LA POC NON È FARE RADIO

Veniamo bombardati continuamente fino alla nausea dalla solita obiezione: LA POC NON È FARE RADIO! Proviamo a costruire il ragionamento in modo lucido, non offensivo e psicologicamente solido, così sta in piedi anche davanti a uno psicologo vero. Se una persona dicesse: “Se non ho una radio fisica in mano, non sto facendo radio”, un psicologo non parlerebbe di tecnica, ma di relazione con l’oggetto.

L’inquadramento probabile sarebbe questo: Non è un ragionamento funzionale, ma identitario.
La persona non definisce l’attività (“comunicare”, “sperimentare”, “mettere in collegamento”), ma si definisce attraverso l’oggetto. Senza quell’oggetto, sente che l’identità viene meno. Dal punto di vista psicologico, qui emergono tre elementi chiave che analizziamo di seguito …

Primo: feticizzazione dello strumento
Lo strumento smette di essere un mezzo e diventa un fine. Non “uso la radio per comunicare”, ma “sono qualcuno solo se possiedo quella radio”. È un classico spostamento di significato: il valore simbolico supera quello funzionale.

Secondo: pensiero rigido e difensivo
Dire “quella non è radio” serve a proteggere un’identità minacciata. Quando compare una tecnologia nuova (PoC), non viene valutata per ciò che permette di fare, ma rifiutata perché rompe uno schema mentale consolidato. È una reazione tipica di quando un cambiamento mette in crisi anni di auto-definizione.

Terzo: dipendenza identitaria dall’oggetto
Se togli l’oggetto, togli il senso di sé. Questo è il punto più delicato, cioè l’attività non vive più nella competenza, nella sperimentazione o nella relazione con gli altri, ma nel possesso. Psicologicamente, è una forma di attaccamento disfunzionale.

La frase chiave che riassume tutto

L’attaccamento diventa disfunzionale quando lo strumento serve più a proteggere l’identità che a raggiungere uno scopo.

Ed è esattamente questo il nodo del dibattito PoC.

Uno psicologo non direbbe “sei matto”, ma direbbe che la persona ha spostato il significato dell’attività dal fare all’avere. E qui arriva il punto chiave del nostro ragionamento, cioè che la PoC non mette in crisi la radio. Mette in crisi chi ha bisogno dell’oggetto per sentirsi radioamatore. Chi ha un’identità solida si chiederebbe … “Questo strumento mi serve? Sì o no. Se sì, lo uso.” Chi ha un’identità fragile direbbe “Se non è quello che conosco, allora non vale … non è fare radio.”

Questo non è un problema tecnico. È un problema psicologico di adattamento, identità e controllo. Ed è per questo che il dibattito non si risolve mai parlando di MHz, protocolli o hardware. Perché il conflitto non è sulla radio ma su … chi sei, quando la radio non ce l’hai in mano?

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IL MONDO RADIOAMATORIALE NON STA “DIFENDENDO LA RADIO”

Quello che sta succedendo nel mondo delle radiocomunicazioni è singolare, il tutto si declina in un ambiente che storicamente è ancora più conservativo della medicina.

La caccia alle streghe contro i nuovi modi di comunicare, la demonizzazione di nuovi strumenti di comunicazione il tutto condito con un’avversità sempre più accesa, dimostrano che per assurdo Il mondo radioamatoriale non sta “difendendo la radio” … sta difendendo un’identità.

Per decenni:

  • radio = hardware
  • radio = spettro
  • radio = autorizzazioni
  • radio = competenza tecnica “dura”

Quel mondo si è costruito sulla scarsità: pochi canali, poche tecnologie, pochi che sapevano davvero usarle. Oggi quella scarsità non esiste più. E qui nasce il cambiamento … la causa regina!

La convergenza non è una minaccia tecnica, è una minaccia simbolica

Quando entrano in gioco: reti IP, PoC, SDR, integrazione radio–cellulare–satellitare, software-defined everything … il problema non è la qualità del mezzo. Il problema è che cade il confine identitario.

“Se tutti possono comunicare, cosa mi rende speciale?”

Questa è la domanda non detta.

Stesso schema della medicina

Prima: pochi apparati, pochi protocolli, verità stabili (“questa è radio, il resto no”)

Ora: sperimentazione continua, ibridazione, soluzioni che funzionano meglio pur non essendo ‘pure’.

Esattamente come: vitamina D, colesterolo, dieta … non è più “bianco o nero”.

La resistenza nasce dal fatto che il processo è visibile

Prima le evoluzioni avvenivano nei laboratori, nei comitati, negli standard chiusi, ora le vedi nascere in community, le vedi testare sul campo, le vedi funzionare prima di essere “benedette”. Questo rompe la gerarchia.

“Non è vera radio”

È una frase che segnala la paura di perdita di controllo e difficoltà ad accettare che il mezzo non definisce più il valore. La radio non è la banda, non è l’antenna, non è il protocollo. La radio è trasferimento affidabile di informazione in condizioni imperfette. Il resto è implementazione.

Il punto che dà più fastidio

Le nuove modalità funzionano, sono resilienti, sono accessibili, risolvono problemi reali … e soprattutto non chiedono permesso alla tradizione. Questo manda in crisi chi ha passato anni a memorizzare norme, difendere rituali, presidiare confini artificiali.

Il radioamatore classico non è “sbagliato”

Ma è fuori fase se rifiuta l’ibridazione, rifiuta il software, rifiuta l’integrazione con reti commerciali, rifiuta l’idea che la sperimentazione oggi sia distribuita. La radio sperimentale non è morta … si è spostata … si è evoluta è più accessibile è a portata di tutti senza burocrazia o etichette.

Dove si sperimenta davvero oggi

Non nel “si è sempre fatto così”, ma nel “funziona quando serve” … quindi integrazione radio + IP, fallback automatici, QoS adattivo, mesh ibride, interoperabilità reale, comunicazioni vocali semplici ma robuste.

Perché questo crea attrito generazionale

Perché i nuovi operatori non hanno il mito della scarsità, non cercano approvazione istituzionale, non distinguono tra “radio” e “rete”, cercano risultato, non purezza. Esattamente come nella medicina moderna … il protocollo serve al paziente, non alla tradizione.

La morale?

Il mondo radioamatoriale sta vivendo la stessa crisi epistemologica di altri settori: fine delle verità uniche, fine dei confini rigidi, fine dell’autorità per anzianità, inizio della valutazione per efficacia. Chi resiste è semplicemente ancorato a un modello che non è più centrale. La radio non sta morendo. Sta diventando più grande … sta vivendo/subendo il processo di convergenza sociale che ha travolto e rimesso in discussione i fondamenti e modelli che per decenni sono stati paradigmi indiscutibili.

E come sempre succede chi sperimenta viene visto come eretico, poi come eccentrico, poi come normale, poi come ovvio. Siamo solo nel momento più rumoroso della transizione.

Quando una passione viene calpestata: la storia di Luca e il diritto di fare radio

C’è un momento, nella vita di ogni radioamatore, in cui il segnale si fa debole. Non per colpa dell’antenna. Ma per colpa di chi, quella passione, non la capisce.

È quello che è successo al nostro amico Luca, che ha voluto condividere nel canale Telegram PoC Radio Italia un episodio che ci ha colpito profondamente. Un episodio che merita visibilità, ascolto e rispetto. Perché non parla solo di onde radio. Parla di libertà personale. Di dignità. Di identità.

Una porta chiusa, una voce spenta

Luca, radioamatore da oltre quarant’anni, si è sentito dire che non può più montare le sue antenne. Né sul tetto. Né sul balcone. Né in qualsiasi altra parte della casa. Il padrone di casa – con toni sbrigativi – ha invocato il “decoro” e l’estetica. E gli ha perfino rinfacciato di non aver dichiarato prima, nel contratto d’affitto, l’intenzione di montare delle antenne.

Luca non ha alzato la voce. Non ha cercato lo scontro. Per quieto vivere, ha deciso di desistere. Ma ha scritto, con amarezza:

“Adesso posso dire addio alla mia passione. La Radio.”

Parole che lasciano il segno. Parole che, in silenzio, raccontano un dolore vero.

PoC Radio Italia è con te, Luca

Noi non siamo qui solo per parlare di dispositivi, frequenze, server e piattaforme. Siamo qui per dare voce. E per ascoltare.
Luca, la tua voce non solo l’abbiamo ascoltata. La sentiamo nostra.

Perché quello che ti è accaduto, purtroppo, potrebbe accadere a chiunque viva in affitto o in un condominio dove la parola “radio” è ancora associata a una vecchia TV con l’antenna sul tetto.

Ma non può finire così.

Una sfida può diventare una rinascita

Da sempre, i veri radioamatori hanno trovato soluzioni dove altri vedevano solo ostacoli.
Antenne “invisibili”, camuffate nei pluviali, nascoste nelle ringhiere, integrate nei mobili da balcone.
A volte, proprio le restrizioni hanno dato vita alle soluzioni più brillanti.

Questa non è una sconfitta. È un banco di prova. È l’occasione di fare radio in modo diverso. Con più ingegno. Più tecnica. Più stile.

Non devi dire addio alla tua passione, Luca.
Devi solo darle una nuova forma.
Una forma che nessuno potrà più vietarti.

Siamo una comunità. E ci siamo davvero.

PoC Radio Italia nasce da una convinzione semplice: la comunicazione è un diritto, non un favore. E anche se ci occupiamo principalmente di tecnologie PoC, non dimentichiamo mai le radici profonde della radio. Quella vera. Quella fatta di persone, voci, antenne, passioni.

A te, Luca, e a tutti quelli che si sentono zittiti o scoraggiati, vogliamo dire:
non siete soli. Non lo sarete mai.

Qui trovate uno spazio per parlare, per condividere, per reinventare.
Per continuare a trasmettere. Anche quando sembra impossibile.

La PoC spiegata ai radioamatori: oltre il DMR, senza tradire lo spirito della radio

Introduzione: un ponte tra due mondi

Se sei un radioamatore, non hai bisogno che qualcuno ti spieghi cos’è la magia del PTT. Quel clic. Quel silenzio prima della voce. Quell’adrenalina quando si apre un collegamento inaspettato.

Ma oggi, nel 2025, esiste un’altra dimensione della radio che non passa per le onde VHF o UHF. Un’evoluzione, non una sostituzione. Un’opportunità, non una minaccia. Si chiama PoC – Push-to-Talk over Cellular.

E no, non è Zello. Non è una app per ragazzini. È qualcosa che, se guardata con occhi da radioamatore, parla il tuo stesso linguaggio. Solo su un’altra frequenza.

La tecnologia PoC: cos’è davvero?

La PoC è un sistema che sfrutta la rete dati (Wi-Fi, 4G, 5G) per trasmettere voce, messaggi e posizione in modo istantaneo, attraverso dispositivi che sembrano radio… e si usano come radio.

Ma anziché usare ponti radio fisici, usa server cloud. Anziché occupare frequenze, sfrutta l’infrastruttura dati. Il risultato? Copertura globale, gestione intelligente dei gruppi, audio sempre pulito, e interfacce moderne.

E sai qual è la cosa interessante? Molti concetti PoC sono gemelli di quelli DMR.

Psicologia del radioamatore: perché ti sembrerà familiare

Chi fa radio, lo fa per passione, curiosità, desiderio di scoprire. E soprattutto, per comunicare in modo libero, creativo, personale.

Ecco perché tanti radioamatori sono passati al DMR: perché rivedevano in quel mondo digitale un’evoluzione naturale dell’analogico. Talkgroup, ID univoci, slot temporali, ponti ripetitori digitali…

La PoC non è in contrapposizione a questo, ma è semplicemente un ulteriore livello. Invece del ponte ripetitore fisico, c’è il server. Invece dell’ID DMR, c’è il tuo profilo PoC. Ma la logica è la stessa. E per molti versi è persino più flessibile.

“Sì, ma non è vera radio!” – Il blocco mentale più diffuso

Qui serve onestà. Tanti radioamatori snobbano la PoC con un riflesso automatico: “Non c’è RF, non è radio.”
Ma la domanda non è “è radio?”, bensì: “mi dà lo stesso valore?”

  • Posso comunicare con un gruppo in mezzo secondo? Sì.
  • Posso farlo anche in emergenza, con fallback su Wi-Fi o rete backup? Sì.
  • Posso avere terminali rugged, con PTT fisico, auricolari, accessori? Sì.
  • Posso parlare con chiunque, ovunque? Sì.

È vero: non moduli un segnale a 145 MHz. Ma stai usando un linguaggio che nasce dalla radio. Solo che si evolve. Come ha fatto la fonia. Come ha fatto il packet. Come hai fatto tu quando sei passato dal bibanda analogico al DMR.

Vantaggi reali che un radioamatore può comprendere

Ecco cosa apprezzerai subito, se vieni dal mondo della radio tradizionale:

AspettoDMRPoC
CoperturaLimitata al ponteIllimitata (dove c’è rete)
InfrastrutturaRipetitori fisiciServer cloud
Gestione gruppiTalkgroupCanali PoC
ApparatiRadio DMRTerminali PoC con PTT
Costo inizialeAlto (radio + ponte)Basso (device e server già pronti)

E in più: niente SWR, niente QRM, niente autorizzazioni RF. Tutta la gestione passa da una piattaforma intelligente che puoi configurare in 5 minuti.

Ma allora… perché un radioamatore dovrebbe provare la PoC?

Non per sostituire la radio.
Non per abbandonare il radiantismo.
Ma per espandere il proprio orizzonte.

Immagina: il tuo gruppo DMR ha problemi di copertura. Con la PoC puoi crearne uno parallelo, identico, che funziona sempre, in città come in montagna.
Oppure: vuoi coinvolgere amici che non sono radioamatori, ma vogliono comunicare come in radio. La PoC è perfetta per loro.
O ancora: vuoi integrare il tuo sistema DMR con una fallback PoC per backup o sicurezza. È già possibile.

La PoC non è un gioco. È un ponte tra il mondo radiantistico e il futuro della comunicazione mobile.

Conclusione: il radioamatore del futuro è aperto, non nostalgico

Se sei un vero radioamatore, sai che la curiosità è l’anima della radio.
Che ogni nuova tecnologia è uno spunto, non una minaccia.
Che ciò che conta non è solo come trasmetti… ma cosa trasmetti, con chi, e perché.

Per questo ti invitiamo a provare la PoC. Senza pregiudizi. Con lo spirito di sempre.
Perché i veri radiantisti, quelli che hanno acceso la passione anche nei momenti più duri, sono gli stessi che oggi accenderanno la voce anche sulla rete.

Provala. Non ti stai tradendo. Ti stai evolvendo.

UNA RISPOSTA CONCRETA ALLA FRAMMENTAZIONE DIGITALE

PoC Radio Italia si colloca in modo strategico e innovativo nel contesto attuale della frammentazione tra protocolli radio digitali (DMR, C4FM, D-STAR ecc.), rappresentando una risposta concreta a tre problemi chiave che affliggono oggi il mondo radioamatoriale:

Supera la frammentazione dei protocolli

Mentre i protocolli digitali classici sono mutuamente incompatibili e creano “isole” tecnologiche, PoC Radio Italia unifica gli utenti su una piattaforma unica accessibile da:

  • Radio PoC dedicate
  • Smartphone
  • PC
  • Tablet

Questo azzera le barriere tecnologiche: chiunque può entrare in comunicazione, indipendentemente dal dispositivo.

Restituisce centralità all’utente, non al mezzo

Nel mondo radioamatoriale tradizionale, la tecnologia domina: servono conoscenze tecniche, configurazioni complesse e apparati costosi.
PoC Radio Italia inverte la logica: il focus torna sulla comunicazione, sulla relazione, sull’accessibilità.

Basta scaricare un’app o accendere un terminale configurato e sei subito operativo, senza ostacoli tecnici.

Favorisce il dialogo, non il silenzio

Molti ponti classici sono ormai desolatamente muti, popolati solo da beacon automatici o da brevi “test audio”.

PoC Radio Italia, invece:

  • promuove un approccio sociale e collaborativo
  • punta a gruppi tematici, progetti, canali dinamici
  • stimola l’interazione reale, non solo il traffico tecnico

PoC Radio Italia non vuole sostituire i protocolli classici come DMR o C4FM, ma offre una via parallela, più umana e accessibile, soprattutto a chi:

  • è stanco della complessità tecnica
  • cerca persone, non apparati
  • vuole una comunità attiva, non solo una rete radio

PoC Radio Italia: una risposta concreta alla frammentazione digitale

Nel caos attuale dei protocolli digitali radioamatoriali – tra DMR, C4FM, D-STAR e sistemi sempre più chiusi e complessi – PoC Radio Italia si propone come una piattaforma semplice, accessibile e unificante.
Qui la tecnologia torna a essere uno strumento, non un ostacolo: chiunque, con uno smartphone, una radio PoC o un computer, può entrare subito in contatto con altri utenti, senza preoccuparsi di ID, codeplug, compatibilità o standard proprietari.

PoC Radio Italia restituisce centralità al dialogo e alla relazione, superando la frammentazione tecnica e favorendo una comunicazione più umana, diretta e inclusiva. È una rete fatta di persone, non solo di apparati.

In un mondo dove la radio rischia di diventare silenziosa, PoC Radio Italia accende nuove conversazioni.

Giovani amici sorridenti riuniti in un pub con birre e radio PoC, simbolo di convivialità e passione per la comunicazione

PoC Radio Italia e La Citizen Band del Futuro

Negli anni ‘70 e ‘80 la Citizen Band (CB) ha rappresentato molto più di un semplice mezzo di comunicazione. Era una comunità, un luogo virtuale dove appassionati, amici e sconosciuti si incontravano nell’etere per chiacchierare, scambiarsi informazioni, aiutarsi nei momenti di difficoltà e stringere amicizie che, spesso, duravano una vita intera. Non era solo tecnologia: era solidarietà, condivisione e puro divertimento.

Oggi, in un mondo iperconnesso dominato dai social network e dalla messaggistica istantanea, quel senso di appartenenza sembra essersi diluito. Come PoC Radio Italia, abbiamo un sogno: riportare in vita quello spirito pionieristico, ricreando in chiave moderna una nuova Citizen Band. Le tecnologie cambiano, ma i valori che ci spingono a comunicare restano gli stessi.

La Nuova CB: Tra Innovazione e Tradizione

Le bande radioamatoriali e i sistemi di comunicazione digitale offrono oggi strumenti più avanzati rispetto al passato. DMR, PoC, sistemi basati su rete IP: la voce viaggia con qualità cristallina, i limiti di distanza si annullano, eppure il concetto rimane lo stesso. Non è il mezzo che conta, ma le persone che lo usano.

Vogliamo ricreare quello spirito di aggregazione, quella voglia di socializzare che ha reso la CB un fenomeno sociale senza precedenti. Per noi, la radio non è solo un hobby, ma un ponte tra le persone, un’opportunità per fare nuove amicizie, per sentirsi parte di qualcosa di più grande.

Solidarietà e Amicizia, Valori Senza Tempo

Quante volte, negli anni d’oro della CB, un camionista bloccato in autostrada trovava aiuto grazie a una voce amica dall’altra parte dell’etere? Quante volte un semplice saluto si trasformava in un’amicizia duratura? Oggi, anche se le frequenze sono cambiate, lo spirito di solidarietà è rimasto intatto. PoC Radio Italia, vuole contribuire a ricreare quello stesso legame di reciproco supporto, anche nell’era digitale.

Mettiamo a disposizione la nostra piattaforma affinché chiunque possa sentirsi parte di una comunità, sapere che, in qualsiasi momento, c’è sempre qualcuno in ascolto, pronto a rispondere e a condividere un momento di compagnia o una mano tesa nel momento del bisogno.

Unisciti a Noi!

Se anche tu senti la nostalgia di quei tempi o semplicemente vuoi far parte di qualcosa di speciale, hai ora una buona opportunità per farlo. Non importa se sei un veterano della CB o un neofita del mondo delle comunicazioni radio: quello che conta è la voglia di condividere, di fare squadra, di tenere vivo lo spirito della radio come mezzo di aggregazione.

Il futuro della Citizen Band 2.0 è qui, e noi siamo pronti a costruirlo insieme, con passione, amicizia e la voglia di comunicare senza barriere.

PoC Radio Italia – La tua voce, la tua comunità.

Ok, voglio iniziare! Cosa mi serve?