Nokia e NVIDIA portano l’intelligenza artificiale nella stazione radio base

Nokia e NVIDIA hanno avviato una collaborazione strategica destinata a cambiare il modo in cui saranno costruite le reti mobili dei prossimi anni. L’obiettivo non è soltanto aumentare la velocità del 5G ma trasformare la RAN, cioè la rete di accesso radio che collega telefoni e apparati mobili alle celle, in una piattaforma capace di eseguire anche elaborazioni di intelligenza artificiale.

Con l’annuncio dell’ottobre 2025 NVIDIA ha previsto un investimento di 1 miliardo di dollari in Nokia. Al centro dell’accordo si trova il computer per telecomunicazioni NVIDIA ARC Aerial RAN Computer, progettato per reti predisposte al 6G, che Nokia intende integrare nella propria offerta AI-RAN.

Dalla cella radio alla RAN

Quando un telefono cellulare trasmette un messaggio, ascolta una chiamata oppure scarica un filmato, il primo tratto del percorso è radioelettrico. L’antenna della stazione radio base riceve il segnale, lo demodula, corregge gli eventuali errori e lo instrada verso il resto della rete.

Questo insieme di apparati e programmi prende il nome di RAN, Radio Access Network. Finora una buona parte dei compiti più gravosi è stata affidata a circuiti specializzati, costruiti per svolgere in modo rapido e ripetitivo le elaborazioni richieste dagli standard mobili.

La nuova strada indicata da Nokia e NVIDIA è differente. Una parte crescente del lavoro può essere eseguita da piattaforme software e da unità di calcolo molto potenti, come CPU e GPU, capaci di adattarsi a funzioni diverse mediante aggiornamenti del programma. La GPU, nata per la grafica e divenuta essenziale nei data center per l’IA, viene così impiegata anche nel mondo della radio mobile.

Che cosa significa AI-RAN

La sigla AI-RAN può essere letta in due direzioni. Da un lato l’intelligenza artificiale aiuta la rete radio a funzionare meglio. Dall’altro la rete radio diventa essa stessa una sede dove far girare applicazioni di IA vicino all’utente.

Nel primo caso un sistema può analizzare in tempo reale traffico, interferenze, qualità dei segnali e distribuzione degli utenti. Potrà quindi suggerire oppure applicare regolazioni più rapide nella gestione delle risorse radio, nella scelta delle celle, nel controllo dei consumi e nell’individuazione di anomalie.

Nel secondo caso entra in gioco il cosiddetto edge computing. Invece di spedire ogni dato a un grande data center lontano, alcune elaborazioni vengono effettuate in prossimità della rete di accesso. Questo può ridurre il ritardo di risposta, aspetto importante per traduzione vocale istantanea, visione artificiale, robot mobili, realtà aumentata e servizi industriali.

Nokia descrive la propria architettura come un passaggio verso reti mobili native per l’IA, nelle quali il calcolo non è un componente aggiunto all’ultimo momento ma fa parte dell’impianto sin dall’origine. Dell Technologies è indicata come fornitore dei server PowerEdge destinati alla soluzione, mentre T-Mobile US lavora con le due aziende nell’integrazione di queste tecnologie nel proprio percorso di sviluppo 6G.

Una stazione più flessibile

Il vantaggio più interessante di una RAN programmabile è la flessibilità. Un apparato radio tradizionale viene acquistato per una funzione ben precisa e, salvo aggiornamenti limitati, conserva quella struttura per molti anni. Un’infrastruttura basata in misura maggiore sul software può invece ricevere nuove funzioni senza dover sostituire integralmente ogni blocco.

Questo non significa che l’antenna, i filtri, gli amplificatori finali e la sezione a radiofrequenza cessino di essere fondamentali. La fisica resta la stessa. Il segnale deve rispettare larghezza di banda, potenza, maschere spettrali, rapporti segnale-disturbo e limiti imposti dalle normative.

L’innovazione interviene soprattutto nella parte di elaborazione. Qui la macchina può diventare più versatile e far convivere il trattamento dei segnali di rete con applicazioni di IA, purché siano garantiti tempi di risposta certi. Nelle telecomunicazioni, infatti, non basta calcolare bene: occorre calcolare bene entro pochi microsecondi o millisecondi, sempre e senza ritardi casuali.

Dal 5G verso il 6G

Il 6G non è ancora una rete commerciale definita per il grande pubblico. È un insieme di attività di ricerca, prove tecnologiche e decisioni sugli standard futuri. La collaborazione tra Nokia e NVIDIA va letta proprio in questa ottica: preparare apparati che possano accompagnare l’evoluzione del 5G e rendere l’intelligenza artificiale un elemento strutturale della rete successiva.

Non bisogna però immaginare un passaggio istantaneo. Le reti cellulari richiedono frequenze assegnate, siti radio, collegamenti di trasporto, apparati di core network, autorizzazioni e investimenti molto elevati. Tra una dimostrazione in laboratorio e una copertura affidabile su tutto il territorio esiste sempre una lunga fase di sperimentazione.

L’AI-RAN dovrà inoltre dimostrare di offrire vantaggi concreti. Un gestore valuterà consumi elettrici, costi dei server, facilità di manutenzione, compatibilità con gli apparati già installati, sicurezza informatica e affidabilità nelle ore di massimo traffico.

Il punto per i radioappassionati

Per chi segue il radiantismo, l’aspetto più istruttivo è osservare come radiofrequenza, elaborazione digitale e informatica stiano diventando sempre meno separabili. Il ricevitore SDR aveva già mostrato questa direzione: il segnale viene convertito e molte funzioni che un tempo richiedevano circuiti distinti passano al software.

L’AI-RAN porta questa logica su scala molto maggiore. Non riguarda direttamente le trasmissioni in onde corte, le attività VHF-UHF dei radioamatori o la radiodiffusione FM, che continuano ad avere tecniche, bande e regole proprie. Può però accelerare la diffusione di componenti, metodi di sviluppo e conoscenze legate a GPU, SDR, reti definite via software e analisi automatica dello spettro.

Un laboratorio radio moderno potrebbe usare l’intelligenza artificiale per classificare segnali ricevuti, individuare disturbi impulsivi, riconoscere occupazioni anomale di banda oppure ordinare grandi quantità di registrazioni IQ. Naturalmente ogni trasmissione deve sempre rispettare il piano di banda, le autorizzazioni e le condizioni tecniche previste dal servizio radioamatoriale.

Effetti sulla community PoC Radio Italia

Per la nostra community il cambiamento più immediato non sarà nell’uso quotidiano delle radio PoC, che dipendono soprattutto dalla copertura e dalla qualità della rete mobile disponibile. Nel medio periodo, però, reti più intelligenti e meglio dimensionate potrebbero contribuire a rendere più stabile il collegamento dati nei luoghi affollati, in mobilità e nelle situazioni in cui molte utenze chiedono servizio nello stesso momento.

Il vero valore per PoC Radio Italia sarà culturale. Comprendere l’AI-RAN significa capire perché una radio PoC non è soltanto un apparato con SIM ma il terminale di una catena complessa, composta da antenna, cella, elaborazione digitale, rete IP e servizi server. La tecnologia promessa da Nokia e NVIDIA mostra che questa catena diventerà sempre più software-defined, più distribuita e più vicina al mondo dell’intelligenza artificiale.

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IL MONDO RADIOAMATORIALE NON STA “DIFENDENDO LA RADIO”

Quello che sta succedendo nel mondo delle radiocomunicazioni è singolare, il tutto si declina in un ambiente che storicamente è ancora più conservativo della medicina.

La caccia alle streghe contro i nuovi modi di comunicare, la demonizzazione di nuovi strumenti di comunicazione il tutto condito con un’avversità sempre più accesa, dimostrano che per assurdo Il mondo radioamatoriale non sta “difendendo la radio” … sta difendendo un’identità.

Per decenni:

  • radio = hardware
  • radio = spettro
  • radio = autorizzazioni
  • radio = competenza tecnica “dura”

Quel mondo si è costruito sulla scarsità: pochi canali, poche tecnologie, pochi che sapevano davvero usarle. Oggi quella scarsità non esiste più. E qui nasce il cambiamento … la causa regina!

La convergenza non è una minaccia tecnica, è una minaccia simbolica

Quando entrano in gioco: reti IP, PoC, SDR, integrazione radio–cellulare–satellitare, software-defined everything … il problema non è la qualità del mezzo. Il problema è che cade il confine identitario.

“Se tutti possono comunicare, cosa mi rende speciale?”

Questa è la domanda non detta.

Stesso schema della medicina

Prima: pochi apparati, pochi protocolli, verità stabili (“questa è radio, il resto no”)

Ora: sperimentazione continua, ibridazione, soluzioni che funzionano meglio pur non essendo ‘pure’.

Esattamente come: vitamina D, colesterolo, dieta … non è più “bianco o nero”.

La resistenza nasce dal fatto che il processo è visibile

Prima le evoluzioni avvenivano nei laboratori, nei comitati, negli standard chiusi, ora le vedi nascere in community, le vedi testare sul campo, le vedi funzionare prima di essere “benedette”. Questo rompe la gerarchia.

“Non è vera radio”

È una frase che segnala la paura di perdita di controllo e difficoltà ad accettare che il mezzo non definisce più il valore. La radio non è la banda, non è l’antenna, non è il protocollo. La radio è trasferimento affidabile di informazione in condizioni imperfette. Il resto è implementazione.

Il punto che dà più fastidio

Le nuove modalità funzionano, sono resilienti, sono accessibili, risolvono problemi reali … e soprattutto non chiedono permesso alla tradizione. Questo manda in crisi chi ha passato anni a memorizzare norme, difendere rituali, presidiare confini artificiali.

Il radioamatore classico non è “sbagliato”

Ma è fuori fase se rifiuta l’ibridazione, rifiuta il software, rifiuta l’integrazione con reti commerciali, rifiuta l’idea che la sperimentazione oggi sia distribuita. La radio sperimentale non è morta … si è spostata … si è evoluta è più accessibile è a portata di tutti senza burocrazia o etichette.

Dove si sperimenta davvero oggi

Non nel “si è sempre fatto così”, ma nel “funziona quando serve” … quindi integrazione radio + IP, fallback automatici, QoS adattivo, mesh ibride, interoperabilità reale, comunicazioni vocali semplici ma robuste.

Perché questo crea attrito generazionale

Perché i nuovi operatori non hanno il mito della scarsità, non cercano approvazione istituzionale, non distinguono tra “radio” e “rete”, cercano risultato, non purezza. Esattamente come nella medicina moderna … il protocollo serve al paziente, non alla tradizione.

La morale?

Il mondo radioamatoriale sta vivendo la stessa crisi epistemologica di altri settori: fine delle verità uniche, fine dei confini rigidi, fine dell’autorità per anzianità, inizio della valutazione per efficacia. Chi resiste è semplicemente ancorato a un modello che non è più centrale. La radio non sta morendo. Sta diventando più grande … sta vivendo/subendo il processo di convergenza sociale che ha travolto e rimesso in discussione i fondamenti e modelli che per decenni sono stati paradigmi indiscutibili.

E come sempre succede chi sperimenta viene visto come eretico, poi come eccentrico, poi come normale, poi come ovvio. Siamo solo nel momento più rumoroso della transizione.