rocciose, superfici metalliche e altri ostacoli. Il ricevitore riceve quindi segnali che hanno percorso distanze differenti. Questo può spostare la posizione calcolata. È uno dei motivi per cui una persona che cammina tra edifici alti può vedere il proprio indicatore GPS spostarsi apparentemente sul lato sbagliato della strada. Lo stesso fenomeno può verificarsi in ambiente montano. Per una PoC utilizzata outdoor, quindi, la qualità del ricevitore e la capacità di gestire situazioni di segnale degradato diventano elementi importanti.

SBAS, DGPS, RTK e PPP: quando il GPS diventa professionale

A questo punto bisogna introdurre un’altra distinzione. Non tutti i sistemi GNSS hanno lo stesso livello di precisione. Esistono sistemi di correzione che permettono di migliorare notevolmente la posizione. Tra questi troviamo SBAS, DGPS, RTK e PPP. SBAS utilizza sistemi satellitari di incremento che forniscono correzioni e informazioni di integrità. In Europa, per esempio, abbiamo EGNOS. DGPS utilizza stazioni di riferimento per migliorare il posizionamento. RTK, attraverso tecniche basate sulla fase della portante e correzioni provenienti da stazioni di riferimento, può arrivare a precisioni centimetriche. PPP, Precise Point Positioning, utilizza invece informazioni precise relative a orbite e orologi satellitari per migliorare significativamente la posizione. Sono tecnologie fondamentali per topografia, agricoltura di precisione, automazione, droni e applicazioni professionali. Ma non dobbiamo aspettarci che una normale radio PoC diventi un ricevitore topografico semplicemente perché possiede un sistema GNSS dual-frequency. Sono livelli applicativi differenti.

Che cosa serve davvero a una radio PoC?

Per una radio destinata a escursionismo, protezione civile, sicurezza, assistenza e coordinamento, non servono necessariamente precisioni centimetriche. Servono soprattutto:

  • Disponibilità
  • Rapidità di acquisizione
  • Stabilità del fix
  • Buona precisione in condizioni reali
  • Capacità multi-GNSS
  • Eventuale dual-frequency
  • Buona antenna
  • Aggiornamento della posizione adeguato allo scenario
  • Trasmissione affidabile alla centrale
  • Autonomia sufficiente

Questo è il punto fondamentale. La migliore radio PoC non è necessariamente quella con il GPS “più preciso”. È quella che offre il miglior sistema complessivo di localizzazione e comunicazione per lo scenario nel quale deve essere utilizzata.

Perché il GPS dovrebbe entrare nella scelta di una PoC

Quando acquistiamo una radio PoC, spesso confrontiamo: audio, potenza dell’altoparlante, batteria, display, dimensioni, certificazione IP, resistenza agli urti, 4G, 5G, Wi-Fi, Bluetooth. Il GNSS dovrebbe essere inserito nello stesso elenco. Perché una radio destinata esclusivamente alla comunicazione vocale può essere valutata principalmente come apparato audio. Una radio PoC destinata alla sicurezza è invece un terminale multifunzione. Il suo GPS può diventare una parte integrante del sistema operativo.

Il caso dell’escursione di 18 chilometri

Torniamo quindi al messaggio da cui siamo partiti. Un utente della community decide di affrontare un’escursione di circa 18 km portando contemporaneamente VHF/UHF e PoC. La scelta contiene una lezione molto interessante. La radio analogica rappresenta una tecnologia alternativa. La PoC rappresenta una seconda infrastruttura. La piattaforma di dispatching aggiunge la localizzazione. Il GNSS permette di determinare la posizione. La rete cellulare permette di trasferirla. La centrale permette di visualizzarla. E l’operatore può quindi diventare, almeno dal punto di vista della piattaforma, un elemento visibile all’interno della rete. Questa è una trasformazione concettuale importante.

La radio non trasmette più soltanto la voce dell’operatore.

Può trasmettere anche: dove si trova, quando si trova lì, come si sta spostando, eventualmente quale situazione sta osservando, e … nelle piattaforme che lo supportano, immagini e video. La radio diventa quindi un terminale di telemetria e comunicazione.

Dal “premi per parlare” al “sistema operativo dell’operatore”

È probabilmente questa la vera evoluzione del mondo PoC. La radio tradizionale nasce principalmente per mettere in comunicazione persone. La PoC nasce dall’integrazione tra comunicazione IP, rete mobile, software e servizi. Il GPS è uno dei componenti che rende evidente questa trasformazione. Un operatore può parlare con la centrale. La centrale può sapere dove si trova. Può vedere il suo percorso. Può eventualmente coordinare altri operatori. Può associare la posizione a un evento. Può utilizzare la cartografia per organizzare un intervento. E tutto questo può avvenire utilizzando lo stesso terminale.

Ma la tecnologia non deve creare falsa sicurezza

C’è però una conclusione ancora più importante. La localizzazione GPS è un aiuto. Non è una garanzia assoluta. Un terminale può perdere il segnale. Una valle può degradare la ricezione. Un bosco può peggiorare le prestazioni. Una batteria può esaurirsi. Una rete cellulare può non essere disponibile. Un terminale può danneggiarsi. La piattaforma può non ricevere correttamente i dati. Per questo motivo, soprattutto quando parliamo di sicurezza ed escursionismo, la parola corretta è ancora una volta: ridondanza. Portare una PoC e una radio VHF/UHF non significa portare due oggetti. Significa disporre di due sistemi tecnologicamente differenti. E questo è molto più importante.

La domanda corretta quando acquistiamo una PoC

La domanda non dovrebbe essere: “Questa radio ha il GPS?” Quasi tutti i terminali moderni destinati a questo tipo di utilizzo lo hanno. La domanda dovrebbe essere:

  • Che tipo di GNSS utilizza?
  • Quante costellazioni può utilizzare contemporaneamente?
  • È mono o dual-frequency?
  • Quali bande supporta?
  • Quanto è rapido il fix?
  • Con quale frequenza aggiorna la posizione?
  • Come viene trasmessa la posizione alla centrale?
  • Quanto consuma durante il tracking?
  • Che cosa succede quando la rete cellulare non è disponibile?
  • La piattaforma conserva l’ultima posizione conosciuta?
  • La centrale può visualizzare il percorso storico?
  • Esiste una funzione di allarme?

Sono queste le domande che permettono di capire realmente il valore di un terminale PoC.

GPS come elemento di resilienza

Ed eccoci al punto da cui siamo partiti. In una prospettiva di resilienza, il GPS non deve essere considerato semplicemente come una funzione utile per sapere dove ci troviamo. Può diventare un elemento di consapevolezza situazionale. Un operatore che comunica via radio e contemporaneamente invia la propria posizione alla centrale offre al sistema una quantità di informazioni superiore rispetto a un operatore che trasmette esclusivamente la propria voce. La combinazione:

radio VHF/UHF + PoC + GNSS + rete mobile + centrale operativa

crea un sistema molto più articolato. Non è invulnerabile. Non è autonomo in ogni situazione. Non sostituisce le procedure di emergenza. Ma aumenta la quantità di informazioni disponibili e, soprattutto, permette di costruire una strategia basata sulla ridondanza. Il messaggio pubblicato nella community contiene quindi un concetto che merita di essere sottolineato. Quando scegliamo una radio PoC non dovremmo limitarci a guardare quanto è forte l’audio, quanto è grande la batteria o quanto è bello il dispositivo. Dentro quella radio esiste un insieme di tecnologie che lavorano contemporaneamente.

  • Il modem permette di comunicare.
  • Il GNSS permette di localizzare.
  • L’antenna permette di ricevere.
  • Il software elabora.
  • La rete trasporta.
  • La piattaforma visualizza.
  • La centrale interpreta.
  • E l’operatore utilizza tutto questo come un unico strumento.

Per un utilizzo quotidiano, una differenza di qualche metro potrebbe essere irrilevante. Durante un’escursione in montagna, in un bosco o in una situazione di emergenza, invece, la qualità della localizzazione può assumere un valore completamente diverso. Ed è per questo che, quando si acquista una PoC, il GPS non dovrebbe essere una voce lasciata in fondo alla scheda tecnica. Dovrebbe essere una delle prime. Perché una buona radio PoC deve permetterci non soltanto di dire: “Mi senti?” … ma … quando la tecnologia e l’infrastruttura lo consentono, anche di rispondere a una domanda molto più importante: “Dove sei?” E in determinati scenari, sapere esattamente dove si trova una persona può valere molto più di qualche decibel in più di volume.

La parte tecnica più importante dell’articolo è volutamente questa: non abbiamo presentato il dual-frequency come una semplice etichetta commerciale che “rende il GPS preciso”. La precisione effettiva dipende dall’intero sistema ricevitore/antenna/software/ambiente; il dual-frequency è importante soprattutto perché consente di trattare meglio alcuni errori, mentre il multi-GNSS aumenta la disponibilità e la geometria dei segnali. È una distinzione che, in un articolo destinato alla community PoC, vale la pena evidenziare.

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LE TELECOMUNICAZIONI, DALLA TEORIA ALLA PRATICA

PERCHÉ NASCE QUESTA SEZIONE

Negli ultimi anni la comunicazione è diventata un gesto automatico. Parliamo, scriviamo, coordiniamo persone e attività con una naturalezza tale da aver perso completamente il senso dell’infrastruttura che rende tutto questo possibile. La rete è diventata trasparente, invisibile, data per scontata. Proprio per questo è diventata fragile anche dal punto di vista culturale: pochi la comprendono, quasi nessuno la conosce davvero.

PoC Radio Italia nasce da una constatazione semplice ma scomoda. In Italia esiste un enorme vuoto informativo quando si parla di telecomunicazioni. Da un lato troviamo un linguaggio ipertecnico, riservato a professionisti e addetti ai lavori. Dall’altro una narrazione superficiale, commerciale, spesso ridotta a slogan o promesse di prestazioni. In mezzo manca uno spazio serio, accessibile, onesto, capace di spiegare ai cittadini come funziona davvero la rete che utilizzano ogni giorno.

Da oltre un anno PoC Radio Italia lavora in questa direzione. Non come azienda, non come progetto commerciale, ma come comunità che ha scelto di prendersi carico di un tema che consideriamo strategico: la consapevolezza comunicativa. Abbiamo scelto di parlare anche a chi non ha competenze tecniche, a chi non è un radioamatore, a chi non ha mai aperto un manuale. Persone normali, famiglie, cittadini che utilizzano la rete senza sapere cosa c’è sotto, e che proprio per questo sono i più esposti quando qualcosa smette di funzionare.

La nascita di questa nuova sezione non è casuale, né accademica. È una risposta diretta a un contesto che sta cambiando. Gli eventi geopolitici degli ultimi anni hanno riportato sotto gli occhi di tutti una realtà che per troppo tempo è stata rimossa: le telecomunicazioni sono una delle prime infrastrutture a essere colpite, degradate o messe sotto pressione in qualsiasi scenario di crisi. Non solo nei conflitti dichiarati, ma anche nelle emergenze naturali, nei blackout estesi, nelle situazioni di sovraccarico improvviso.

Quando la rete vacilla, emergono due problemi distinti. Il primo è tecnico. Il secondo è umano. Senza conoscenza, senza consapevolezza, le persone non sanno come reagire, non capiscono cosa sta succedendo, attribuiscono il problema a cause sbagliate e spesso peggiorano la situazione con comportamenti inutili o dannosi. La resilienza delle telecomunicazioni non è fatta solo di antenne e apparati, ma anche di persone che sanno cosa aspettarsi e come adattarsi.

È qui che entra in gioco la responsabilità. PoC Radio Italia ha sempre scelto di muoversi su un piano etico preciso. Famiglia, sicurezza, affidabilità, parola data. Non abbiamo mai promosso soluzioni miracolose né promesso coperture assolute. Abbiamo sempre parlato di limiti, di compromessi, di scenari reali. Questa impostazione ci ha portato naturalmente a estendere il progetto verso il Prepping Cittadino, inteso non come allarmismo o accumulo, ma come preparazione razionale, quotidiana, concreta.

Questa sezione nasce quindi come atto di coerenza. Non come prodotto editoriale, ma come infrastruttura culturale. Un luogo in cui spiegare come funziona una rete telefonica, cos’è una stazione radio base, perché esistono bande diverse, cosa succede quando una cella si satura, perché una chiamata cade, perché un messaggio arriva in ritardo, perché alcune forme di comunicazione sono più adatte al coordinamento e altre alla conversazione privata. Senza semplificazioni ingannevoli e senza tecnicismi inutili.

Non ci interessa essere i primi per rivendicarlo. Ci interessa esserlo perché qualcuno doveva iniziare. In Italia, ad oggi, nessuno si è fatto carico in modo sistematico di una divulgazione seria sulle telecomunicazioni rivolta al cittadino comune. Noi abbiamo scelto di farlo, consapevoli che è un lavoro lungo, poco visibile e poco gratificante nel breve periodo. Ma necessario.

Questa sezione non nasce per insegnare a usare un dispositivo, né per spingere una tecnologia. Nasce per dare strumenti mentali. Per aiutare le persone a leggere ciò che accade quando la comunicazione funziona e quando non funziona. Per costruire una forma di resilienza che non passa dall’eroismo, ma dalla comprensione.

PoC Radio Italia è nata da una passione autentica per la comunicazione. È cresciuta mantenendo una linea etica chiara. Oggi compie un passo ulteriore, coerente con tutto ciò che è stato dichiarato e fatto fino a ora. Questa sezione è un impegno pubblico. Un modo per dire che non abbiamo cambiato rotta, e che intendiamo continuare a essere di parola.

VAI ALLA SEZIONE: COMPRENDERE LE TELECOMUNICAZIONI

Kit d’emergenza per 72 ore: cosa serve davvero

Prepararsi non è da paranoici: è buon senso

In caso di blackout, frane, attacchi informatici o semplici interruzioni dei servizi, le prime 72 ore sono quelle in cui sei da solo. Nessuno verrà a salvarti in 10 minuti. Non perché non vogliano, ma perché i soccorsi si concentrano dove c’è il caos vero. Se non sei tra quelli, devi saper cavartela da solo.

Prepararsi non è vivere nella paura, ma darsi un vantaggio.

Acqua: serve, ma portarsela dietro è un’altra storia

Sì, l’UE dice “6 litri a testa per 3 giorni”. E chi evacua, se li carica sulle spalle?

Soluzione reale:

  • In casa: taniche da 5 litri, pronte ma non in mezzo ai piedi.
  • In zaino: 1 litro max + borraccia con filtro (esistono anche a 25 euro e durano anni).
  • In macchina: qualcosa in più, ma senza appesantire.

Ho il garage? Quinto piano senza ascensore disponibile? Cosa fa la differenza? Il principio: pensaci, organizzati prima.

Cibo: non serve fare il bunker, bastano scorte furbe

Non devi mangiare bene. Devi non restare a digiuno.

Scelte furbe:

  • Scatolette già pronte (tonno, fagioli, carne…).
  • Crackers, gallette, barrette, miele.
  • Un fornellino da campeggio (quelli da 20€) + bomboletta.

Dimentica i liofilizzati da survivalista. Compra roba che mangi anche d’inverno, così ruoti le scorte senza buttare nulla.

Energia e luce: qui si gioca la partita

Senza corrente sei cieco, isolato e vulnerabile.

Minimo sindacale:

  • Torcia frontale a LED (meglio delle mani occupate).
  • Powerbank veri, non da fiera (almeno 20.000 mAh).
  • Batterie AA e AAA di scorta.
  • Un caricabatterie solare se vivi dove il sole arriva.

E magari un piccolo inverter da 12V se hai l’auto a disposizione.

Comunicazioni: perché la PoC cambia tutto

Il telefono spesso non prende o è congestionato.

Una PoC Radio configurata per uso familiare o comunitario (in stile PoC Radio Italia) ti dà:

  • Voce immediata e resiliente (Wi-Fi / SIM multioperatore).
  • Possibilità di restare in contatto senza app, login o confusione.
  • Comunicazione anche in apparente assenza totale di rete.

Serve solo prepararla prima. Non è una bacchetta magica, ma se sai usarla può tenerti connesso mentre gli altri impazziscono su WhatsApp oppure il loro smartphone non riesce a collegarsi al gestore predefinito della SIM.

Medicina e documenti: il minimo vitale

Serve un kit pronto, ma non serve portarsi dietro la farmacia.

  • Disinfettante, cerotti, forbicine.
  • Guanti, termometro, analgesici comuni.
  • Copia cartacea dei documenti più importanti + penna e Block Notes.

Se prendi farmaci salvavita, tienine una scorta minima da fare girare ogni mese.

Contanti, chiavi, coperta e cervello acceso

Quando tutto si ferma, il bancomat segue a ruota.

Tieniti sempre 30-50 euro in tasca. Una coperta termica pesa 30 grammi ma può salvare la pelle. Una chiave doppia di casa o macchina può evitare disastri.

Cosa NON è ragionevole: teoria da manuale vs realtà

Alcune “raccomandazioni ufficiali” sembrano scritte da chi non ha mai vissuto un’emergenza vera o non ha mai provato a far stare tutto in uno zaino.

Ecco tre esempi di teoria che funziona solo su carta:

  • 6 litri d’acqua nello zaino. Non esiste. Porti al massimo 1 litro. Il resto deve essere a casa o compensato con filtri.
  • Kit da 40 oggetti perfettamente organizzato. Se hai 2 figli piccoli e devi uscire in fretta, hai tempo per una borsa, non per portarti dietro un magazzino.
  • Lista universale valida per tutti. No: chi ha un neonato, un cane, un anziano fragile o vive al settimo piano senza ascensore ha priorità diverse.

La verità è semplice:
Ogni piano d’emergenza funziona solo se è pensato su misura della tua realtà. I manuali servono come base, ma poi ci vuole buon senso, test pratico e revisione continua.

Ma soprattutto: non farti prendere dal panico. Il vero kit d’emergenza è saper agire con lucidità mentre gli altri non sanno cosa fare.

Allerte – 5 luglio 2025 – 10:26

LPL Nazionale (Italia): 6,5 / 10
Situazione: Rischio elevato sul fronte energetico e infrastrutturale. Confermati blackout intermittenti in Emilia-Romagna e Campania, con impatti anche sulla rete idrica urbana (fonte: Terna, GORI). In forte crescita le lamentele per malfunzionamenti nelle reti mobili, soprattutto TIM e Vodafone (segnalazioni su Downdetector e AGCOM). Le autorità stanno predisponendo piani di emergenza regionali per garantire la continuità dei servizi minimi. Presenza crescente di movimenti spontanei sui social legati al “prepperismo urbano”.

LPL Europeo (UE): 6,9 / 10
Situazione: Continuano le indagini sul cyberattacco bancario che ha coinvolto oltre 80 istituti in Francia, Belgio e Germania. Nuovi dettagli rivelano che sarebbe stata compromessa anche una piattaforma centrale di messaggistica interbancaria (fonte: ENISA, BSI Germania). Aumenta il livello di allerta nei sistemi di difesa cibernetica UE. Intanto, l’Estonia ha chiesto una riunione straordinaria NATO dopo rilevamenti aerei anomali sul Mar Baltico.

LPL Globale: 7,6 / 10
Situazione:
Russia–Artico/Baltico: Confermato un incremento del traffico sottomarino e navale russo nei pressi di Norvegia e Svezia. L’intelligence USA segnala “preparativi logistici anomali” nell’oblast di Murmansk.
Iran–Stretto di Hormuz: Un drone statunitense abbattuto dalle forze iraniane al largo dello Yemen ha riacceso le tensioni. Prezzo del petrolio in ascesa, superata quota 91$ al barile (fonte: Reuters, Al Jazeera).
USA: Allerta elevata sul fronte informativo. Dopo il blackout parziale del 3 luglio che ha coinvolto diversi stati (tra cui Texas e New York), emergono sospetti su una vulnerabilità zero-day sfruttata in catene di fornitura elettrica.

Indicazioni:
L’Italia deve prepararsi a gestire scenari multi-crisi. Blackout, cali di pressione idrica, guasti ai ripetitori e disagi bancari non sono più eventi isolati ma parte di un contesto sistemico in evoluzione.
Allerta anche sulle comunicazioni digitali: valutare strumenti alternativi di contatto per famiglie, comunità e piccole aziende.

Fonte primaria blackout Italia: Terna – bollettino 4 luglio
Fonte cyber UE: ENISA/BSI – 3-4 luglio
Fonte escalation globale: OSINT, Reuters, Al Jazeera, DefenseOne

Allerte – 4 luglio 2025 – 18:26

LPL Nazionale (Italia): 6,4 / 10
Situazione: Il rischio infrastrutturale rimane elevato. Confermati nuovi blackout elettrici intermittenti in Emilia-Romagna e Campania. I picchi di consumo dovuti al caldo estremo mettono sotto pressione la rete nazionale, con Terna che valuta misure straordinarie. Prosegue l’instabilità delle reti mobili nelle grandi città: Milano, Roma e Torino segnalano disservizi continui (fonte: AGCOM). Emergenza calore in 9 capoluoghi, con rischio per popolazione anziana.

LPL Europeo (UE): 6,9 / 10
Situazione: Cresce la tensione sul fronte baltico. La Lituania ha emesso un’allerta “DEFCON 2” regionale per movimenti aerei non identificati al confine con la Bielorussia (fonte: Delfi.lt). Il CERT-EU conferma un’estensione degli attacchi APT con origine sospetta russa anche in Estonia e Repubblica Ceca. L’ENISA ha emesso ieri un bollettino straordinario di “Threat escalation in progress” rivolto agli operatori critici.

LPL Globale: 7,6 / 10
Situazione:
Russia–Nord Europa: Nuove esercitazioni aeree russe nel Circolo Polare Artico, con sorvoli simulati di territori NATO. La Norvegia ha rafforzato le difese radar e aeree a nord di Tromsø.
Mar Cinese Meridionale: Scontri tra navi cinesi e filippine nelle Spratly. Un pattugliatore di Manila ha riportato gravi danni dopo una “collisione deliberata” (fonte: Al Jazeera, 4 luglio).
Cyber: Un blackout informativo di 5 ore ha colpito la rete diplomatica brasiliana dopo un attacco DDoS di ampia portata (fonte: Gov.br).

Indicazioni:
In Italia, l’instabilità energetica si sta consolidando come nuova vulnerabilità sistemica. Nessun piano di emergenza civile è ancora operativo. A livello UE, si teme un’escalation ibrida sul fronte orientale. A livello globale, i teatri caldi si moltiplicano.

Fonte primaria blackout e disservizi Italia: Terna.it, AGCOM
Fonte escalation NATO–Russia: NRK.no, Delfi.lt
Fonte cyber attacchi: ENISA, Gov.br

OSINT

OSINT sta per Open Source Intelligence, ovvero intelligence da fonti aperte.

OSINT è l’attività di raccolta, analisi e utilizzo di informazioni accessibili pubblicamente, da fonti legali e aperte, per produrre conoscenza utile (a fini investigativi, di sicurezza, di analisi geopolitica, commerciale, ecc.).

Le principali fonti OSINT includono:

  • Siti web ufficiali (governi, enti, aziende)
  • Social media (Twitter/X, Facebook, Instagram, TikTok, ecc.)
  • Notizie e media (giornali online, agenzie stampa)
  • Banche dati pubbliche (catasti, registri imprese, brevetti)
  • Forum, blog, marketplace (anche dark web)
  • Immagini satellitari (Google Earth, Sentinel Hub)
  • Documenti pubblici (PDF, report, leaks diffusi)

Esempi pratici:

  • Tracciare i movimenti militari da video su Telegram (Ucraina, Gaza, ecc.)
  • Scoprire proprietà immobiliari di una persona tramite visure catastali
  • Individuare il produttore di una tecnologia da un’immagine (analisi EXIF, reverse image search)
  • Geolocalizzare un luogo da dettagli in foto/video
  • Monitorare crisi e disastri in tempo reale (es. terremoti, guerre, colpi di stato)

Strumenti OSINT usati frequentemente:

  • Maltego, Spiderfoot, Shodan, Recon-ng
  • Google Dorks (ricerche avanzate su Google)
  • WHOIS, DNSdumpster, TheHarvester (per info su domini)
  • Social media search: tools come Twint, IntelTechniques, PimEyes
  • Geolocalizzazione immagini: Suncalc, Google Earth, Yandex Images
  • Metadati e EXIF Viewer

Ambiti di utilizzo:

  • Cybersecurity e pen-testing
  • Giornalismo investigativo
  • Forze dell’ordine / Intelligence
  • Analisi geopolitica e militare
  • Controlli aziendali e reputazionali
  • Preparazione civile ed emergenziale

ATTENZIONE:

OSINT non è hacking: usa solo informazioni pubbliche o ottenibili legalmente. Tuttavia, può essere molto potente e rivelare dettagli critici, motivo per cui è una disciplina chiave in intelligence e controintelligence moderna.